Tour Barilla 2017: “Good for you, Good for the Planet”

Per il suo 140esimo compleanno Barilla ha spento le candeline aprendo le porte a tantissimi media, tv e blogger di tutto il mondo.

La nota azienda italiana, leader mondiale nel mercato della pasta, proprio per l’occasione ha organizzato un vero e proprio programma di 3 giorni (7/8/9 giugno) per far scoprire la sua storia, cucina e cultura.

Inutile dirvi che quando mi è giunto l’invito all’evento sono stata più che contenta di poter aderire e di vedere con i miei occhi tutto il mondo Barilla. E’ stato davvero bello avere la possibilità di scoprire in che modo portano avanti, con impegno, il loro progetto “Good for You, Good for the Planet”, ovvero “Buono per Te, Buono per il Pianeta.” Sono stati due giorni intensi (l’ultimo giorno dell’evento purtroppo non sono potuta restare per impegni lavorativi) ma molto piacevoli.

Una volta a Parma siamo stati accolti ed accompagnati al Teatro Regio, qui il concerto del soprano Eleonora Bellocci, il tenore Antonio Gares e il pianista Claudio Cirelli hanno dato inizio ai festeggiamenti  facendo emozionare tutti i presenti.

Quando siamo usciti dal teatro abbiamo fatto un giro turistico per il centro della città, vedendo la Cattedrale con il suo campanile ed il Battistero, ma scoprendo anche le strade e le piazze che hanno fatto la storia. Nella caratteristica e colorata Via Pescherie Vecchie, ad esempio, ci hanno detto che in passato vendevano i pesci di fiume pescati nei canali intorno la città, nel Piazzale della Macina si pagava una tassa su ciò che veniva fatto macinare e al Borgo della Salina veniva conservato, appunto, il sale. Non mancavano le strade dedicate ai venditori di salumi, alle ortolane e alle beccherie, in Piazza Garibaldi (la piazza principale) invece c’era il mercato.

E la pasta?

La prima bottega Barilla apre in quella che oggi è la strada della Repubblica, allora chiamata Vittorio Emanuele. Era il lontano 1877 e Pietro Barilla (senior) avviava quella che in pochissimo tempo sarebbe stata una grande attività. Nel 1910 i figli Riccardo e Gualtiero, infatti, cercano uno spazio decisamente più grande per poter mettere su il loro primo pastificio industriale.

Una volta raggiunta l’Academia Barilla c’è stato un briefing sulle attività e sulla storia di questa favolosa azienda che è nata in Italia ma che oggi è conosciuta in tutto il mondo.

Lo sapevate ad esmpio che la Francia è il secondo Paese dove è maggiormente presente Barilla? Il segreto del loro successo sta tutto nella scelta degli ingredienti e nella semplicità delle preparazioni!

La nostra serata si conclude poi con una deliziosa cena, preparata stesso dagli chef dell’Academia, con un menù tipico di Parma.

Secondo voi c’era la pasta?

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Il giorno successivo, alla buon ora, siamo arrivati allo stabilimento Barilla.

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Qui abbiamo incontrato Paolo Barilla che con il suo speech ci ha spiegato come l’azienda sia totalmente cambiata nel tempo e di come continua e continuerà a farlo. Non poteva esserci esempio più “azzeccato” di quello degli spaghetti, sempre gli stessi ai nostri occhi (ed al nostro palato oserei dire), ma soggetti a tantissimi e continui mutamenti.

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A seguire c’è stato lo speech di Luca Virginio che, con la bellissima frase di apertura “Date da mangiare al mondo quello che fareste mangiare ai vostri figli”, ci ha fatto perfettamente capire quali sono gli obiettivi dell’azienda.

D’altronde, se ci pensate, Barilla accompagna i suoi consumatori nei 5 pasti della giornata con biscotti, pasta, sughi, barrette e pane. Si perché, se a qualcuno fosse sfuggito, Barilla non è solo pasta ma è anche Mulino Bianco. Sicuramente sembrerà un paradosso, ma pur producendo biscotti e merendine, l’azienda non ne incentiva l’acquisto ma, al contrario, ne consiglia un consumo responsabile. Guido Barilla, il presidente, sostiene fortemente che sia più importante “Consumare meglio e consumare meno”. Come dargli torto!

Sempre in linea con il loro pensiero nel 2009 è nata la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN), con l’obiettivo di analizzare i grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo. Se ci pensate è davvero assurdo che nel 2017 si possa morire per il troppo cibo, mentre tantissime persone ancora  muoiono di fame. Non da meno sono inoltre le perdite alimentari: 1/3 del profitto totale di cibo viene praticamente sprecato. Barilla, per fortuna, ha scelto di non restare indifferente a tutto questo perché, essendo una grande azienda, sente di avere anche una grande responsabilità. Parliamo infatti di una società presente in ben 130 Paesi e con 30 stabilimenti in tutto il mondo. Non poco!

