5 caffè storici d’Europa da visitare e dove gustare delle vere bontà

È difficile pensare che, fino a meno di cinquecento anni fa, in Europa non si conosceva per nulla il caffè: è solo nel Diciassettesimo secolo che nel Vecchio Continente appaiono per la prima volta chicchi e polvere di questa pianta, soprattutto in porti marittimi che avevano traffici con l’Impero Ottomano, come Venezia, Marsiglia, Londra e Amsterdam.

L’arrivo del caffè in Europa

In breve tempo, la bevanda si diffonde in tutto il Continente e conquista sempre più appassionati, e dalla cultura araba e orientale si prende in prestito anche un’altra tradizione: vendere il caffè in caffetterie che assolvono la funzione di luogo di intrattenimento socializzante in cui non solo bere, ma anche ascoltare musica, leggere, giocare a scacchi o a backgammon.

I primi cafè della storia

Fonti storiche rivelano infatti che il primo cafè fu aperto alla Mecca intorno all’anno 1500, mentre nel 1530 fu inaugurato il primo locale a Damasco e poi subito dopo al Cairo; nell’antica capitale ottomana Costantinopoli la prima caffetteria certa aprì invece nel 1554, anche se una leggenda (senza riscontri documentali) narra che esistesse già un “locale da caffè”, chiamato Kiva Han, attivo sin dalla metà del Quattrocento.

A proposito di leggende, è stata smentita anche la narrazione che legava l’introduzione del caffè alla lotta contro l’Impero Ottomano e alla grande Battaglia di Vienna: secondo questo racconto, nel 1683 gli eserciti europei, dopo aver scacciato dalla città l’esercito ottomano, trovarono dei residui di caffè negli accampamenti abbandonati. Questi “misteriosi sacchi di fagioli verdi” furono concessi al re di Polonia Jan III Sobieski, comandante dell’esercito vittorioso, che a sua volta li cedette a un suo ufficiale, Jerzy Franciszek Kulczycki: quest’ultimo ebbe la brillante di idea di aprire la prima caffetteria a Vienna, usando appunto il regalo del suo sovrano e creando una bevanda speciale a cui aggiunse lo zucchero e il latte.

Le caffetterie storiche in Europa

Al di là del fascino, questa narrazione non tiene conto di alcuni fatti storici: la prima caffetteria europea fu aperta in realtà quasi cinquanta anni prima, intorno al 1640, a Venezia, e nel decennio successivo ci sono resoconto di inaugurazioni di cafè in Inghilterra (a Londra e Oxford, ad esempio), in Francia, nei Paesi Bassi e via via in tutto il mondo.

Così, le Botteghe del Caffè, note anche come Caffetterie, Café, Coffeehouse, Kaffeehaus, Cafés (a seconda della lingua e della cultura) sono divenute dei centri di riferimento non solo gastronomico, ma anche artistico e sociale, locali in cui degustare ovviamente caffè e altre bevande raffinate, mangiare prelibatezze culinarie e di pasticceria e, allo stesso tempo, confrontarsi con altre persone, avviare discussioni, cercare ispirazioni per le proprie creazioni. Chi ha visto Midnight in Paris di Woody Allen può capire ciò di cui stiamo scrivendo.

5 cafè storici da visitare nel Vecchio Continente

E c’è una buona notizia per chi apprezza il fascino della storia e vuole vivere un’esperienza tra nostalgia e innovazione: molti dei caffè storici sono infatti ancora in attività, aperti ormai da secoli e divenuti dei custodi del “tempo che fu”, rivendicando orgogliosamente le proprie origini e facendo rivivere la memoria delle grandi personalità e dei personaggi che li frequentavano e vivevano. Ne abbiamo selezionati 5 in giro per l’Europa, perfetti per un viaggio nel tempo ricco di fascino!

Il cafè Florian di Venezia, in Piazza San Marco, 57

Il primo caffè famoso che incontriamo è il Cafè Florian di Venezia, posto proprio sotto i portici di Piazza San Marco: aperto nel 1720, è il più antico di Italia e del mondo (primato condiviso con un locale parigino, come vedremo) e deve il suo nome al proprietario Floriano Francesconi, che in realtà lo aveva battezzato “Alla Venezia trionfante”.

Nelle sue sale hanno sorseggiato caffè (e non solo) artisti italiani del calibro di Carlo Goldoni (che si ispirò proprio alla caffetteria per la sua opera “La Bottega del caffè”), Ugo Foscolo, Antonio Canova, Silvio Pellico e Gabriele D’Annunzio, ma ci sono tracce anche di Stendhal, Nietzsche, Goethe, Wagner e Byron.

Ancora oggi, chi entra nel caffè Florian sembra quasi rivivere l’epoca d’oro del locale, immergendosi in una atmosfera affascinante resa ancor più suggestiva dalle splendide arredate con grandi specchi, legni pregiati e decori, che danno la sensazione di essere in un museo contemporaneo in cui la storia continua a vivere.

