Cena al ristorante, ecco le regole di Gordon Ramsay

Si scrive ristorante, si legge “allarme”? Non sempre mangiare fuori si rivela l’esperienza positiva che una persona (più generalmente una coppia) può sognare: per quante recensioni e consigli si possano leggere e ricevere, e per quante attenzioni porre nella scelta del luogo giusto, infatti, può sempre capitare un imprevisto che può rovinare l’atmosfera, come un tavolo in posizione sfavorevole o troppo piccolo, un conto particolarmente salato o portate non all’altezza delle aspettative.

Le regole d’oro di Gordon Ramsay al ristorante

Per fortuna, questo non succede sempre, ma soprattutto è uno scenario nero che si può evitare mettendo in atto una serie di regole: non si tratta di consigli che arrivano dall’uomo qualunque, ma da un vero esperto della materia “ristorazione”. È stato infatti Gordon Ramsay, pluripremiato chef e arcinoto protagonista di infiniti show televisivi a tema cucina e gastronomia, a raccontare al Daily Mail quali sono le sue regole d’oro (golden rules) per evitare brutte sorprese al ristorante.

I consigli di Ramsay

Ramsay, che è uno degli chef di maggior rilievo a livello internazionale, premiato nella sua carriera con quindici stelle Michelin (ma ora al suo attivo ne ha 14) e una lunga serie di ristoranti aperti in tutto il mondo, ha voluto offrire ai potenziali clienti dei locali pubblici un po’ di spunti e di suggerimenti (molto) pratici, svestendo sia i panni dell’imprenditore che quelli del terribile giudice di Hell’s Kitchen e del Masterchef americano per diventare una sorta di “consulente” amichevole per gli appassionati della buona cucina.

Ramsay

Come evitare brutte sorprese

Le regole di Gordon Ramsay sono in realtà un misto di buon senso pratico ed esperienza diretta, perché rappresentano delle “dritte” molto semplici, come fare attenzione al menu del ristorante per evitare “fregature” o mercanteggiare sul prezzo del vino (uno dei cavalli di battaglia dello chef di origine scozzese), fino a suggerimenti per prenotare un tavolo confortevole (e magari non posizionato accanto al bagno!).

Prima regola: in ristorante meglio a pranzo che a cena

Il primo consiglio è di non uscire soltanto per la cena, ma di scegliere un ristorante a pranzo: questa è considerata da Ramsay una regola base soprattutto quando ci si orienta in locali che offrono menu a prezzo fisso di buon livello o “light lunch” a costi comunque convenienti. Ma, e qui entra in gioco l’esperienza del personaggio, si rivela anche un metodo infallibile per gustare i piatti degli chef stellati senza essere costretti ad abbinare accanto una costosa bottiglia di vino. Insomma, a pranzo tutto si consuma meglio, a costi inferiori e con meno “austerità”.

Uno spuntino prima del pasto

Inoltre, per evitare di lanciarsi con troppa “foga” sulle portate sarebbe meglio mangiare qualcosa prima di uscire, facendo uno spuntino leggero un’ora prima della prenotazione: così facendo, si eviterà anche di esagerare con gli antipasti o con gli sfizi collaterali come pane e grissini, rovinando l’appetito per i piatti principali. E poi, come dice anche Carlo Cracco (altro chef e giudice tv), non si può giudicare al meglio la qualità di un piatto quando si è “accecati” dalla fame.

I consigli per prenotare meglio

Sempre in fase preventiva, poi, ci sono altre piccole strategie da mettere in pratica, come preferire una prenotazione telefonica a quella online, così da poter sfruttare eventuali cancellazioni dell’ultimo minuto. Proprio al momento della prenotazione, poi, si può usare un trucchetto per evitare di finire posizionati male nella sala e di ritrovarsi “confinati in un angolo del ristorante come un fermaporta”: secondo Gordon Ramsay, basta prenotare “per una persona in più. Quindi, se avete in programma una romantica cena per due, prenotate almeno per tre, così vi daranno un tavolo più grande e non uno minuscolo e starete più comodi”.

Per Ramsay bisogna lamentarsi al momento giusto

Al momento dell’arrivo al ristorante, poi, bisogna tirar fuori la grinta: se c’è qualcosa che non ci convince, meglio dirlo subito. Presentare le proprie rimostranze al momento opportuno, infatti, che sia per un tavolo che traballa o per un vino di scarsa qualità, significa consentire al ristoratore di correggere eventualmente il tiro e di rimediare, magari con un dolce gratis o un piccolo sconto, che lo metteranno al riparo da una cattiva recensione sui siti come Tripadvisor (che sarebbe una nota davvero stonata). Gordon Ramsay, poi, suggerisce anche di fare una capatina ai bagni del locale per studiarne il livello di igiene, perché anche i WC sono una cartina al tornasole del livello di attenzione e cura generale del ristorante in cui si sta per passare del tempo e mangiare.

Ramsay al ristorante

Saper leggere il menu

Occhio anche al menu, come accennavamo prima, in particolare quando sono inseriti i piatti del giorno: se in questa sezione sono indicati molte portate, infatti, è meglio starne alla larga, perché “se ci sono dieci piatti del giorno, allora non ce ne sono”, visto che per definizione il “piatto del giorno” è quello che si consuma nel corso del servizio. Diffidare anche dalle aggettivazioni che esaltano i piatti: quando sul menu si leggono termini troppo celebrativi si rischia di cadere in trappola; come dice Ramsay, è un “trucchetto usato dagli chef per far credere ai clienti che la loro cucina è stata controllata da qualcuno di importante”, senza però alcun riscontro reale. Anzi, “molto spesso tutti quei superlativi sono solo una trappola per turisti e chi ci casca è davvero un idiota”, dice lo chef con la consueta grinta (e lo scarso tatto che lo contraddistingue).

I consigli di Gordon Ramsay per il vino

L’ultima regola d’oro di Gordon Ramsay riguarda il vino, e si può dividere in due parti: innanzitutto, per la scelta della bottiglia giusta è bene affidarsi (e fidarsi) dei consigli di chi è esperto, e dunque del sommelier. Secondo l’ideatore di Hell’s Kitchen, spesso i clienti hanno “paura di parlare col sommelier perché convinti che tenterà di fregarci”, ma in realtà basta esporre per bene le proprie esigenze e richieste e, soprattutto, definire un tetto massimo di spesa per la bottiglia di vino, che secondo lo chef scozzese deve “essere sempre sotto i 30 dollari”. C’è poi un altro trucchetto segreto che si può usare per non “farsi spennare”, ovvero richiedere la “bin end list“, vale a dire l’elenco delle bottiglie di vino finite nelle “retrovie” del ristorante, tra le giacenze invendute, perché con etichette rovinate o comunque tolte dalla carta dei vini principale. Si tratta di prodotti di cui i ristoranti faticano a vendere, ma comunque di qualità, che quindi possono essere una vera e propria occasione per chi vuole gustare un buon calice senza spendere troppo.