 

Quando si parla di consumare meglio Barilla punta a 4 cose per i suoi prodotti:

  1. Devono piacere
  2. Devono nutrire
  3. Devono avere materie di prima qualità
  4. Devono avere un basso impatto sul pianeta

Partendo dal’’impiego di ottimi semi (tanto per dirne una) la resa è migliore, si utilizzano meno pesticidi e l’impatto sull’ambiente sarà minore.

Dal 2010 Barilla è riuscita ad abbassare i livelli di CO2 del 28%.

Seppur l’Italia non riesca ad essere autosufficiente nella produzione del grano (amiamo fin troppo la pasta), l’azienda è entrata in stretto contatto con gli agricoltori per fare in modo di investire sul territorio e di utilizzare esclusivamente prodotti italiani. Stessa cosa per i Paesi in cui è ospite.

Anche Victoria Spadaro ha sposato i valori Barilla di sostenibilità per l’ambiente e per le persone, reinventando però la tradizione attraverso l’innovazione. Se fare la cosa giusta è la loro missione, ecco che dal 2010 c’è stata una netta riduzione di sale e grassi nei loro prodotti. Sono passati dall’utilizzo olio di palma a quello di girasole o di semi vari, hanno introdotto la linea senza glutine, i prodotti biologici, i sughi vegani e la pasta precotta da preparare in tempi rapidissimi. Per chi non lo sapesse gli alimenti che hanno minor impatto sull’ambiente sono proprio quelli ci aiutano a vivere meglio!

 

Dopo questo piacevole incontro ci siamo spostati in un piccolo campo di grano sperimentale ed eco-sostenibile.

Ci sono stati spiegati i loro piani triennali con i farmers, gli agricoltori, che aiutano ad ottenere un prodotto finale decisamente migliore e che attraverso la community “granoduro.net” si mescolano competenze, linee guida ma soprattutto esperienze messe in relazione dagli stessi agricoltori ed agronomi. Un sistema per valorizzare la produzione del grano senza avere un forte impatto ambientale.

Entro il 2020 Barilla punta ad avere un sistema sostenibile al 100%. Non possiamo che augurarglielo!

 

Spostarci allo stabilimento di Pedrignano è stato davvero emozionante, devo ammetterlo. Si tratta del pastificio più grande al mondo, con i suoi 50 anni di età e le sue 20 filiere che producono 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Non solo macchinari però, qui ci lavorano ben 450 addetti!

Abbiamo visto in che modo viene prodotta la pasta, partendo da quella all’uovo, ovviamente con le lasagne. Nonostante la preparazione sembri semplice, acqua, uova e semola vengono messe allo stato liquido nei macchinari e, dopo essere state impastate, si procede al taglio in sfoglia ed il riposo di 10 ore. La pasta può essere consumata dopo molto tempo, anche anni, mantenendo sempre il stesso sapore.

I numeri di questo stabilimento mi sono piaciuti:

  • Vengono prodotte 1000 tonnellate di pasta al giorno
  • Si effettuano 12000/13000 controlli microbiologici di qualità
  • C’è un mulino integrato che produce il 70% del fabbisogno

Nel laboratorio interno 25 persone fanno 216000 controlli all’anno.

Dal settore della pasta all’uovo siamo passati poi a quello della pasta lunga, amati spaghetti. Ne producono dalle 5 alle 6 tonnellate all’ora ed il 65% di questa produzione è destinata all’estero. Che buongustai! Seppur qui ci siano 140 formati di pasta, si arriva però ad un totale di 364 prodotti per i tanti packaging diversi. In questa frenetica corsa di produzione un grande aiuto lo danno i 54 carrelli laser autoguidati. Questi carrelli hanno un vero e proprio cervello (meccanico s’intende) che gli consente di fare un rapido stoccaggio, decidendo così in autonomia la strada più rapida da prendere. Tra l’altro lavorano a luci spente e questo vuol dire un grande risparmio e minor spreco di energia.

 

Una volta tornati all’Academia abbiamo assistito ad un Cooking Show dove lo chef ha proposto un classico della nostra cucina: gli spaghetti (n.5, of course) con le vongole.

A differenza di molti altri, lo chef dell’Academia ci ha svelato un piccolo segreto per portare in tavola un ottimo piatto di pasta, ovvero utilizzare 7 grammi di sale per ogni litro di acqua.

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Piccola parentesi: Subito dopo aver pranzato in questo magnifico posto sono stata intervistata, in inglese, da una TV dell’est.

