Bialetti a rischio, la storica azienda che ha inventato la moka ha delle novità

Ci sono marchi che hanno fatto la storia dell’impresa italiana. Non solo Fiat, da Ferrero a Perugina gli alimentari da sempre fanno grande il made in Italy nel mondo. Ma c’è un nome che rievoca subito alla mente di tutti il suo simpatico omino e che in un batter d’occhio si traduce in profumo di caffè e ricordi di infanzia: Bialetti. La storica azienda, però, non se la passa troppo bene e le voci di una imminente chiusura si susseguono con enfasi e rapidità.

Bialetti, il caffè italiano

Dal 1933 Bialetti fa rima con caffè per l’Italia e non solo. Non tutti sanno che questo prezioso oggetto, presente in tutte le case italiane, la moka, è stata inventata quasi per caso, in un tranquillo contesto casalingo. Un giorno, infatti, l’inventore della caffettiera Bialetti, Alfonso Bialetti, ha un’intuizione geniale guardando semplicemente la moglie fare il bucato. Perché non utilizzare lo stesso metodo per fare il caffè? E già, il giovane operaio in una fabbrica di alluminio pensa intuisce che la lisciveuse, o la nostra lavatrice, sia il modello da seguire per preparare il caffè. Come funziona? L’antesignana della lavatrice non era latro che un pentolone con un tubo cavo e la parte superiore forata dove potevano essere inseriti insieme acqua, cose da lavare e liscivia (il detersivo). Quando l’acqua bolliva saliva lungo il tubo e tornava giù sul bucato sfruttando bene la liscivia e ripulendo i panni. E’ l’alluminio il valore aggiunto, un metallo che rappresenta quasi un orgoglio nazionale negli anni Trenta. Esaltato sia dal fascismo sia dal futurismo, ha caratteristiche molto simili all’argento, il metallo che rappresenta nelle case della borghesia quasi uno status sotto le sembianze di caffettiera.  E allora caffè e alluminio su modello lavatrice.

Il caffè entra nelle case di tutti gli italiani

Entra così nelle case di tutti gli italiani il caffè come al bar, rivoluzionando non solo il mercato ma anche le abitudini e la società italiane. Tra il 1936 e il 1940 Bialetti produce ogni anno 10 mila caffettiere e con il passare del tempo l’azienda cresce, si espande all’estero e si innova, lanciando prodotti nuovi come la Mokona Bialetti o le capsule Bialetti. E’ Renato Bialetti, figlio di Alfonso, tornato dalla Seconda Guerra Mondiale a imprimere un nuovo slancio all’azienda di famiglia. Una nuova sede, capace di realizzare 18 mila caffettiere al giorno. Nasce in questo periodo, dall’omaggio di Renato al padre, l’omino con i baffi, inconfondibile immagine della Bialetti nata dalla matita del designer Paul Campani negli anni Cinquanta. Gli stessi anni in cui Bialetti scommette sulla moderna pubblicità, con importanti investimenti nel corso di Carosello, pilastro della storia pubblicitaria della prima televisione italiana.

Cambia ancora la società

Ma gli anni Duemila trasformano ancora una volta le abitudini della società italiana e internazionale. Alla moka si preferisce la cialda e le mode impongono nuovi marchi e nuove esperienze, nonostante i tentativi di rimanere sempre in linea con la domanda del mercato. Ma per tutti Bialetti è la moka. A pesare sull’azienda  anche la crescita verso l’Asia, che non va per nulla bene, anzi aggrava la situazione finanziaria di una società in sofferenza tanto che la società di revisione KPMG si astiene nel 2018 dall’esprimere un giudizio sul bilancio consolidato semestrale per “dubbi circa la continuità aziendale della società” gravata da più di 40,59 milioni di debiti.

Il rischio chiusura

La semestrale, infatti, evidenzia una situazione finanziaria davvero allarmante. “I ricavi consolidati del primo semestre 2018 – si legge nella nota – sono pari a 67,3 milioni di euro rispetto a 76,6 milioni di euro del medesimo periodo del 2017 e registrano una riduzione del 12, 1 per cento. Il risultato netto di Gruppo del primo semestre 2018 è negativo per 15,3 milioni di euro rispetto al risultato negativo di 1,6 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente”. A pesare, continua la nota aziendale, sono soprattutto “la generale contrazione dei consumi , che si è registrata sul mercato interno ed estero, nonché della situazione di tensione finanziaria che ha determinato ritardi nell’approvvigionamento, nella produzione e nelle consegne di prodotti destinati alla vendita”.

Il futuro passa per il bond

A dare ossigeno all’azienda, per al quale è partita anche una vasta campagna social #acquistaunaBialetti, quasi a ripagare l’impegno e l’attenzione verso i più moderni strumenti di comunicazione dell’azineda, è in realtà la decisione del Tribunale di Brescia chiamato a decidere se decretare o meno il fallimento della società. A metà novembre i giudici hanno disposto il divieto di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive a carico del patrimonio della società e di acquistare titoli di prelazione se non concordati, accogliendo quindi l’istanza presentata dalla società. Dal Tribunale è arrivato anche l’ok per un finanziamento prededucibile mediante l’emissione di obbligazioni non convertibili per 17 milioni di euro destinato al fondo Och-Ziff Capital Investments LLC. Un finanziamento che rientra nell’ambito dell’accordo sulla ristrutturazione del debito, definendo in 60 giorni il termine per concludere la ristrutturazione stessa.

La Bialetti guarda oltre George Clooney

E così la storica azienda italiana recupera tempo e risorse finanziare per provare a lasciarsi alle spalle i tempi difficili iniziati con una semplice battuta dell’affascinante George Clooney. E’ da qui, infatti, proprio da una pubblicità e dall’avvento delle cialde, con la concorrenza della Nespresso prima e dei suoi simili poi, che hanno preso vita tutte le difficoltà dell’omino con i baffi. Per gli italiani, però, il caffè del mattino, quello che diffonde il suo profumo in ogni stanza della casa, accompagnando il risveglio con il suo morbido aroma, resta quello della moka, del fornello acceso e della pigra attesa dell’acqua che inizia a bollire. Un’abitudine a cui è difficile rinunciare. Riuscirà l’omino con i baffi e l’italian way of life a puntare i piedi contro i colossi anche internazionali del caffè in cialda e superare la crisi in modo definitivo? Una scommessa che tutti speriamo si possa vincere insieme per non dover riuniciare a un risveglio italiano. Il caffè, infatti, è un vero e proprio rito, fatto di piccoli gesti e momenti uguali da sempre al quale faremmo davvero fatica a rinunciare. E allora, in bocca al lupo omino con i baffi.