La quercetina contro il Coronavirus: gli alimenti ci aiuteranno?

Sembrano esserci nuove speranze nella lotta al Coronavirus, e sono legate a una sostanza naturale contenuta tra l’altro in capperi, cipolla e radicchio: come svelato da uno studio internazionale, la quercetina funge da inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19 e blocca la replicazione del virus che sta tanti problemi ha causato a livello mondiale in questi mesi.

Che cos’è la quercetina

La quercetina è una molecola di origine naturale e, precisamente, un flavonoide del gruppo dei polifenoli, contenuto in molti alimenti di origine vegetale e in ortaggi, quali ad esempio i capperi (la pianta che contiene la maggior quantità rispetto al peso), la cipolla rossa, il sedano, il radicchio, ma anche il tè verde, la mela, la propoli, il mirtillo, il levistico e l’uva rossa.

Nota già da tempo per le sue caratteristiche interessanti dal punto di vista farmacologico, la quercetina è ricca di proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiallergiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo.

Quercetina e Covid, cosa dice lo studio internazionale

Nelle ultime ore, la fama di questa molecola è ulteriormente cresciuta dopo la pubblicazione sulla rivista International Journal of Biological Macromolecules dei risultati di uno studio internazionale, realizzato da ricercatori delle Università di Zaragoza e Madrid con la partecipazione dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza, che ha sperimentato gli effetti della quercetina in contrasto al virus SarsCoV2.

Attraverso test in vitro e simulazioni al computer, il gruppo di lavoro ha dimostrato che la quercetina è infatti in grado di destabilizzare una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus, e questa scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci antivirali specifici per Covid-19.

Come agisce la molecola contro il virus

A illustrare la scoperta e il funzionamento della molecola è Bruno Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio: “Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, che è quella di consentire la replicazione del virus. In pratica, la quercetina riduce l’attività enzimatica di 3CLpro grazie al suo effetto destabilizzante sulla proteina.

La notizia importante è che “già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco”, e soprattutto “può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica”. Inoltre, non è possibile brevettarla e dunque “chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche”.

I risultati dello studio internazionale

Entra più nel dettaglio Olga Abian, ricercatrice dell’Università di Zaragoza e prima autrice della pubblicazione, che spiega che “lo studio parte da una caratterizzazione sperimentale di 3CLpro, la proteasi principale di SARS-CoV-2”, che può essere un “possibile bersaglio farmacologico, in virtù del fatto che è fortemente conservata in tutti i tipi di coronavirus”.

In letteratura scientifica sono state già segnalate altre molecole che fungono da inibitori per questa proteina, ma non sono utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali: al contrario, come detto, il valore della quercetina sta proprio nel fatto che è ottimamente tollerata dall’uomo, aprendo dunque alla speranza di poter contrastare efficacemente il virus che ha creato la temibile pandemia.

 

Attenzione alla notizia: non esistono alimenti anti-Coronavirus

Questa notizia ha avuto una immediata eco ed è stata accolta con un grande entusiasmo mediatico, che però spesso non ha messo in luce la vera portata dello studio.

La quercetina può avere un ruolo nella battaglia al Covid, ma al momento non ci sono (ancora) sviluppi concreti: quello italo-spagnolo è un “semplice” lavoro in vitro e in laboratorio, non uno studio clinico, come sottolineato da Gioacchino Calapai, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Messina ed esponente della Società italiana di Farmacologia (Sif).

La comunità scientifica invita quindi alla prudenza, perché questo e gli altri lavori “al momento non hanno alcun impatto sulla cura o la prevenzione di Covid” e “l’azione sugli enzimi è una strategia che è stata adottata con successo per esempio nella cura dell’HIV, ma ora siamo di fronte a un virus ad altissima contagiosità e per il quale, al momento, non esiste cura”, aggiunge Calapai, che invita ad attenersi al rispetto delle regole igieniche – lavaggio delle mani, uso della mascherina e distanziamento – come misura di sicurezza.

Le spiegazioni della comunità scientifica

Ancora più critico è Enrico Bucci, biologo e docente alla Temple University di Filadelfia negli Stati Uniti, che cerca di fare il punto per evitare la diffusione di vere e proprie fake news su un tema così delicato.

A suo dire, lo studio in vitro è ben fatto, ma ha solo mostrato dal punto di vista sperimentale “che la quercetina lega una proteina virale (come lega, aspecificamente, moltissime altre proteine) e che agisce concentrazioni troppo elevate per l’impiego farmacologico e per ciò che si sa della sua biodisponibilità”.

La quercetina non è una cura miracolosa, un rimedio che uccide il Covid (come scritto da alcuni giornali) né mangiare più capperi o radicchio ci metterà al riparo dal virus.

Lo stesso Bucci ricorda come questa molecola sia “un composto insolubile e di scarso assorbimento da parte dell’organismo, senza alcuna attività specifica provata contro alcunché, riproposto ogni volta contro l’ennesima malattia emergente per raccattare un po’ di soldi da parte di venditori di integratori senza scrupoli”, tanto che negli Stati Uniti “la Food and Drug Administration (Fda) vigila su coloro che propongono quel composto come l’ultimo ritrovato contro Covid” e proprio a giugno ha diffidato alcune aziende “dal promuovere e vendere prodotti a base di quercetina come terapie per la cura di Sars-CoV-2”.