Dieta Lemme: cos’è, come funziona e le controindicazioni

È un regime alimentare piuttosto controverso, ideato da un farmacista che è diventato un personaggio pubblico per le sue comparsate in tv, e si basa sull’abbandono del concetto di caloria e sull’abbinamento ragionato di specifici alimenti che riescono a bruciare i grassi in virtù del contrasto tra acido e alcalino. Ecco dunque cos’è la Dieta Lemme, come funziona, cosa prevede e quali sono le possibili controindicazioni.

Che cos’è la dieta Lemme

Il papà di questa dieta si chiama Alberico Lemme, originario di Chieti ma attivo da anni in Brianza e nello specifico a Desio; dopo aver lavorato in una farmacia, ha iniziato a dedicarsi alla nutrizione ed è arrivato a fondare una Accademia della Filosofia Alimentare, accompagnata da una scuola per insegnare a “cucinare in modo sano e gustoso semplici alimenti”, il ristorante Ristolemme dove “si dimagrisce mangiando” a disposizione dei pazienti e infine un’app in abbonamento mensile che consegna “menu personalizzati”.

Lemme definisce la sua filosofia alimentare – che non chiama mai dieta, per non incorrere in sanzioni – come un “pensiero controcorrente e avanguardista” basato su meccanismo dimagrante e sull’efficacia di mangiare per dimagrire, dove il cibo viene usato come un farmaco, in “chiave biochimico-ormonale”.

Come funziona la dieta Lemme

Questo regime promette di consentire una perdita di peso importante in pochissimo tempo. La sua proposta è sorprendente perché ricca di carboidrati e proteine ma, contrariamente ai dettami della classica Dieta Mediterranea, vieta rigorosamente l’assunzione di frutta e verdura, oltre che di zucchero e sale, perché fanno ingrassare – in particolare, zucchero, frutta e verdura stimolano l’insulina

Inoltre, un ruolo centrale lo svolgono gli orari di assunzione dei cibi e l’indice glicemico degli alimenti: se è alto si forma glucosio nel sangue, mentre se è basso non si forma ed è possibile regolare il senso di sazietà e tenere sotto controllo il peso. Nella cosiddetta dieta Lemme, infatti, non contano le calorie, ma gli abbinamenti tra alimenti, e quindi è possibile mangiare pasta e fritti a colazione o carne di un coniglio, anche intero, per cena. Uno dei nomi con cui è diventata famosa è proprio “dieta degli spaghetti a colazione”, perché i carboidrati sono ammessi (anche in grande quantità) ma solo nella primissima parte della giornata; lo schema tradizionale prevede:

  • Colazione entro le 9,30 del mattino.
  • Spuntino tra le ore 10 e le 11.
  • Pranzo tra le ore 12 e le 14.
  • Merenda tra le 16 e le 17.
  • Cena tra le ore 19 e le 21.

Come detto, un’altra particolarità sta nell’assoluta assenza di calcolo delle calorie dei cibi e nell’eliminazione delle limitazioni nelle quantità.

Questo metodo è diventato di moda anche perché ci sono stati vari personaggi famosi italiani che lo hanno seguito, come Iva Zanicchi, Flavio Briatore, Simona Tagli, o di recente Al Bano e Serena Grandi.

Le due fasi della dieta Lemme

Il percorso tipico della filosofia alimentare di Lemme si divide in due fasi: nella prima, il paziente (definito “allievo” o “cadetto”, anche se non mancano esperienze di chi è stato chiamato “ciccione” – solo uno dei motivi per cui molti polemizzano con il sedicente dottore) deve restare in contatto costante con Lemme e ricevere al telefono i suoi consigli sugli alimenti da mangiare; questo “dimagrimento” dura un mese e bisogna rispettare alcune regole.

