Vini campani: 22 premiati dal Gambero Rosso

C’è chi sostiene che i migliori vini al mondo siano prodotti a Bordeaux, in Francia, e chi invece a Mendoza, in Argentina. L’Italia ne è una grande produttrice e noi oggi facciamo un salto in Campania per scoprire quali sono i suoi migliori vini.

Si ottiene dalla fermentazione dell’uva (che sia pigiata o meno) o dal mosto, ed è tra le bevande più antiche al mondo… è il vino! Molti sono i geroglifici egiziani che descrivono i vari tipi di vino già nel 2500 a.C. e nel corredo funebre di Tutankhamon, il famoso re, pare che ci fosse del vino invecchiato già da alcuni anni.

Facendo un salto in avanti è invece in Campania che troviamo uno dei primi, ed anche maggiori, punti di coltivazione (prima) e diffusione (poi) del vino nel mondo. Il Greco ed il Falerno, i migliori vini dell’antichità, erano infatti prodotti in questa regione che deve principalmente il suo punto di forza al terreno vulcanico e quindi alle particolari uve autoctone. E’ sempre qui che sono stati individuati ben oltre 100 vitigni, un numero così grande da non ritrovare in nessun altra zona vinicola al mondo.

vini campani

I migliori vini campani

Secondo il Gambero Rosso, sono 22 i vini della Campania che quest’anno, nell’edizione 2017 della guida Vini d’Italia raggiungono il riconoscimento dei Tre Bicchieri.

Caiatì 2014 Alois

Campi Flegrei Piedirosso 2015 Agnanum

Costa d’Amalfi Furore Bianco 2015 Marisa Cuomo

Costa d’Amalfi Ravello Bianco V. Grotta Piana 2015 Sammarco

Falanghina del Sannio Biancuzita 2014 Torre a Oriente

Falanghina del Sannio Janare 2015 La Guardiense

Falanghina del Sannio Svelato 2015 Terre Stregate

Falanghina del Sannio Taburno 2015 Fontanavecchia

Fiano di Avellino 2015 Colli di Lapio

Fiano di Avellino 2015 Sarno 1860

Fiano di Avellino 2014 Ciro Picariello

Fiano di Avellino 2014 Rocca del Principe

Fiano di Avellino Pietramara 2015 Favati

Fiano di Avellino V. della Congregazione 2015 Villa Diamante

Greco di Tufo 2015 Pietracupa

Greco di Tufo V. Cicogna 2015 Ferrara

Montevetrano 2014 Montevetrano

Paestum Bianco 2015 San Giovanni

Sabbie di Sopra il Bosco 2014 Nanni Copè

Taurasi Coste 2011 Contrade di Taurasi

Trentenare 2015 San Salvatore

Zagreo 2015 I Cacciagalli

Ma aldilà di questo importante riconoscimento, io vi parlerò di alcuni di questi vini, alcuni a me molto cari.

Partiamo da Caserta, con i suoi DOC:

Falerno del Massico, il vino più famoso dell’antichità ma anche il più amato e costoso. La DOC gli è stata conferite nel 1989 per il rosso (perfetto con lasagne e tagliatelle al forno, brasati e carni rosse alla brace), il primitivo ed il bianco (da abbinare ai crostacei o ai primi piatti di pesce e da consumare freddo). Dal profumo intenso e caratteristico, l’annata  particolarmente migliore del Falerno del Massico (nei tempi più recenti) è sicuramente quella del 2000.

Galluccio, bianco, rosso ed anche rosso riserva. Le sue annate migliori sono state considerate quelle del 2001 e 2004 ma anche i trienni 2006-2008 e 20010-2012.  Riconosciutagli la DOC nel 1997, il vino Galluccio è caratterizzato dal suo delicato odore fruttato e dal gusto secco per il bianco che predilige l’accompagnamento di timballi, pesci alla griglia o fritture leggere, e da quello con sentori di frutti di bosco e spezie per il rosso che andrà accostato a formaggi piccanti, carne d’agnello ed arrosti di selvaggina e cacciagione.

