Perché si mangia il tacchino nel Giorno del Ringraziamento?

È una tradizione secolare negli Stati Uniti, che la globalizzazione (ma anche tantissime scene di serie tv, cartoni animati o libri) ha fatto conoscere e diffondere anche nel resto del mondo, Italia inclusa: parliamo della preparazione del Tacchino in occasione della Festa del Ringraziamento, un piatto dall’origine ancora un po’ misteriosa, come vedremo.

Le origini del Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti

Per scoprire il motivo per cui gli statunitensi mangiano il tacchino nel Giorno del Ringraziamento (insieme ad altri piatti e contorni tipici) bisogna risalire alle origini di questa celebrazione.

Come noto, il Thanksgiving Day si festeggia ogni anno il quarto giovedì del mese novembre per esprimere gratitudine a Dio per il raccolto agricolo e per tutto quello ricevuto durante l’anno trascorso, e più in generale per ringraziare le persone che hanno offerto aiuto e supporto.

Secondo gli storici, il primo Ringraziamento risale al 1621, a conclusione del primo anno di insediamento nel Nuovo Mondo dei Padri Pellegrini costretti a emigrare dal Regno Unito per motivi religiosi: dopo mesi complessi, a causa anche delle difficoltà nel coltivare i semi portati dalla madre patria nella nuova realtà, i Coloni di Plymouth riuscirono finalmente ad avviare una coltivazione e un allevamento proficui grazie ai consigli dei nativi americani, che indicarono loro quali prodotti coltivare e quali animali allevare.

Tra questi, secondo la leggenda, c’erano in particolare granturco e tacchini: prima dell’inverno del 1621, appunto, i Pellegrini decisero di celebrare il buon raccolto successivo ringraziando Dio e gli stessi i nativi che li avevano ben supportati, organizzando una festa nel cui menu figuravano alcuni piatti poi divenuti tradizionali, come proprio il tacchino arrosto, la zucca, il focacce di granturco, torte di cereali, frutta secca e così via.

thanksgiving

Tacchino Giorno del Ringraziamento: la vera storia

Questa versione della storia è stata poi rivista negli ultimi anni, e gli studiosi sono attualmente più propensi a ritenere che il tacchino non facesse parte di quel menu (e i volatili consumati erano probabilmente oche o anatre) – anche perché, secondo varie teorie, i nativi americani non coltivavano né consumavano questi animali.

La diffusione del tacchino come alimento per il Giorno del Ringraziamento si deve, quindi, ad altre motivazioni, per lo più di tipo pratico: date le sue dimensioni, questo è l’unico volatile che può soddisfare le esigenze di un’intera famiglia senza gravare troppo sull’economia, e inoltre solitamente è allevato principalmente per il consumo di carne (a dispetto di mucche o galline, che forniscono anche di latte e uova e sono quindi preziose, soprattutto in vista dell’inverno).

Perché si mangia il tacchino il Giorno del Ringraziamento?

E quindi, oggi nel Giorno del Ringraziamento si mangia il tacchino perché questa è stata la scelta storicamente più pratica, ed è così all’incirca dal XIX secolo (quando questo piatto fu per così dire istituzionalizzato): ai motivi già citati dobbiamo anche aggiungere un altro fattore decisivo, ovvero l’abbondante disponibilità di questo animale, al punto che al momento del contatto europeo si stima che ci fossero almeno 10 milioni di tacchini in America.

A quanto pare, poi, un ruolo lo ha giocato anche la letteratura, che ha contribuito a diffondere l’idea del tacchino arrosto come piatto nobile e perfetto per le feste: in particolare, questa idea è presente in “A Christmas Carol” di Charles Dickens (1843) e soprattutto in “Northwood” di Sarah Josepha Hale (1827), dove un capitolo intero del romanzo è dedicato alla descrizione di un Ringraziamento del New England, con un tacchino arrosto “posto a capotavola”.

Storia, leggenda e fattori pratici sono quindi alla base del tacchino nel Giorno del Ringraziamento, ma l’unica cosa certa è che oggi si stima che solo negli Stati Uniti si consumino ogni anno oltre 40 milioni di tacchini durante quello che è uno dei weekend festivi più sentiti del Paese.