No comment, grazie! 😉

Quando ci siamo diretti allo stabilimento di Rubbiano il nostro olfatto ci ha ringraziati! Qui vengono prodotti i sughi e c’è un odore intenso di basilico che fa venire l’acquolina in bocca. Chi ci ha accolti è stato il direttore Marco Sacchelli che ci ha fatto una lunga ed appassionata spiegazione su tutto ciò che avviene in quel posto. Pesto, passata di pomodoro, sughi pronti, tutti i loro preparati sono fatti con ingredienti freschi, privi di coloranti, conservanti e prodotti OGM.

Il basilico per il pesto viene colto alle prime ore del mattino, per mantenere la giusta umidità, e viene trasferito nelle celle frigorifere per essere poi lavorato in 24/36 ore. Il 10% di pesto viene invece dal Sud, dove i campi sono ad appena 20 minuti dal loro stabilimento di riferimento e dove quindi il prodotto arriva freschissimo.

I pomodori sono al 100% italiani, tutti della pianura padana.

Le verdure in generale invece sono raccolte nella loro stagione e poi surgelate, un sistema per mantenere alta la loro qualità.

Ciò che è bello sapere è che qui il 52% dell’energia acquistata viene da energie rinnovabili. Chissà a quanto arriveranno nei prossimi anni!

Prima di Entrare nello Stabilimento

Prima di poter accedere in questo spazio c’è una procedura rigida ed attenta da dover seguire.

  1. Si indossa un camice
  2. Si mette una cuffietta per coprire i capelli
  3. Si rimuovono gioielli ed accessori vari

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A questo punto si passa alle fasi di pulizia:

  1. Con un getto d’aria si rimuovono le eventuali impurità
  2. Vengono disinfettate mani e scarpe

In questo modo siamo pronti per assistere a tutto il ciclo produttivo del pesto.

Una volta arrivato fresco, il basilico viene lavato più volte prima di essere asciugato e sminuzzato. Viene preparato poi con una miscela di oli (di extravergine di oliva e di girasole), anacardi al posto dei pinoli, Grana Padano DOP, Pecorino Romano e sale. Il tutto viene amalgamato con una miscela fatta prevalentemente di latte in polvere.

I vasetti in cui verrà messo il pesto ottenuto saranno prima controllati con una macchina a raggi X, poi riempiti e successivamente pastorizzati per creare il sottovuoto.

Non è finita qui…un ultimo ceck per accertare che si sia creato il sottovuoto e che non ci siano corpi estranei. Solo a quel punto si potrà passare all’etichettatura.

Sapete quanti vasetti vengono prodotti qui? 1 milione al giorno, 6 mila tonnellate all’anno di pesto.

Da non credere!

Qui non esiste stoccaggio però e quindi tutto ciò che viene prodotto in un giorno sarà spedito direttamente a Parma che provvederà alla distribuzione per i rivenditori.

Piccola Curiosità: Il pesto Barilla arriva anche negli Stati Uniti, ma ben differente da quello che conosciamo noi. Gli americani infatti amano gustare il pesto italiano con l’aggiunta di ulteriore olio ed aglio.

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Il terzo giorno, come vi dicevo, sono dovuta andare via per impegni lavorativi. Il programma della giornata era ancora molto interessante (ahimè) sia per la visita al “Treno del Grano” che per quella all’Archivio Storico.

Il Treno del Grano Barilla, per chi non lo conoscesse, è l’importante alternativa agli oltre 3 mila camion che ogni anno percorrono le strade europee per trasportare il grano. Attraverso il raccordo ferroviario che collega Ravenna a Parma, il Treno del Grano consegna il grano duro all’azienda, riducendo oltre 1.000 tonnellate di emissioni di gas serra. Decisamente importante per l’impatto ambientale!

Successivamente c’è stata la visita all’Archivio Storico Barilla con Luca Barilla. Tutte le testimonianze dei progetti, delle strategie e delle scelte prese dagli uomini che hanno lavorato con Barilla, la sezione pubblicitaria a partire dagli anni ’20 ed un’infinità di scatti fotografici dell’azienda, sono racchiuse tutte lì, dal 1987. Molte di queste documentazioni raccolte risalgono addirittura al 1877 e sono delle testimonianze di alto valore, soprattutto per quello che fu lo sviluppo dell’industria alimentare e l’evolversi del costume in Italia, come fu dichiarato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Era il 1999. Per chi fosse curioso… qui ci sono conservati oltre 11.000 volumi!

 

Che dirvi, i 140 anni Barilla sono stati una vera e propria full immersion in tutto ciò che gira intorno a quest’azienda. Vedere nel pratico come funzionano determinati meccanismi e di quanto sia davvero gigante il lavoro che c’è dietro una delle più grandi produttrice di pasta, sughi e prodotti alimentari, è stato bellissimo. Non ero affatto a conoscenza dei loro tanti impegni per cercare di ridurre, sempre più, l’impatto sull’ambiente e questo devo dire mi è ha colpito molto.

Che dire…Buon Compleanno Barilla!