L’invenzione golosa di J-Momo, il raviolo salsiccia e friarielli

Un’idea che unisce le tradizioni gastronomiche di Nord e Sud Italia e che dà vita a un incontro davvero goloso: il pastificio J-Momo, specializzato nella produzione di pasta fresca surgelata, ha lanciato una nuova creazione che promette di deliziare i nostri palati, il cappellaccio al gusto salsiccia e friarielli.

Il raviolo salsiccia e friarielli di J-Momo

Già dal nome questo prodotto lascia immaginare un trionfo di sapori, e non potrebbe essere altrimenti perché si basa su un abbinamento cardine della cucina partenopea che si va a fondere con uno dei formati di pasta fresca più amati di tutta Italia. La J-Momo ha deciso di inserire la nuova creazione nella sua linea di prodotti proprio con l’avvicinarsi dell’inverno, la stagione che “invita” a una dieta che lascia spazio a qualche sfizio goloso con la scusa (se ce ne fosse bisogno) di riscaldarsi un po’.

Incontro tra due prodotti tipici italiani

Come spiegato dall’azienda, il raviolo è realizzato con materie prime selezionate alla fonte dalla azienda agricola di J-Momo, e in maniera originale e geniale si sposa con la tipica ricetta tradizionale napoletana che mette insieme salsiccia (in questo caso di maialino nero casertano tagliata a punta di coltello) con i friarielli, uno degli ingredienti più speciali e veraci della cucina partenopea.

La storia dei friarielli

Questa particolare verdura ha una storia piuttosto tribolata, a partire dalle incertezze derivanti dal nome: secondo alcune versioni il termine friarielli deriverebbe dalla cottura necessaria per la preparazione (ovvero la frittura, in napoletano frijere), mentre altri rimandando al castigliano “frio-grelos” che significa broccoletti invernali. In ogni caso, è da secoli che questo prodotto è diventato uno dei cardini della cucina napoletana, riuscendo a trasformarsi da ingrediente di scarto a prelibatezza.

Da scarto a ingrediente di lusso

Secondo un racconto, o forse una leggenda che racconta comunque molto della “napoletanità” di questo ingrediente, a comprendere per primi le potenzialità gastronomiche dei friarielli sono stati i popolani della città, mentre invece gli chef e i nobili non ritenevano la verdura all’altezza dei loro palati. La storia dice infatti che la Napoli di qualche secolo fa ospitava centinaia di migliaia di poveri, che spesso si mettevano in fila (in modo poco ordinato, senza che mancassero episodi di calci, pugni, risse e violenze inaudite) davanti alle cucine dei nobili nella speranza di recuperare scarti di cibo, che alle volte venivano loro letteralmente tirati addosso dai ben poco magnanimi chef e aiutanti. Ebbene, uno degli ingredienti che frequentemente veniva scartato e gettato erano appunti i friarielli, che i ricchi dell’epoca non sapevano trattare e cucinare a dovere e che invece nelle mani del genio napoletano (figlio della fame) è diventato una prelibatezza.

Cosa sono i friarielli

D’altra parte, non è facile scommettere sulla preparazione di una cima di rapa: perché, in definitiva, questo sono i friarielli, il fiore e la parte superiore di una pianta che riscuote successi alterni nella storia della cucina nazionale, che non di rado ha puntato su prodotti e sapori più forti e decisi. E invece, a Napoli e nel territorio campano i friarielli hanno trovato la loro massima espressione, grazie anche alle favorevoli condizioni del territorio della nostra regione: diciamo la verità, i friarielli prodotti in altre regioni non sono certamente gli stessi né raggiungono le stesse vette di gusto.

Recupero e ingegno per inventare un nuovo piatto

Oggi questa verdura ha trovato una nuova “nobiltà” ma è affascinante ricordare il suo percorso di recupero e di ingegno, due qualità tipiche della popolazione partenopea, che ha saputo trasformare ciò che era destinato alla spazzatura dai cuochi francesi delle cucine bene della città del passato in una base per preparazioni assolutamente incredibili nel gusto e nella tradizione. Ad agevolare questo percorso è stato un altro ingrediente, proveniente dalla lavorazione dei suini: anticamente, ad accompagnare i friarielli era il lardo, che veniva unito e fritto insieme alla verdura per dare al piatto più gusto e carattere, ma soprattutto per renderlo più nutriente e calorico, visto che in termini assoluti le cime di rapa sono leggere.

L’incontro con la salsiccia

L’evoluzione gastronomica ha poi consentito di inventare un abbinamento davvero sopraffino, quello appunto tra salsiccia e friarielli, che allo stesso modo affonda le radici in storie antiche di povertà e ingegno: prima, infatti, la salsiccia non era assolutamente quella che siamo abituati ad assaporare nei ristoranti oggi, perché era una semplice sacca in cui trovavano spazio i peggiori resti della carne, tritati a mano e mescolati per quanto possibile con peperoncino e qualche spezia per renderli più appetitosi. Un compagno ideale per un altro scarto nobile come i friarielli, con cui fu per così dire “amore a primo assaggio“, e che ha avviato una tradizione viva ancora oggi, visto che il mix di salsiccia e friarielli è uno dei piatti che non mancano mai nelle diete settimanali delle famiglie napoletane di qualsiasi ceto o condizione.

Una prelibatezza per tutti i palati

La ragione è facile da intuire, soprattutto se si è provato il piatto almeno una volta: gli ingredienti e gusti si fondono insieme creando un’esplosione di sapori per il palato, con una complessità che accontenta davvero anche i più critici ed esigenti. Il capitolo finale (per ora) di questa storia ricca di tradizione e antichi segreti custoditi è appunto la creazione di J-Momo, che esalta il ripieno del cappellaccio salsiccia e friarielli e rimette questo mix al centro della scena gastronomica italiana.