Il cafè Procope di Parigi, in rue de l’Ancienne Comédie 13

Lo abbiamo citato prima, e quindi la seconda tappa non può che essere il Cafè Procope di Parigi, inaugurato nel 1686 nel cuore di Saint-Germain des Prés, di fronte al teatro che allora ospitava la Comédie-Française. Anche in questo caso il nome del locale deriva da quello del proprietario, e c’è un pizzico di Italia in questa storia: è infatti il siciliano Francesco Procopio dei Coltelli ad aver reso celebre il cafè Procope, portando due straordinarie “rivoluzioni”.

Secondo gli storici, infatti, è proprio qui che il naturalista Jean Paul Thévenot avrebbe inventato una differente modalità di preparare il caffè, facendo scorrere l’acqua bollente nella polvere contenuta in un filtro. E lo stesso Francesco Procopio avrebbe invece aggiunto al menu una ricetta destinata ad avere un successo straordinario, il sorbetto, perfezionando in realtà l’intuizione avuta dal nonno nella natia Aci Trezza.

Nel Settecento il caffè diventa il principale luogo di incontro dell’Illuminismo, frequentato da Voltaire, Rousseau e Diderot, ma è accertata anche la presenza di Benjamin Franklin e Thomas Jefferson nei loro soggiorni parigini. Anche nei secoli successivi il locale continua ad avere successo e a seguire da vicino le vicende della città: durante la Rivoluzione francese fu scelto come ritrovo dei Cordiglieri, fra cui Danton e Marat, e successivamente fu preferito da Napoleone Bonaparte e da artisti come Honoré de Balzac, Victor Hugo, George Sand, Paul Verlaine e Anatole France.

Tutti questi nomi sono citati in un’epigrafe che compare ancora oggi sulla porta del locale, che nel frattempo è stato trasformato in un vero e proprio ristorante: nelle sale riccamente adornate di quadri è possibile gustare una cucina tradizionale con piatti come il Coq au vin o la Tête de veau, ma soprattutto assaporare dei dessert unici come la millefoglie della casa o il Tiramisu alla Procopio, oltre che ovviamente sorseggiare un caffè all’antica.

Cafè Central di Vienna, in Herrengasse, 14

Da Parigi ci spostiamo in Austria e per la precisione nel centro della capitale, dove sorge un altro caffè famoso, che abbiamo citato anche nella nostra guida a cosa mangiare a Vienna: per la precisione è una Kaffehaus e si chiama Cafè central, fu aperto nel 1876 e ha un percorso simile a quelli descritti in precedenza. Anche in questo locale, infatti, sono passati tantissimi intellettuali e personalità, tra cui ricordiamo Peter Altenberg, Theodor Herzl, Alfred Adler, ma anche Sigmund Freud, Josip Broz Tito, Sigmund Freud, Lev Trotsky, Adolf Hitler e Vladimir Lenin.

Dopo aver chiuso al termine della seconda guerra mondiale, la Kaffehaus fu riaperta nel 1975 ma in un luogo leggermente diverso: originariamente, infatti, si trovava nella corte interna dello storico Palazzo della Borsa di Vienna, detto anche Palais Ferstel dal nome dell’architetto, mentre oggi occupa lo spazio che una volta era di una banca all’interno del pianterreno di questo pregevole palazzo in stile neorinascimentale toscano.

New York Café di Budapest, in Erzsébet körút 9-11

Il nostro tour alla scoperta di caffetterie storiche e famose ci porta ancora lungo il Danubio, nel Café New York di Budapest che per molti è il più bel cafè del mondo (lo dicevamo anche parlando di cosa mangiare a Budapest)! E in effetti chiunque entri in questo locale maestoso, che ha accolto sin dal 1894 re, imperatori, intellettuali e semplici avventori da ogni parte del mondo, avverte un senso inevitabile di maestosità e imponenza.

Le sale sono un omaggio all’arte, tra stile rinascimentale, barocco e Art Nouveau, e rendono la caffetteria una sorta di galleria museale in cui si trovano quadri, ma anche statue in bronzo, colonne in marmo, drappeggi, candelabri e lampadari veneziani, e soprattutto tante poltrone e divani rossi che sono il simbolo del locale, celebre anche per la ottima offerta di pasticceria ungherese.

Café Iruña di Pamplona, in Plaza del Castillo, 44

Chiudiamo con una meta forse sorprendente, ovvero Pamplona in Spagna: è qui che dal 1888 sorge il Café Iruña, nome basco della stessa città, che poco ha da invidiare ai locali prima descritti. Punto di incontro di tutti gli abitanti della cittadina e dei turisti che la visitano, è noto soprattutto per essere stato frequentato da Ernest Hemingway, a cui è dedicato l’angolo “Rincon” dove si trovano una foto e una statua in bronzo che riproduce a grandezza naturale le fattezze dello scrittore, che proprio qui ideò le pagine di Addio alle armi, Fiesta e Per chi suona la campana.

La caffetteria mantiene ancora oggi il fascino dei tempi antichi e la sola location merita una visita, con vetrate davvero spettacolari e sale dove abbondano luci e specchi, creando un’atmosfera tipica della Belle Époque che fa respirare l’eleganza del passato. Una curiosità: il café Iruña è stato il locale di Pamplona illuminato con la luce elettrica.