Come leggere le etichette sui cibi

Eppur si muove: guardando l’ultimo aggiornamento diffuso dal sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità si scopre che c’è qualche buona notizia sul fronte dell’obesità infantile nel nostro Paese, con una riduzione del 13 per cento del tasso di bambini obesi e in sovrappeso.

In Italia c’è un problema con l’obesità infantile

La strada è ancora lunga, e per vari motivi: l’Italia è ancora agli ultimi posti delle classifiche mondiali nonostante i progressi di questa indagine 2017; le differenze territoriali sono ancora molto forti, col Sud che è decisamente meno attento alla bilancia; infine, è necessario un ulteriore cambio di passo dei genitori, perché lo studio sottolinea che quattro madri su dieci di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma.

L’educazione alimentare comincia con l’etichetta dei cibi confezionati

E allora, uno dei possibili strumenti a disposizione di questa nuova educazione alimentare può essere l’etichetta degli alimenti confezionati, che bisogna imparare a leggere in maniera sempre più attenta e specifica, superando alcuni preconcetti come il concentrarsi in maniera prioritaria sulla quantità di calorie contenute nel prodotto. Ecco allora alcuni consigli sul come leggere le etichette sui cibi, per capire al meglio cosa stiamo mangiando.

Imparare a leggere le etichette nutrizionali

In linea generale, l’etichetta nutrizionale rappresenta una sintetica carta di identità dell’alimento e degli ingredienti che lo compongono, ovviamente con informazioni incomplete o comunque non del tutto esaustive rispetto a quello che servirebbe. La prima cosa utile da sapere è che gli ingredienti sono riportati in ordine quantitativamente decrescente: pertanto, se il primo elemento della lista è lo zucchero significa che in quell’alimento le calorie derivano in modo maggioritario da questo fattore.

Capire il contenuto di zuccheri

A proposito di zucchero, però, bisogna anche fare attenzione ai suoi “simili”: molti prodotti possono contenere quantità di dolcificanti diversi, come destrosio, succo d’uva, sciroppo di glucosio o fruttosio o miele, che aggiunti allo zucchero puro rendono eccessiva la quota presente. In questo senso, i nutrizionisti spiegano che prodotti del genere andrebbero evitati per seguire una corretta alimentazione, perché apportano calorie con poco senso di sazietà (ovvero, si mangia ma non ci si sazia).

Il focus sui grassi contenuti nei cibi

Stesso discorso per i prodotti che hanno come primo ingrediente i grassi: i consigli degli esperti, in questo caso, possono servire a leggere bene l’etichetta nutrizionale, concentrandosi su alcuni dettagli importanti. Innanzitutto, è preferibile rivolgere la propria attenzione (e il proprio palato) su grassi monoinsaturi e polinsaturi, mentre per quanto riguarda la questione olio una possibile “classifica” di qualità vede al primo posto l’olio extravergine di oliva rispetto alla margarina vegetale, all’olio di colza o all’ormai demonizzato olio di palma. In realtà, anche il burro non è da considerare “nocivo” (anche per la dieta), soprattutto se proviene da allevamenti non intensivi, biologici e alimentati a fieno, mentre l’olio di semi di girasole sarebbe da preferire solo se c’è certezza che sia biologico e spremuto a freddo.

Le indicazioni da seguire per un’alimentazione salutare

Tornando alla lettura dell’etichetta dei cibi, in genere ci concentriamo in maniera prioritaria sul dato dell’apporto calorico: eppure, per essere in forma e in salute non basta solo limitare le calorie, quanto piuttosto seguire una dieta ben equilibrata. I nutrizionisti infatti spiegano che gli ingredienti complessivi sono più importanti rispetto alle singole calorie: se queste ultime derivano solo da alimenti ricchi di zuccheri o di grassi hanno un apporto completamente all’organismo sia in termini di risposta ormonale che di senso di sazietà rispetto a cibi che invece prevedono la presenza di entrambi gli ingredienti in modo più equilibrato. Per questo, per un’alimentazione corretta sarebbe preferibile acquistare alimenti che riportino come primo ingrediente i carboidrati complessi, ancor meglio se con farina integrale di tipo 2 o semola di grano duro, mentre invece la crusca può risultare irritante per l’intestino.

Cosa c’è sulle etichette degli alimenti

Un altro elemento che viene sempre più spesso riportato sull’etichetta degli alimenti è la cosiddetta RDA, ovvero la dose raccomandata giornaliera di nutrienti che una persona in buona salute dovrebbe assumere per soddisfare il suo fabbisogno giornaliero, con i valori raccomandati dalle direttive Ue e dal Ministero della Salute della Repubblica Italiana. Ovviamente presenti anche i dati più “tecnici”, come le informazioni sul peso netto del contenuto espresso in grammi, la data di scadenza del prodotto, l’eventuale presenza di allergeni (anche derivanti dalla fase di lavorazione e produzione) e i consigli sulla più idonea modalità di conservazione per evitare qualsiasi tipo di deterioramento dell’alimento.

Come riconoscere i prodotti biologici

Inoltre, come regolamentato sia in chiave comunitaria che nazionale, se gli alimenti sono realmente provenienti da agricoltura biologica devono riportare sulla confezione lo specifico marchio europeo di agricoltura biologica e il logo dell’Organismo di controllo autorizzato dal Mi.P.A.A.F, che serve anche a indicare al consumatore se il prodotto biologico che si sta acquistando è di produzione italiana, europea, non europea o infine mista.

Le sigle degli additivi alimentari in etichetta

Ci sono poi altre sigle e indicazioni che possono apparire difficili da leggere, nella lista degli ingredienti di un prodotto confezionato; ci riferiamo, in modo particolare, a quell’elenco di additivi alimentari che appaiono subito dopo gli elementi più “naturali”. È bene sapere che coloranti, conservanti, edulcoranti, aromi utilizzati nell’industria alimentare sono in genere contraddistinti dalla sigla E– seguita da un numero: ad esempio, nella categoria da E100 a E199 sono compresi i coloranti; da E200 a E299 i conservanti, da E300 a E399 antiossidanti e correttori di acidità; ancora, con le sigle da E400 a E499 si identificano addensanti, stabilizzanti e emulsionanti, con E500-E599 i correttori di acidità e antiagglomeranti mentre, infine, nelle classi da E600 a E699 ricadono gli esaltatori di sapidità.

I consigli finali

Questo elenco è utile perché non tutti gli additivi sono da evitare, ed è quindi importante riconoscere la categoria di appartenenza di quel codice riportato sull’etichetta; ad esempio, i conservanti sono spesso indispensabili per garantire la non deperibilità del prodotto, e tra questi l’acido ascorbico sarebbe da preferire rispetto ad acido benzoico, propionico, nitriti, nitrati e solfiti, che possono essere fattore di allergia. Detto questo, quando la lista di codici e sigle è troppo lunga si può pensare (con giusta accortezza) che la qualità dell’alimento non sia esattamente delle migliori: dunque, se ci troviamo di fronte a un’etichetta ricca di additivi (e soprattutto coloranti ed emulsionanti) forse è consigliabile guardare sullo scaffale accanto se ce n’è un altro con meno ingredienti non naturali.