Cibofobia: quali sono le fobie alimentari più strane

Non solo diete o scelte di vita: c’è chi non mangia carne per rispetto degli animali, chi non può assumere determinati alimenti per intolleranze, chi deve rinunciare a dessert o fritture per questioni di linea o di salute. E poi c’è un altro “mondo”, completamente diverso, dove le limitazioni al consumo di cibo sono determinate da vere e proprie fobie: ecco quali sono le fobie alimentari più strane e diffuse, che creano disagi e problemi per chi ne soffre.

Le fobie alimentari

La paura è una sensazione naturale, avvertita da tutti gli essere viventi e ovviamente anche dall’uomo: spesso si tratta di una reazione istintiva, di natura psicologica e non controllabile razionalmente, che può influenzare e condizionare in modo profondo il nostro comportamento e la nostra vita. Quando ciò succede in maniera frequente e ripetuta nel tempo, si può parlare di vera e propria fobia, che può avere diversi fattori scatenanti (i ragni per l’aracnofobia, gli spazi aperti e affollati per l’agorafobia, gli spazi chiusi per la claustrofobia e così via).

Meno note sono probabilmente le fobie alimentari, che non vanno sottovalutate né però confuse con i disturbi alimentari, come anoressia, obesità e ortoressia nervosa, di cui possono però essere causa. Con l’espressione fobia alimentare si raggruppano tutta una serie di problematiche legate al cibo e all’assunzione di alimenti, che possono avere effetti vari sulle persone, scatenando reazioni fisiche e psicologiche che possono diventare anche debilitanti per l’organismo.

Quali sono le fobie alimentari

La più nota e studiata paura in questo ambito è probabilmente la fagofobia (letteralmente paura di mangiare, dal greco), definita come una disfagia psicogena che consiste nella paura di deglutire. Chi ne soffre – senza avere apparenti problemi fisici né ragioni che sono rivelabili attraverso esami e analisi di laboratorio – è bloccato dalla paura e non riesce a deglutire né ingerire cibi solidi, e questo problema può portare a una più grave paura di mangiare e a conseguenze pericolose come la malnutrizione e alla perdita di peso, mentre nei casi più lievi gli individui affetti si nutrono solo di alimenti morbidi e liquidi.

Che cos’è la fagofobia

Tale fobia non riguarda le caratteristiche organolettiche degli alimenti, ma si manifesta in presenza di qualsiasi tipo di cibo in forma solida, che la persona ha enorme difficoltà o impossibilità a deglutire, indipendentemente dal loro sapore o dall’odore. L’individuo non tollera la presenza in bocca di sostanze solide (a volte neppure lo spazzolino da denti) e, quando la fobia si manifesta, può avere degli attacchi di panico causati dal timore di poter soffocare mentre deglutiscono.

Anche per questo, fino a poco tempo fa, questo problema rientrava nella più generale “fobia da soffocamento”, ma studi più recenti hanno preferito procedere a una nuova classificazione per distinguere la specifica paura di deglutire da quella di soffocare.

La neofobia alimentare, la paura dei cibi nuovi

Frequente è anche la neofobia alimentare, ovvero il rifiuto di cibi nuovi o sconosciuti che in qualche modo trae origine in alcuni aspetti istintivi dell’essere umano: in quanto onnivori, siamo propensi a ingerire ogni tipo di alimento, ma corriamo il rischio di assumere anche sostanze tossiche. Per questo, soprattutto in una fase infantile (tra 2 e i 5 anni di età) possiamo mettere in atto un atteggiamento protettivo che agisce a livello inconscio e istintivo e ci blocca di fronte ad alimenti sconosciuti, rendendoci diffidenti da quello che non ci appare familiare.

Per i bambini questo rifiuto è un comportamento passeggero, da guidare e correggere anche attraverso l’esempio e l’educazione alimentare da parte dei genitori e del personale scolastico per evitare che possa determinare una dieta poco variegata o sbilanciata, mentre da adulti assume tratti più preoccupanti. Anche perché preferire solo alimenti noti può provocare squilibri nella dieta, privando l’organismo di nutrienti importanti e sostanziali per il benessere fisico.

Arfid, la paura di cibi specifici

Di recente si stanno accendendo i riflettori su un’altra patologia in aumento, battezzata nel 2013 ARFID (acronimo inglese di Avoidant restrictive food intake disorder), che è un disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo. Chi ne è affetto prova diffidenza e rifiuto verso i cibi ciò che non conosce, a causa del loro aspetto, gusto, odore o perché teme che possano provocare effetti indesiderati, come indigestioni o soffocamenti; questo provoca alterazioni gravi delle modalità e del comportamento alimentare e, in bambini e adolescenti, può compromettere anche la salute fisica. Da adulti questo problema genera più raramente carenze nutrizionali, ma intacca la vita sociale perché spesso chi soffre di Arfid preferisce mangiare da solo per evitare situazioni di imbarazzo in compagnia.

Le altre paure alimentari

Accanto a queste fobie, ci sono porti altri disturbi dell’alimentazione e della nutrizione connessi a problematiche mentali: ad esempio, la Pica che, come riconosce il Ministero della Salute è “caratterizzata da persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestiibili”, o come il Disturbo da Ruminazione, che invece consiste nel “ripetuto rigurgito di cibo, che può essere rimasticato, ingoiato o sputato”.

Ci sono poi altre paure davvero molto particolari: la turofobia è un’avversione al formaggio, che provoca repulsione quando la persona vede, assapora o avverte il profumo di un pezzo di formaggio; l’ittiofobia è la paura dei pesci, l’alliumfobia è la fobia dell’aglio, la lachanofobia riguarda i vegetali e l’alektorophobia il pollo. E bisogna citare anche la oenofobia, paura del vino, la metifobia, il terrore delle bevande alcoliche, e la più generale obesofobia, la paura di ingrassare.

Le cause delle fobie alimentari

Non è possibile individuare una sola causa per queste paure, che derivano da una serie complessa di fattori; tra i principali ci sono incidenti e traumi, che di frequente restano a livello inconscio, oppure risposte a comportamenti appresi durante l’infanzia, magari inconsapevolmente. A volte, poi, l’elemento scatenante è un’esperienza negativa così forte da innescare una repulsione e una avversione spropositata verso il cibo in questione.

Secondo gli esperti, una causa recente che può favorire la diffusione di questi disturbi è da ricercare anche nell’enorme quantità di informazioni che circolano in Rete (spesso non veritiere o comunque non approfondite), che può influenzare le scelte alimentari e creare facilmente fobie e paure irragionevoli intorno al cibo.

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