Animal cafè, i locali in cui puoi prendere il caffè con gatti o altri animali

È un trend partito dall’Asia, che a poco a poco ha conquistato il mondo Occidentale e si è spinto fino in Italia, dove ha trovato terreno fertile nei tanti pet lover del nostro Paese: parliamo degli animal café o pet café, ovvero dei locali che aprono le loro porte anche agli animali (domestici e non), perfetti per chi vuole trascorrere qualche momento di relax fuori casa in compagnia del proprio fedele amico.

Cosa sono gli animal café

In origine, i pet café erano “semplicemente” delle eleganti caffetterie in cui erano ben accetti animali domestici quali cani e gatti: per la precisione, il primo cat café documentato aprì i battenti nel 1998 in Taiwan, mentre nel 2004 fu la volta del primo locale in Giappone, a Osaka, che fu il primo esempio di neko café (costruito principalmente per gatti, traduzione del termine giapponese neko). Proprio il Paese nipponico è attualmente la patria mondiale degli animal cafè, che oltre a gatti e cani accolgono anche altri animali, quali conigli, gufi, procioni o addirittura pecore e rettili, diventando dei veri e propri locali-zoo (ma senza gabbie!).

Nella loro forma iniziale, gli animal café erano essenzialmente dei locali adatti a persone che volevano trascorrere del tempo libero outdoor senza rinunciare alla compagnia del proprio animale domestico, ma con il tempo si sono evoluti in caffetterie eleganti che offrono anche rifugio ad animali abbandonati o smarriti (che possono anche essere adottati dai clienti), una sorta di “grande casa” dove i consumatori paganti possono stare a stretto contatto con ogni genere di animale.

I neko cafè in Italia

E quindi, la formula di partenza era il neko café, noto anche come cat café: un bar dove i clienti umani possono consumare cibo e bevande ai tavoli, pranzare o semplicemente gustare un tè, mentre i gatti sono liberi di esplorare o di giocare all’interno di aree predisposte, ricevendo attenzioni, affetto e cibo dagli esseri umani.

Stando ad alcune statistiche, i cat café sono la forma di caffè per animali più diffusa al mondo, e dall’Asia si sono spinti fino agli Stati Uniti e all’Europa: nel Vecchio Continente sono “sbarcati” nel 2012 a Vienna, mentre il debutto italiano è stato due anni dopo a Torino, con il MiaGola Caffè – che, notizia proprio di queste settimane, ha chiuso i battenti a causa della crisi economica causata dalla pandemia, così come hanno fatto il giro del mondo le immagini dei neko cafè di Seoul tristemente vuoti (clientela internazionale assente per il blocco agli spostamenti, consumatori locali timorosi di contrarre il Coronavirus dagli animali) con i piccoli ospiti che si muovo annoiati e pigri tra i tavoli.

Un articolo de Il fatto alimentare ha anche elencato i principali neko cafè d’Italia, ricordando anche il Crazy Cat Café di Milano, il Romeow Cat Bistrot di Roma, il Neko Café di Vicenza e di Torino, il diCaneinGatto di Martignacco (UD), il Gattò Bistrot a Portici (Napoli), il Nero Miciok Cat Café di Palermo e il Cat Café di Chry a Cagliari, tutti locali caratterizzati da un’attenzione al rapporto tra cliente e animale domestico, ricreando in pratica un’atmosfera simile a quella di un salotto di casa.

Le caratteristiche degli animal cafè

Proprio l’atmosfera, intima e familiare, è la caratteristica fondamentale degli animal cafè, a prescindere dagli animali a cui sono “dedicati”: tutta l’architettura e l’arredamento del locale, infatti, sono pensati per essere confortevoli sia per gli ospiti umani che per gli animali, con tante soluzioni anche per isolare gli ambienti dai rumori della strada che possono disturbare la quiete e la salute dei clienti di ogni tipo.

In alcuni casi, i consumatori “bipedi” sono obbligati a togliere le scarpe all’ingresso e a lavarsi accuratamente le mani, e devono poi seguire un’altra serie di regole e indicazioni – ad esempio, non nutrire gli animali con alimenti diversi da quelli previsti dalla struttura, non disturbare gli animali che stanno riposando, non scattare foto con flash inserito e così via – e l’entrata (che nei neko cafè giapponesi solitamente è a pagamento) può essere anche limitata a un numero ristretto di persone, sempre per non invadere troppo gli spazi degli animali, e pertanto può essere obbligatorio prenotare in anticipo.

Gli altri tipi di animal cafè

Se, come detto, i caffè per gatti sono stati il primo esempio di animal cafè, in questi anni si sono diffuse tante varianti dedicate a specie molto particolari, dai cani fino ai rettili.

