Ora il pesto genovese può viaggiare anche nel bagaglio a mano in aereo

Uno dei grandi svantaggi (e grattacapi) del viaggio in aereo sta nelle limitazioni per il trasporto di materiali nel bagaglio a mano: oltre alla soglia di peso da non superare, infatti, non si possono portare a bordo oggetti appuntiti e affilati (tipo le forbicine), né spray sotto pressione né liquidi di dimensioni superiori a 100 ml. Oltre alle ovvie motivazioni di sicurezza del volo, queste restrizioni sono state rese anche maggiori negli ultimi anni a causa dell’aumento del rischio terrorismo, soprattutto dopo l’11 settembre 2001.

Le regole sui liquidi in aereo

Si tratta della normativa che regola il trasporto dei cosiddetti LAG (Liquidi, Aerosol e Gel), che impone ai viaggiatori di lasciare nell’area che precede i controlli a terra ogni tipo di liquido che eccede la portata di 100 ml deve essere lasciato; anche una semplice bottiglia d’acqua confezionata viene ritenuta un potenziale rischio, e così anche eventuali alimenti che comportino presenza di liquidi, come ad esempio le tradizionali mozzarelle campane, ma anche creme di cioccolata, burro di arachidi, tipologie di formaggio fresco e morbido (anche il camembert) o lo yogurt. L’unica possibilità per i viaggiatori è di acquistare questi prodotti nell’area shopping, dove però in genere c’è meno offerta e prezzi piuttosto elevati.

Il pesto può volare nel bagaglio a mano

Dal primo giugno 2017, però, c’è un alimento che fa eccezione, ed è uno dei vanti d’Italia. Grazie infatti a un’iniziativa messa a punto dalla Ascom e dalla società Aeroporto di Genova, in collaborazione con Enac, il pesto genovese può essere trasportato in bagaglio a mano anche se confezionato a casa, ma con alcune regole da rispettare, a cominciare dalle dimensioni del vasetto fino all’imprescindibile “etichetta” che certifica la non-pericolosità del prodotto.

I requisiti per trasportare il pesto genovese

Nello specifico, la normativa prevede che il pesto genovese, sia prodotto in casa che confezionato, si può portare nel bagaglio a mano in tutti i voli che partono dal solo Aeroporto di Genova in vasetti tra i 100 e i 500 ml. Per avere il via libera all’imbarco bisogna però acquistare (nell’area biglietterie o nei negozi che aderiscono all’iniziativa) e applicare un’etichetta studiata appositamente, che si chiama “Il pesto è buono“, che costa 50 centesimi; il barattolo sarà comunque sottoposto allo speciale apparecchio radiogeno per liquidi nell’area controlli, prima di essere portato a bordo.

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Il ricavato va in beneficenza

Oltre all’effetto positivo più evidente (ovvero, poter trasportare più o meno liberamente con sé il pesto), questa iniziativa assume anche una rilevanza di tipo sociale tutt’altro che trascurabile: il ricavato degli incassi delle etichette, infatti, sarà devoluto a una speciale onlus chiamata Flying Angels, che si occupa del trasporto di bambini malati verso gli ospedali in tutto il mondo, compreso il Gaslini di Genova stessa.

Arginato lo spreco di pesto in aeroporto

L’iniziativa ha avuto un discreto e immediato successo: nelle prime settimane di funzionamento hanno preso il volo nel bagaglio a mano circa 500 vasetti rigorosamente etichettati, che hanno contribuito anche a promuovere una delle eccellenze gastronomiche nostrane in giro per il mondo. In questo modo, poi, si è arginato anche un altro problema: fino al 31 maggio 2017, infatti, il tipico pesto alla genovese era uno dei prodotti più sequestrati al momento del controllo, al ritmo di circa 250 vasetti al mese, proprio a causa del divieto di trasporto a bordo in bagaglio a mano, che imponeva al personale della sicurezza di bloccare la tradizionale salsa verde ligure.

Insomma, l’iniziativa genovese ha avuto un triplo risultato, consentendo un importante ritorno d’immagine alla città e al suo prodotto tipico, offrendo un importante risvolto di solidarietà e, non ultimo, aiutando nella lotta agli sprechi alimentari, una questione che non è mai da trascurare.