Brunch: cos’è, dove nasce e come comportarsi ad un pranzo brunch

Il termine è stato usato per la prima volta a fine Ottocento, ma è solo negli anni Trenta del secolo successivo e poi, soprattutto, negli ultimi trenta anni che è diventato il fenomeno mondiale che conosciamo oggi: oggi parliamo del brunch, lo speciale pasto inventato negli Stati Uniti che possiamo definire una sorta di tarda colazione salata o dolce e che può caratterizzarsi come momento di convivialità e leggerezza.

Che cos’è il brunch

Nato dalla combinazione delle parole inglesi breakfast e lunch – ovvero colazione e pranzo – il brunch è letteralmente una commistione tra prima e seconda colazione anglosassone, che si consuma a tarda mattinata, solitamente nei weekend e in particolare alla domenica.

Sulla scia della sua diffusione anche in Italia è nata anche una parola italiana per chiamare questo pasto, ovvero colanzo, che parimenti fonde colazione e pranzo, ma non ha avuto lo stesso successo.

Nella sua forma classica, il brunch è un pasto che si organizza tra le ore 11:00 e le 15:00, generalmente organizzato in spazi ampi (anche all’aperto) perché prevede il servizio a buffet: per preparare un brunch si mettono insieme tutti gli elementi tipici di una colazione dolce e cibi più propriamente adatti al pranzo domenicale anglosassone, come carni fredde, salumi, formaggi, torte o frutta.

pranzo brunch

La storia del brunch

La caratteristica principale del brunch è quindi la fusione tra elementi della colazione e le portate del pranzo, oltre che il servizio che è “a metà strada” tra i due momenti: il brunch infatti inizia più tardi della classica breakfast, ma in anticipo rispetto al lunch.

Ed è così sin dalle sue origini: la prima occorrenza della parola risale all’agosto 1895, quando lo scrittore britannico Guy Beringer raccontò sull’Hunter’s Weekly di aver inventato un nuovo pasto, chiamato appunto brunch, che gli aveva permesso di dormire fino a tardi la domenica e di non dover attendere l’ora di pranzo (e il rientro a casa dopo le celebrazioni ecclesiastiche) per mettere qualcosa sotto i denti. Nella sua visione, il brunch era un pasto “allegro, socievole e stimolante“, che “favorisce le chiacchiere, ti mette di buon umore, ti rende soddisfatto di te stesso e dei tuoi simili, spazza via le preoccupazioni e le ragnatele del settimana”.

In realtà, oggi si ritiene che Beringer possa aver coniato la parola “brunch“, ma non inventato il pasto stesso, le cui origini sono precedenti e potrebbero risalire alle colazioni pre-caccia che erano comuni per gli aristocratici in Inghilterra, che consumavano pasti sontuosi con opzioni sia dolci che salate. Per altri studiosi, il brunch domenicale potrebbe essersi sviluppato grazie ai cattolici, che digiunavano prima della messa e poi mangiavano un pre-pranzo abbondante nel cortile della Chiesa.

Ad ogni modo, negli anni Trenta c’è stato un vero e proprio boom per il brunch, anche grazie al traino delle star di Hoolywood che apprezzano la possibilità di mangiare a orari diversi rispetto a quelli canonici, tanto che nel 1939 il giornale LA Times scriveva che la domenica era “diventato ufficialmente un giorno di due pasti”.

Pranzo brunch, le caratteristiche

Il brunch nasce quindi come soluzione per consentire alle persone di restare a letto qualche ora di più, in particolare alla domenica dopo aver fatto tardi alla sera del sabato, e per evitare i classici e lunghi preparativi del pranzo di un giorno di festa.

Ma oggi questo pasto può essere anche interpretato come l’occasione per metterci in pausa dalla frenesia della nostra società, cercando un (raro) momento di calma e di sospensione dai pensieri su lavoro e routine, magari lasciando da parte anche lo smartphone (se non per fare foto da condividere poi successivamente!).

Ciò che lo caratterizza, infatti, è quello che già descriveva Beringer oltre un secolo fa: un evento allegro, socievole e stimolante, in cui finalmente rallentare il ritmo, dimenticarci le regole (tipo quelle della cucina e degli abbinamenti tra i sapori!) e concentrarci solo sul piacere della condivisione e dello stare insieme.

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Che cosa si mangia a un brunch

Il brunch nasce per sovvertire le regole e creare una piccola trasgressione alle abitudini e alle convenzioni: è fuori orario, innanzitutto, ma mette insieme anche tanti alimenti e cibi che normalmente non pensiamo di unire.

Tra gli elementi immancabili del brunch ci sono cornetti, croissant, torte dolci, pancake, ma soprattutto alimenti salati come le uova (sode, strapazzate con il bacon, fritte o preparate alla Benedict), bagel da farcire con i condimenti preferiti (a cominciare dal salmone), torte salate ripiene, focacce. E poi, ancora, insalate miste, frutta fresca e tanti condimenti e salse (come burro salato, yogurt, maionese, marmellata e miele).

A un brunch perfetto non possono mancare le bevande per accompagnare i piatti: si va dal classico caffè americano al cappuccino, passando per spremute d’arancia, latte, succhi di frutta e tè (anche freddo, per gli eventi estivi). Negli Stati Uniti è prassi consumare anche long drink e cocktail alcolici, come Bloody Mary, Mimosa e Bellini.

Le regole del brunch

Per natura, il brunch è un pasto tipicamente informale, ma ciò non significa che sia assolutamente sregolato: anzi, esistono alcune “linee guida” che rappresentano un po’ il galateo del brunch, ovvero delle indicazioni da seguire per preparare e vivere davvero un pasto perfetto.

La prima regola riguarda l’orario, perché come detto il brunch si organizza solitamente tra metà mattino e primissimo pomeriggio; gli ospiti sono di solito familiari oppure amici intimi, ma nulla vieta di estendere l’invito ad altri conoscenti che possono condividere questa passione. Ciò che conta è sottolineare il carattere “leggero” del brunch, che è lontano dalla pomposità che (specie al Sud Italia) vive il pranzo della domenica – e, quindi, spazio anche a partecipanti in jeans e scarpe da ginnastica.

Qualche spunto arriva anche per la preparazione delle portate: se la libertà e la creatività sono ben accette e anzi necessarie, è comunque utile ricordare di mettere sempre gli ospiti in condizione di servirsi con facilità e sicurezza, provvedendo a portare in tavola pietanze già porzionate, tagliate e ben separate.

Apparecchiare la tavola per un brunch è molto semplice, perché serve davvero solo l’indispensabile (soprattutto se organizziamo un evento in piedi): basta una tovaglia grande, un piatto con coltello e forchetta per ogni partecipante, un bicchiere per le bevande fredde e una classica mug per quelle calde. Se prevediamo il consumo al tavolo, aggiungeremo una tovaglietta all’americana per ogni ospite. L’ideale è cercare soluzioni ecosostenibili, non ricorrendo quindi alla plastica (se non quella lavabile e riutilizzabile) ma alle tante alternative green e riciclabili.