All you can eat, la formula è davvero vantaggiosa?

Si calcola che negli ultimi anni nella sola Milano siano fioriti all’incirca 400 ristoranti che, a vari livelli, propongono la formula “all you can eat“, soprattutto per la cucina orientale, giapponese in primis: per chi non mastica l’inglese o non ha ancora conosciuto questo fenomeno, ma ne dubito, si tratta di locali che adottano la formula del prezzo fisso senza limiti di portate, con costi che in genere sono compresi tra i 10 e i 20 euro, bevande escluse.

Come funziona la formula all you can eat

A vederla così, l’idea di “abbuffarsi” spendendo relativamente poco sembrerebbe essere davvero vantaggiosa, ma ci sono alcune precisazioni da fare rispetto alla formula di “paghi e mangi tutto” (traduzione approssimativa di “all you can eat”). Innanzitutto, spesso i ristoranti prevedono una sorta di “rimborso” o di penale per il cibo preso e non effettivamente consumato: significa, in pratica, che gli eventuali avanzi di cibo vanno pagati, col rischio di ritrovarsi un conto più elevato di quello preventivato e “promesso”.

Non solo un fattore economico

A ben vedere, la spinta a non lasciare avanzi non è soltanto una “mossa” economica, che va a tutto vantaggio dei ristoratori; riuscire a migliorare nell’educazione alimentare e in un consumo più sostenibile è un obiettivo davvero importante per il nostro mondo contemporaneo, che invece vive di continui sprechi, soprattutto nel settore alimentare. Si calcola infatti che in tutto il mondo un terzo del cibo, qualcosa come 1,3 miliardi di tonnellate, sia gettato via senza arrivare neanche a tavola pur essendo prodotto per vari problemi, mentre nella sola Italia lo spreco domestico costa 110,5 chili di prodotti alimentari all’anno.

all you can eat sushi

All you can eat, mangi quanto paghi?

Insomma, queste caratteristiche sembrano delineare come “positiva” l’intuizione della formula all you can eat, che consente di servizi a buffet o a servizio di un quantitativo limitato di alimenti e di avvicinarsi a costo ridotto anche a cucine in genere ritenute piuttosto “d’elite” e care, come quella giapponese. Proprio il sushi, sashimi e affini sono infatti spesso al centro di queste proposte a prezzo fisso, offrendo anche a chi non dispone di larghi budget la possibilità di gustare le preparazioni orientali. Ma qual è il rapporto tra prezzo e qualità?

All you can eat, l’inchiesta delle Iene

A riportare l’argomento ristoranti “all you can eat” al centro del dibattito (e delle polemiche) è stato, qualche mese fa, un servizio de Le Iene realizzato da Nadia Toffa, che ha cercato di far luce sulla questione della sicurezza alimentare legata all’offerta dei locali che propongono questa modalità di acquisto anche per prodotti delicati come il pesce crudo fresco. In particolare, la Iena è andata a scoprire, insieme a un esperto “sushi man”, quale fosse la risposta di alcuni ristoranti all you can eat giapponesi a Milano a un’analisi piuttosto approfondita, che iniziava con l’impatto visivo, olfattivo, gustativo e tattile, nonché qualitativo, del cibo offerto.

iene

Attenzione alla qualità delle materie prime

I prodotti di otto ristoranti, poi, sono stati analizzati in laboratorio per studiare il loro stato igienico-sanitario: in tre casi, i risultati sono stati soddisfacenti, ma in cinque locali meneghini sono stati rilevati valori molto elevati di batteri nocivi, come stafilococco o escherichia coli. Per la precisione, rispetto a una soglia massima di riferimento posta pari a 10 mila, in questi cinque ristoranti i parametri arrivavano addirittura a 860 mila, mentre in ristoranti giapponesi più rinomati (e costosi) la presenza di batteri non superava la quota di 100. A questo si aggiungevano ambienti sudici e pesce conservato a temperature non a norma, errori che favoriscono (e spiegano in parte) la proliferazione dei batteri stessi.

Il ristorante che non teme le Iene

Il servizio della trasmissione di Italia Uno ha provocato varie reazioni, tra chi ha puntato il dito contro il “business” dell’all you can eat e chi, invece, ha cercato di invitare alla calma. Tra i più attivi c’è stato il proprietario di un ristorante milanese, che ha distribuito tantissimi volantini su cui campeggiava lo slogan “Non temiamo le Iene, il sushi lo facciamo bene“. Una sorta di sfida che Nadia Toffa ha raccolto, andando di persona a sottoporre questo ristorante all’ispezione di qualità. Risultato? Prova superata praticamente a pieni voti per il Sushi Ye, in via Rivoltana 64 a Segrate, a due passi dall’Idroscalo, e per il suo titolare, il signor Feng, che nell’intervista a Le Iene ha anche raccontato la sua storia di immigrazione in Italia.

All you can eat, il rapporto tra costo e cibo mangiato

Insomma, la “lezione” che possiamo apprendere da quanto scritto è piuttosto semplice: non tutti i ristoranti “all you can eat” sono davvero vantaggiosi per le tasche e, soprattutto, per la salute dei consumatori. Prima di sedersi a un tavolo che propone menu fisso a consumo, allora, è sempre bene assicurarsi sulla qualità dei prodotti che serve e sulla efficienza della cucina, per evitare di ritrovarsi a spendere poi più di quanto si mangia effettivamente.