  • Dog café. Ovviamente non poteva mancare la controparte dedicata all’altro animale domestico più noto e diffuso al mondo: i bar per cani sono locali aperti agli “amici a quattro zampe”, e in genere sono molto più rumorosi e movimentati dei cat cafè proprio per le caratteristiche naturali dei cani, più “giocherelloni” dei felini.
  • Rabbit Café. In Giappone sono nati i caffè per conigli, dove i roditori però non sono liberi di girare come i cani e gatti nei bar, ma spesso vengono tenuti nelle loro gabbie, consentendo però ai clienti di passeggiare con loro in apposite aree verdi all’aperto.
  • Raccoon Café. In Corea del Sud ci sono alcuni caffè per procioni, dove i clienti possono interagire con questi animali mentre consumano cibo o alimenti.
  • Sheep Café. Sempre in Corea del Sud, nel 2011, è diventata famosa la prima caffetteria per pecore al mondo, che ospitava le due pecore Sugar e Honey: gli ospiti possono nutrirle o, semplicemente, contemplarle mentre si godono il loro pasto.
  • Hedgehog Café. A Tokyo, nel 2016, è stato inaugurato il primo caffè per ricci, una “bizzarria” che inizialmente ha spinto molti turisti stranieri a curiosare (anche se non sono mancate polemiche relative alla protezione degli animali).
  • Bird café. È ancora il Giappone la patria di vari “bar per uccelli”, dove esemplari come gufi, pappagalli, falchi, sparvieri – rigorosamente addestrati per non aggredire le persone né essere disturbati da loro – possono “convivere” con i clienti.
  • Reptile Café. È invece in Cambogia che ha aperto un famoso caffè per rettili, in cui le persone possono vedere una serie di diverse specie di rettili come tartarughe, serpenti, iguane e ragni e interagire con loro mentre si rilassano, mangiano, bevono e chiacchierano con gli altri clienti.

Le controversie sugli animal café

Non sempre, però, gli animal café conquistano solo lodi e note positive e un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Conservation Letters fa luce proprio sulla tendenza di queste caffetterie e, in particolare, sulla diffusione dei bar che accolgono animali esotici e specie selvatiche, sfruttati come “animali da coccola”.

L’analisi ha fatto focus su 10 regioni asiatiche (Cambogia, Hong Kong, Indonesia, Giappone, Cina, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Tailandia, Vietnam) e ha portato all’identificazione di ben 406 animal café, che in quasi un terzo dei casi ospitano fauna esotica come le lontre, i gufi, i pappagalli, i gechi, i pitoni. In totale, sono state registrare ben 252 differenti specie esotiche in tutti i locali presi in considerazione, e quasi la metà di queste (117, pari al 46%) “sono a rischio o in diminuzione, 31 sono inserite nella Lista Rossa delle specie a rischio dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature), 86 non sono ancora formalmente minacciate ma stanno subendo un calo della popolazione”.

Ad aumentare il rischio di estinzione sono senza dubbio il declino della biodiversità del mondo naturale e la perdita dell’habitat naturale, ma – secondo lo studio – anche la moda degli animal café contribuisce in maniera negativa, perché rischia di influenzare “la percezione, le abitudini, la popolarità della specie e l’accessibilità al possesso” di tali animali.

Più nello specifico, i caffè per animali (ma anche le immagini di acquari, musei, parchi e social media) offrono rappresentazioni di “umani che si relazionano alla fauna selvatica per dare e ricevere coccole”, rafforzando l’idea che questi animali possono venir considerati “domestici”. Inoltre, il fatto che animali non addomesticati vengano trattati come tali (come avviene appunto negli animal cafè, dove circolano liberamente e sono “a disposizione” delle carezze della clientela) “rischia di legittimare l’idea di poter acquistare fauna selvatica e/o esotica sebbene il suo commercio sia osteggiato dalle associazioni per la difesa dei diritti degli animali”.

Un altro aspetto controverso di questi caffè per animali riguarda le condizioni di vita degli esemplari: se in molti casi (soprattutto in Europa) i proprietari fanno attenzione alla salute degli animali e la tutelano, in Asia lo scenario è differente. Lo studio su Conservation Letters esprime nello specifico dei dubbi sulla capacità di chi gestisce i locali di soddisfare le “necessità alimentari e mediche particolari” delle specie selvatiche, senza trascurare il rischio che una loro fuga potrebbe compromettere l’ecosistema locale, anche dal punto di vista sanitario, perché potrebbero rivelarsi vettori di malattie per animali locali e, potenzialmente, per gli uomini.

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