Asprinio di Aversa, prodotto con viti che raggiungono i 15 metri di altezza e con il riconoscimento DOC avuto negli anni ’90. Si tratta di un vino bianco o spumante, da bere freddo su stuzzichini e piatti di pesce, oppure con crostacei ed ostriche nella versione spumante. Tra gli abbinamenti più semplici a Napoli c’è quello con la pizza o con la mozzarella.

 

Poi c’è Benevento, il maggior produttore campano:

I DOC Aglianico del Taburno, dal 2011 ODCG (Denominazioni di Origine Controllata e Garantita). Chi sceglie un abbinamento con questi vini può senza ombra di dubbio prediligere dell’arrosto di maiale, l’agnello o le quaglie. Le migliori annate da ricordare per questo vini sono quella del 2001 e quella del 2003 .

Falanghina del Sannio, dal 2011 fa parte anch’esso dei DOC. Viene apprezzato per il suo sapore secco, ai limiti dell’acidulo e per il profumo fruttato.

Piedirosso, con la sua profumo che ricorda i frutti di bosco ma anche il geranio e la rosa, questo vino ha un gusto particolarmente intenso e secco da abbinare a carni rosse, salumi e formaggi stagionati, minestre di legumi o primi piatti a base di pomodoro.

 

Napoli, con i grandi ed antichi vitigni e i DOC della Penisola Sorrentina:

Biancolella, perfetto per i primi a base di pesce, le alici ed i crostacei. Inconfondibile è il suo colore giallo paglierino con dei riflessi che vanno nel verdognolo, maggiormente particolare il suo retrogusto di mandorle ed il profumo di ginepro.

Tintore, il vino apprezzato per il suo sapore robusto e la giusta acidità, lega ai piatti di carne alla griglia, da gustare al sangue, ma anche ai formaggi stagionati.

Forastera e Sciascinoso, dai quali si producono i DOC Falanghina dei Campi Flegrei, Ischia, CapriLacryma Christi del Vesuvio.

Gragnano è invece il vino rosso dal profumo delicato e dal gusto asciutto da accostare in particolar modo al capretto alla griglia oppure ai secondi di carne ovina.

Sorrento, nella versione di vino bianco e di quello rosso.

Lettere, dal colore intenso e dal sapore frizzante e fruttato, questo è un vino rosso DOC dal gusto secco.

 

Avellino, con i DOCG:

Greco di Tufo, dal tipico profumo di mandorla amara è il vino che con l’invecchiamento rilascia sentori di albicocca, pesca, miele e frutta secca. Si abbina particolarmente all’agnello con piselli e uova ma anche alla minestra maritata ed al baccalà con peperoni e patate. La DOC gli fu riconosciuta già nel lontano 1970.

Fiano di Avellino, dal tipico colore paglierino, assume degli aromi affumicati e tostati che possono essere trovarti nelle sue migliori bottiglie. L’abbinamento migliore prevede il Fiano accostato a vellutate e zuppe di legumi, carni bianche da grigliare e maggiormente a molluschi e crostacei.

Irpinia DOC, gli ultimi ad aver ottenuto la denominazione, raggruppa una serie di vini che passano dal bianco al rosso, dal rosato allo spumante, dal novello al passito e così via.

 

E in ultimo Salerno, anch’essa DOC:

Fenile è il vino salernitano che dona sensazioni di frutta tropicale ma anche di albicocca, miele ed agrumi canditi.

Pepella e Ripolo, con il loro aroma unico. Il primo deve il suo bizzarro nome alla grandezza di alcuni suo acini, simili al pepe appunto, ma anche il secondo ne presenta di grandezze davvero ridotte.

Castel San Lorenzo, Barbera, rosato, rosso, bianco, Moscato e molti ancora, sono tutti vini appartenenti a questo DOC gradevole e dal sapore intenso che si abbina, inevitabilmente, a diversi piatti (in base alla tipologia scelta).

Tra tutti i vini di cui vi ho parlato vi segnalo i miei preferiti, io bevo solo vino rosso, per cui la mia scelta ricade sull’ Aglianico, preferibilmente del Taburno (di Benevento) ed il Taurasi (di Avellino), entrambi DOCG.

Se siete amanti del vino ora sapete che la Campania potrebbe rientrare in una delle vostre prossime mete per un tour enogastronomico da veri intenditori.