Cenone e Capodanno: col nuovo dpcm come cambieranno le nostre abitudini a tavola

Almeno per quest’anno dobbiamo dire addio alle immagini che di solito accompagnano per tradizione i nostri giorni di Natale e Capodanno: il Coronavirus ci costringerà infatti a rinunciare alle maxi-tavolate che da sempre contraddistinguono questi momenti di festa, e tante altre sono le restrizioni in vigore fino al 6 gennaio per cercare di arginare il rischio contagi.

Cosa prevede il DPCM per Natale e Capodanno

Le misure erano largamente attese anche per l’escalation della pandemia nelle ultime settimane, e il cosiddetto DPCM di Natale firmato dal premier Conte (entrato in vigore il 4 dicembre 2020 e valido fino al 15 gennaio) conferma lo stato di allerta: in estrema sintesi, resta valido il coprifuoco dalle ore 22 alle ore 5 del giorno successivo, rafforzato in vista del “vecchio” veglione di Capodanno (divieto di spostamento assoluto tra le 22 del 31 dicembre 2020 e le 7 del 1° gennaio 2021), e si introducono specifiche restrizioni anche per la vigilia di Natale, il pranzo natalizio e il cenone di Capodanno.

Com’era forse inevitabile, vista la seconda ondata di Covid-19 che si è verificata dopo le aperture estive, il Natale e il Capodanno saranno “blindati” entro i confini comunali, con forte raccomandazione a limitare gli spostamenti solo in caso di necessità e a evitare anche le riunioni familiari e gli “assembramenti”.

Sono inoltre definitivi i divieti di organizzare feste nei locali pubblici e in luoghi privati, anche se nei giorni festivi i ristoranti resteranno comunque aperti nelle zone gialle (in cui per quelle date dovrebbe ricadere tutto lo Stivale) per il servizio a ora di pranzo e fino alle 18, ma solo con consumo al tavolo consentito per un massimo di quattro persone, salvo che siano tutti conviventi.

Quante persone a tavola a Natale e Capodanno?

Queste misure, insieme al divieto di spostamento tra le Regioni (anche per raggiungere le seconde case) dal 21 dicembre al 6 gennaio, rappresentano lo scudo con cui il governo e gli esperti cercano di scongiurare un nuovo, e terribile, innalzamento di contagi.

Rispetto a quanto inizialmente previsto, però, il decreto non contiene però indicazioni precise sul numero massimo di commensali che possono riunirsi per il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno: nel testo definitivo, infatti, è “sparito” il riferimento ai partecipanti e al grado di parentela “tollerato”, anche perché – come sottolineato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – “in uno Stato libero e democratico è impossibile entrare nelle case e dire quante persone siedono al tavolo”.

Nelle scorse settimane, indiscrezioni e dichiarazioni invece sembravano aprire a un possibile riferimento a festeggiamenti con un massimo di sei o dieci persone a tavola, bambini esclusi, esclusivamente tra parenti stretti (vale a dire genitori, figli, fratelli e sorelle), mentre ora invece c’è solo un invito più generico a tentare di evitare le riunioni familiari, senza “tetto” ai partecipanti.

Vigilia di Natale, le indicazioni del Governo

Come già capitato a Pasqua, quindi, ci aspettano delle feste più solitarie del solito e, in particolare, i giorni di Natale non potranno essere all’insegna della condivisione familiare come negli anni passati.

Per la sera della vigilia di Natale, il 24 dicembre, il DPCM prevede l’obbligo di rientrare nella propria abitazione entro le 22; inoltre, pur non essendo previsto un numero raccomandato di persone a tavola, Conte e gli esperti stanno provando un’opera di moral suasion per invitare a non ospitare a casa persone non conviventi, anche se si trattasse di parenti strettissimi.

Tutto ciò, in pratica, significa rinunciare alla classica routine del cenone di Natale, che soprattutto al Sud è fatta di tanti piatti tipici e da un ritmo molto “rilassato”, fino a protrarsi ben oltre la mezzanotte con lo scambio dei regali e le partenze dei giochi da tavolo, come la Tombola.

Ben più importante, specialmente per chi vive con sentimento religioso queste festività, è la decisione di anticipare le celebrazioni della messa di Natale alle 20 – così da consentire il rientro a casa prima del coprifuoco – e di fissare più funzioni religiose nell’arco dell’intera giornata del 25 dicembre, per evitare assembramenti (rispettando sempre i protocolli vigenti, che impongono l’uso di mascherine, acquasantiere vuote e mantenimento del distanziamento tra le persone sedute ai banchi o in piedi).

Pranzo di Natale 2020, niente tavolate

Anche il successivo giorno di Natale 2020 dovrebbe quindi essere all’insegna dell’accortezza: come detto, è ammessa la possibilità di pranzare al ristorante, mentre per chi resta a casa si raccomanda di non allargare la tavola per il pranzo di Natale a persone non conviventi. Ad ogni modo, forse anche nella consapevolezza di quanto sarà difficile “costringere” le persone a rinunciare a trascorrere queste feste riunendosi con i propri casi, il DPCM invita “quanto meno” a proteggere le persone anziane e con fragilità, ricordando l’importanza di utilizzare le mascherine quando non si sta a tavola e di mantenere il distanziamento

Le regole per il cenone di Capodanno

Niente veglioni e, possibilmente, niente feste in gruppi: queste sono le indicazioni per il Capodanno 2021 che arrivano dall’ultimo DPCM del presidente del Consiglio.

Anche per la sera classicamente dedicata al veglione di Capodanno, infatti, sarà in vigore il coprifuoco a partire dalle 22, per l’occasione esteso anche due ore in più, fino alle 7 del 1° gennaio 2021: bisognerà quindi stare in casa oppure rientrare all’abitazione in orario per evitare sanzioni.

Nessuna possibilità di festeggiamenti “speciali” neanche negli alberghi: chi alloggia in una struttura ricettiva non potrà infatti cenare al ristorante, perché dalle 18 del 31 dicembre 2020 e fino alle ore 7.00 del 1° gennaio 2020 i pasti si potranno consumare solo in camera – un sistema per evitare eventuali “furberie” e raggruppamenti stile feste e veglioni nelle sale degli alberghi.

Il Coronavirus annulla il veglione di Capodanno

La disposizione che “annulla” il cenone di Capodanno – e che obbliga a fare al massimo un “veglione in camera” – si è resa probabilmente necessaria anche alla luce delle tante promozioni lanciate nelle scorse settimane da strutture ricettive, che in particolare proponevano dei “pacchetti veglione di Capodanno” con pernottamento e cena che rischiavano, come detto, di aggirare il divieto di organizzare feste.