Ad esempio, è vietato utilizzare sale (anche nell’acqua della pasta) così come zucchero, dolcificanti, aceto, latte e derivati; no anche al consumo di pane, e gli unici carboidrati ammessi sono quelli della pasta (da cucinare sempre senza sale); è invece possibile usare come condimento (e in quantità a piacere) olio d’oliva, meglio se extra vergine, peperoncino, pepe, prezzemolo, aglio, limone, salvia, rosmarino, basilico, timo, cipolla e crusca per impanare; è possibile cuocere le pietanze nel modo preferito (anche la frittura), ma si può bere solo acqua (anche gasata) tè e caffè sempre senza zucchero.

Fondamentale è il rispetto degli orari e grande attenzione c’è anche alle combinazioni tra cibi, e ad esempio carne e pasta non vanno mai consumati insieme e, più in generale, non bisogna abbinare carboidrati e proteine (come in altre diete dissociate).

Il menu tipo della fase di dimagrimento, declinato su tre giorni, prevede una colazione con carciofi / pasta olio e peperoncino / fragole più caffè; a pranzo fiorentina / petto di pollo / filetto di vitello sempre con caffè; a cena, orata / sogliola / branzino bevendo caffè.

Dopo aver raggiunto la quota desiderata con il dimagrimento inizia la fase del “mantenimento”, che dura tre mesi e “si basa sul gusto personale, con la possibilità di nutrirsi mangiando di tutto senza mai più ingrassare”. In questo periodo si possono reintrodurre alcuni alimenti prima vietati, per abituare gradualmente l’organismo al reintegro di tutti i nutrienti, ma restano limitazioni per sale, zucchero e dolcificanti, latte vaccino e aceto.

Le critiche alla dieta Lemme

Alla base di questo regime alimentare dissociato ci sono alcune idee condivisibili – ad esempio, la regolazione degli orari di pasto, che in effetti possono influire sul modo in cui l’organismo assorbe i nutrienti, come confermato da studi sul ciclo circadiano degli esseri umani.

Ma il complesso della “dieta Lemme” si poggia su concetti non scientificamente provati e anche rischiosi: ad esempio, non c’è nessun fondamento scientifico nel suggerire che si può mangiare anche un chilo di pasta al mattino se la persona ne ha voglia, o che si possa mangiare a piacimento nella prima parte del giorno.

Ancora peggiore è il divieto al consumo di frutta e verdura, che può causare carenze vitaminiche e minerali: questi alimenti, inoltre, sono positivi anche per il microbiota, l’insieme dei batteri presenti nell’intestino e che contribuiscono a mantenere la salute.

Controverso è, infine, l’esclusione totale del sale: i nutrizionisti sono concordi nel consigliare di limitare la sua assunzione, ma escluderlo di colpo può portare a capogiri, debolezza e improvvisi cali di pressione.

Le controindicazioni

C’è un altro elemento critico in questa filosofia alimentare, ovvero la rilevante perdita di peso che “garantisce” nell’immediato: ogni dieta deve infatti prevedere una riduzione graduale del peso, che si traduce nell’eliminazione del grasso e non (anche) di massa muscolare e tessuti nobili, che è un danno irreparabile.

La dieta Lemme è poi assolutamente iperproteica e si basa su un forte squilibrio tra gli alimenti, che può portare a sovraccaricare il lavoro per il fegato e per i reni.

Per le sue caratteristiche, infine, non può essere seguita da chi soffre di pressione bassa né dalle donne in gravidanza o in allattamento.

In definitiva, questo regime alimentare sembra essere tutt’altro che un buon sistema per ridurre il peso e tornare in forma – tra l’altro, non c’è alcun accenno all’attività fisica, che anzi è considerata “deleteria”: meglio è cercare altri modelli da seguire, basati su un’educazione alimentare più orientata alla salute e al benessere psico-fisico della persona e incentrata su pasti completi, regolari, sani ed equilibrati, nelle giuste quantità e proporzioni, come consigliano i veri esperti e il mondo scientifico.