Pomodorino del piennolo: origini, caratteristiche e gli usi in cucina

È uno prodotti alimentari più antichi e caratteristici della Campania, presente in tantissime ricette (anche sulla pizza napoletana, ovviamente!) e protagonista anche delle scene del tradizionale presepe napoletano: parliamo dei pomodorini del piennolo, la specialità del territorio vulcanico partenopeo dal gusto sorprendentemente fresco, deciso, riccamente dolce e piacevolmente aspro, che si caratterizza soprattutto per la coltivazione e per l’antico metodo di composizione.

Caratteristiche pomodorino del Vesuvio

Molto più che semplici pomodori rossi – ma da tempo presenti anche nella delicata e saporita versione di pomodorini gialli del Vesuvio – i pomodorini del piennolo sono un piccolo tesoro conosciuto da secoli.

Dal punto di vista fisico, si caratterizzano per il colore rosso vermiglio, dimensioni ridotte (pezzatura non superiore a 25 g), forma ovale allungata (vagamente simile a una prugna) e punta appuntita (che in napoletano si chiama spongillo), con buccia spessa e polpa soda e un peduncolo fortemente radicato. Questi fattori sono cruciali per la principale peculiarità del prodotto: i pomodori del piennolo si raccolgono a mano a fine estate, si conservano appesi in un modo speciale, come vedremo, e si possono consumare tutto l’anno senza aggiunta di conservanti, necessità di refrigerazione né imballaggio ad alta tecnologia.

A consentire la lunga durata fresca dell’aspetto e del gusto dei pomodorini sono proprio le bucce spesse e il microclima intorno al Vesuvio, dove il forte sole, le scarse precipitazioni e il suolo vulcanico ricco di minerali conferiscono ai pomodori un’elevata concentrazione di zuccheri e acidi, che consente loro di preservare la loro straordinaria freschezza sapore nel tempo.

Oltre che allo stato fresco, i pomodorini del Vesuvio sono commercializzati anche riuniti nel celeberrimo piennolo, che è uno dei più antichi metodi di conservazione del prodotto – simile alla ‘nzerta diffusa in altre parti del Meridione d’Italia; in questo caso, i pomodori hanno una buccia di colore rosso scuro, polpa di buona consistenza di colore rosso e sapore intenso e vivace. Inoltre, non è raro oggi trovare in vendita barattoli con le pacchettelle di pomodorini del piennolo, vale a dire il frutto diviso a metà e venduto come conserva in vetro.

Pomodorini-del-Piennolo-del-Vesuvio-coltivazione

Pomodorino del piennolo coltivazione e formazione

L’aspetto più caratteristico di questi pomodori è però la conformazione dei piennoli o schiocche, ovvero il raggruppamento di tutti i frutti rossi in un intreccio speciale, dal peso variabile a fine conservazione tra 1 e 5 chilogrammi.

Piennolo in napoletano significa appeso (dal verbo appennere), e per la precisione la coltivazione tradizionale prevede che i pomodori raccolti a mano siano conservati a grappoli capovolti, intrecciando vari mazzi con spago di canapa, e successivamente appesi al soffitto in inverno: grazie a questo metodo di coltivazione a basso impatto ambientale e con ridotto ricorso ad acque d’irrigazione, i pomodori si asciugano capovolti, la loro buccia si assottiglia e la polpa si ammorbidisce e quasi si caramellizza, esaltando la naturale dolcezza al momento del consumo.

Questo metodo di conservazione naturale riesce infatti ad aumentare le caratteristiche organolettiche del prodotto, e in particolare l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili, che sono legate ai fattori pedoclimatici tipici della zona del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, ricca di acidi organici che determina quella vivacità o “acidulità” di gusto che è il carattere distintivo del pomodorino del piennolo DOP.

Pomodoro del piennolo storia e origini

I primi riferimenti storici scritti alla tradizione del piennolo nel napoletano risalgono almeno alla metà dell’Ottocento, ma probabilmente la pratica è ancora più antica.

Rifacendoci solo alle fonti certe, comunque, nel 1858 Achille Bruni scrive il saggio “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli”, in cui tra l’altro descrive una tipologia di “pomodori a ciliegia, molto saporiti” che hanno la caratteristica di mantenersi “ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”. Qualche decennio dopo, nel 1858, Luigi Palmieri annota sull’Annuario della Reale Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici (attuale Facoltà di Agraria) la pratica diffusa nell’area vesuviana di conservare le bacche di pomodoro di una specifica varietà “p’appennere in luoghi ombrati e ventilati”.

Dobbiamo però arrivare al Novecento per avere dettagli più precisi su tali tecniche: in particolare, nel 1902 il professor Francesco De Rosa della Scuola di Portici scrive un articolo su “Italia Orticola” in cui precisa la vecchia “cerasella” vesuviana era stata progressivamente sostituita da un pomodoro di tipo “a fiaschetto”, più indicato per la conservazione al piennolo, descrivendo in maniera esaustiva l’intera tecnica di coltivazione dei pomodorini vesuviani e tutta l’economia sorta intorno a questo prodotto, che inizia dalla produzione delle piantine da seme e termina con la vendita del prodotto conservato.

pomodoro piennolo del vesuvio

Pomodorini del piennolo del Vesuvio DOP

Oggi il nome “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” raggruppa vecchie cultivar e biotipi locali accomunati da caratteristiche morfologiche e qualitative più o meno simili, la cui selezione è stata curata nei decenni dagli stessi agricoltori. Tra le denominazioni principali di questi ecotipi ci sono “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto”, tutti tradizionalmente coltivati da secoli nello stesso territorio di origine.

A fissare le regole per questa classificazione è la Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.), riconosciuta già dal 2009 al “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”, che sancisce che questo prodotto possa essere coltivato solo in 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio più 4 comuni contigui, e che per la coltivazione si debbano rispettare alcune regole di base. In particolare, i pomodori devono svilupparsi lungo alcuni sostegni in legno che, con l’aiuto del filo di ferro, evitano che gli stessi tocchino per terra godendo così uniformemente dei raggi del sole.

Pomodorini piennolo, gli usi in cucina

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” è un ingrediente fondamentale della cucina napoletana e campana in generale, con una grande versatilità in cucina: difficilmente consumato crudo a causa della buccia coriacea e poco adatto a lunghe cotture (a differenza di altre tipologie di pomodoro italiano), si possono comunque utilizzare per fare tantissimi piatti.

La ricetta più immediata e gustosa è probabilmente la pasta al pomodoro, facendo saltare in padella i pomodorini del Vesuvio con un filo d’olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio e qualche foglia di basilico, ma possiamo anche fare altri primi piatti veloci come i tradizionali spaghetti alle vongole e agli altri frutti di mare o rapide salse a base di pomodoro per accompagnare secondi piatti di pesce, verdure o anche la pizza (il piennolo è infatti una delle poche varietà autorizzate per condire la vera pizza napoletana dall’Associazione Verace Pizza Napoletana), accompagnando il gusto dell’ingrediente di base senza contrastarlo.