Buchette del vino: la storia delle finestrelle più famose di Firenze

Le buchette del vino, tipiche di Firenze e di altre località toscane, sono una tradizione del Seicento che diventa incredibilmente attuale per le misure anti-Covid: andiamo alla scoperta di queste speciali finestrelle che si aprono lungo le pareti di antichi palazzi ad altezza strada, che permettevano e permettono anche oggi di acquistare e consumare il vino senza rischi di contagio.

Che cosa sono le buchette del vino

Chiamate anche in altri modi, tra cui “tabernacoli, finestrini o finestrelle” del vino (specificazione che non manca mai!), le buchette fiorentine sono una sorta di rinascimentale e originale punto vendita di vino dal produttore al consumatore, senza intermediari.

Si tratta, per la precisione, di piccole porticine, di forma e stili architettonici differenti, che si aprono a circa un metro dal suolo all’interno delle facciate di case e palazzi fiorentini, usate per la vendita del vino direttamente in strada e servite per secoli a consentire un passaggio di mano non diretto di milioni di fiaschi e bicchieri di vino.

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foto dal web

La storia delle buchette del vino

Le abbiamo definite “rinascimentali”, ma in realtà l’origine storica delle buchette del vino di Firenze è ancora incerta; sembra comunque certa la creazione intorno al Cinquecento, quando le famiglie nobili della città toscana iniziarono a comprendere il vantaggio di smerciare privatamente e direttamente il vino prodotto nelle loro campagne, senza passare per gli osti e senza incappare in dazi (perché la vendita dalla produzione familiare allora non era soggetta a tasse).

Non è un caso, quindi, che anche nomi familiari agli appassionati di enologia come Antinori, Frescobaldi o Ricasoli si servissero di queste porticine per vendere un bicchiere o un fiaschetto di pregiato nettare, in cambio di un gruzzolo di monete sonanti. Inoltre, questa modalità di take away ante-litteram e completamente “contactless” era vantaggiosa anche per i clienti viandanti, che potevano acquistare il vino a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati nelle osterie.

Queste buchette hanno poi svolto un’azione centrale nel XVII secolo, quando anche Firenze fu colpita dall’epidemia di famosa “peste bubbonica” (quella di cui parla ad esempio Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”, scoppiata intorno al 1630), perché hanno rappresentato lo strumento con cui i vignaioli hanno potuto continuare a vendere il proprio vino, anche senza entrare in contatto diretto con l’acquirente e, per di più, ricevendo il pagamento su una paletta metallica e immergendo subito le monete nell’aceto per disinfettarle.

Come funzionavano le buchette del vino

Anche se ogni buchetta rispondeva a uno stile architettonico e a un gusto particolare e specifico – adattandosi alle forme del palazzo signorile di riferimento – ci sono comunque alcune caratteristiche di fondo che sono uguali per tutte. La più importante, è che tali finestre si aprivano su un vano posizionato al pian terreno del palazzo e facilmente collegabile alla cantina, così da permettere a un servitore di gestire la vendita delle bottiglie del vino in determinate ore del giorno.

Anche le dimensioni sono quasi sempre simili: le aperture hanno misure tali da consentire appena il passaggio di un fiasco, mentre la forma più comune è quella a porticina con un archetto superiore, spesso decorato da una cornice con punta a goccia, chiuso da una porticina in legno. Non mancano però buchette con eleganti cornici di pietra liscia o bugnata, che hanno reso frequente l’appellativo di “tabernacoli del vino” per la somiglianza ai tabernacoli ecclesiastici.

In termini pratici, per acquistare il vino sfuso attraverso una buchetta bisognava compiere un piccolo “rito”: il cliente bussava alla piccola porticina in legno della buchetta e lasciava i soldi sul davanzale; dall’altra parte c’era il vignaiolo o un suo servo (comunque collegato alla proprietà del palazzo della rispettiva buchetta), che prendeva i soldi, riempiva il fiasco con la relativa quantità di vino, faceva passare il fiasco dall’apertura e lo restituiva al cliente, che attendeva a bordo strada.

In questo modo, era possibile vendere con discrezione il vino al minuto direttamente in strada, una operazione che – guardando solo la diffusione delle buchette a Firenze – era evidentemente molto apprezzata anche dai clienti.

Inoltre, gli storici hanno svelato anche un’altra funzione delle buchette del vino, in particolare per quelle dei palazzi nobiliari, più significativa e rilevante: i signori locali, infatti, lasciavano nel piccolo vano cibo o una brocca di vino in beneficenza, ad uso delle persone più bisognose, sfruttando l’anonimato garantito dalla ridotta altezza da terra della finestrella stessa.

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foto dal web

Le finestrelle oggi: una soluzione di vendita anticontagio

Facciamo un salto in avanti nel tempo e veniamo ai nostri giorni odierni: stando alle ultime rilevazioni, nella zona fiorentina ci sono all’incirca 180 buchette del vino ancora intatte, 145 delle quali si trovano nel centro storico della città, in particolare in via del Giglio e in via del Sole. Nel tempo, infatti, alcune sono state poi definitivamente murate, ma quelle residue ci raccontano la storia e questa usanza, con tanto di lapidi che informano i clienti sugli orari di vendita stagionali di un tempo.

E, per citare l’abusata espressione “corsi e ricorsi storici”, negli ultimi due anni le buchette del vino si sono rivelate nuovamente una pratica, originale e soprattutto sicura soluzione per trasferire prodotti ai clienti, in pieno rispetto di misure di distanziamento e le restrizioni sociali legati alla pandemia di Covid-19.

Prendendo spunto dal passato, alcuni locali fiorentini hanno approfittato di questi piccoli pertugi nelle mura rinascimentali per servire drink in sicurezza e per smerciare altri prodotti, evitando il contatto (anche visivo) con il cliente, e altri addirittura hanno creato delle buchette nuove. Tra gli esempi di riutilizzo delle finestrelle “storiche”, la Gelateria Vivoli ha sfruttato la buchetta per vendere cappuccini e gelati in vaschetta, mentre l’Osteria delle Brache in Piazza Peruzzi, Babae in Santo Spirito e il Latini offrono vino e salumi.

Per tutelare questo pezzo di storia fiorentina è anche nata l’Associazione Buchette del Vino, che tra l’altro ha realizzato il censimento e la mappatura di tutte le buchette del vino ancora presenti nel territorio fiorentino, provvedendo anche all’apposizione di targhe segnaletiche sul palazzo, in accordo con i proprietari di buchette e con il nulla osta della Soprintendenza.