8 le stelle Michelin: Enrico Bartolini è lo chef italiano più stellato del mondo

Per un Gianfranco Vissani infuriato per il declassamento del suo Casa Vissani di Baschi, c’è invece un Enrico Bartolini giustamente felice e orgoglioso per i risultati dei suoi ristoranti: sono questi due grandi chef i poli estremi della nuova Guida Michelin 2020, che sancisce il trionfo del talento toscano, capace di mettere insieme ben 8 stelle Michelin su 5 ristoranti e diventando quindi il nuovo chef più stellato d’Italia.

Chi è Enrico Bartolini, lo chef più stellato d’Italia

Enrico Bartolini è davvero l’uomo delle stelle: nato in provincia di Pistoia nel 1979 e quindi appena quarantenne, non è assolutamente un nome nuovo agli appassionati di alta gastronomia e di guide Michelin. Lo chef infatti ha conquistato la prima stella già dieci anni fa, quando guidava Le Robinie in Oltrepò Pavese, e vantava già un altro record perché è stato l’unico nella storia della Guida Michelin a conquistare quattro Stelle in una sola edizione, quella del 2016.

Enrico Bartolini Devero Ristorante e la seconda stella

Nel suo percorso professionale, meritano una menzione anche il Devero Ristorante e il Dodici24 Quick Restaurant, dove ad appena 33 anni lo chef si guadagna la seconda stella Michelin e arricchisce il proprio palmares con le Tre Forchette del Gambero Rosso e i Tre Cappelli de l’Espresso.

La sua ricerca di nuove sfide imprenditoriali lo porta poi nel 2016 a Milano, dove apre il “Ristorante Enrico Bartolini” al terzo piano del MUDEC, Museo delle Culture, occupandosi anche della gestione del bar-bistrot. Intanto inaugura altri ristoranti in Italia e all’estero: “Casual Ristorante” a Bergamo, la gestione del Ristorante “La Villa” e de “La Trattoria Enrico Bartolini” all’interno del resort L’Andana in Toscana (succedendo al grande Alain Ducasse), il “Ristorante Glam” nel Palazzo Venart di Venezia, la “Locanda del Sant’Uffizio Restaurant Relais” in Piemonte e poi ancora lo “Spiga” a Hong Kong e “R’s” a Dubai e Abu Dhabi.

Il mago delle Stelle

In pratica, quasi tutti i ristoranti hanno conquistato almeno una stella, segno della sua grande capacità e (anche) dell’attenzione che a lui viene riservata dalla guida francese. Facendo un po’ di ordine, le otto stelle di Enrico Bartolini sono così distribuite:

3 stelle al Mudec di Milano.

2 stelle al Glam di Venezia (affidato a Donato Ascani).

1 stella Casual a Bergamo città alta.

1 stella L’Andana di Castiglione della Pescaia in Maremma.

1 stella Locanda del Sant’uffizio in Monferrato.

Di nuovo tre stelle a Milano

In questo modo, alla fine del 2019 (e prima della soglia dei 40 anni, che festeggerà a breve), Enrico Bartolini è il primo chef italiano a vantare contemporaneamente 8 stelle Michelin, un record davvero straordinario! E se questo non bastasse, c’è anche un’altra “impresa” riuscita a Enrico Bartolini: erano infatti 26 anni che la città di Milano non veniva premiata con un ristorante 3 stelle Michelin sul territorio cittadino!

L’ultimo tristellato era stato Gualtiero Marchesi con il ristorante omonimo di via Bonvesin de la Riva (che fu anche il primo tre stelle italiano in assoluto, nel 1985), ma quando nel 1993 il maestro lasciò il capoluogo per aprire a Erbusco ci fu anche il trasferimento di prestigio (e un declassamento a due stelle).

Ora invece è un toscano a far brillare di nuovo la città meneghina, grazie a una cucina nella quale “la personalità dello chef spicca per ricerca e sperimentazione, armonizzandosi perfettamente con la dinamicità di Milano e regalando un tocco da artista al ricco patrimonio gastronomico italiano“, come scrivono gli ispettori nella motivazione della valutazione.

Il commento di Enrico Bartolini

Pur senza lasciarsi andare a dichiarazioni sopra le righe, in linea con il personaggio, Enrico Bartolini ha comunque commentato a caldo il primato raggiunto; parlando in particolare del record di 8 stelle Michelin contemporaneamente, dice di sentirsi “come se avessi vinto un oro olimpico! Un risultato così non si pianifica: si ambisce da sempre, ma non ce lo si aspetta mai, e come nello sport ai massimi livelli, ci si deve allenare ogni giorno, con fatica e sacrificio, senza mai perdere di vista la visione generale, nel rispetto di una filosofia e di un’etica ben precise”.

Parole che consentono anche di inquadrare la sua filosofia di lavoro e vita, orientata verso una “classicità contemporanea” in cui la tradizione si fonde con l’innovazione e con un’incessante sperimentazione per realizzare sapori nuovi, ma che al tempo stesso siano carichi di ricordi e abbiano un forte impatto emozionale. E, a proposito di sentimenti, quando ha saputo dell’attribuzione della terza stella Michelin “ho sentito un nodo in gola come non mi capitava da tempo. Mi veniva da piangere”, ha detto sul palco di Piacenza, dedicando poi un pensiero anche alla città di Milano che ospita la sua attività.

“È un onore aver riportato le tre stelle a Milano, perché questa città ha sempre rappresentato una dualità per me: così amata e, al tempo stesso, così temuta. Le paure però sono poi diventate stimoli ed è qui, infatti, che ho deciso di stabilire il mio headquarters: è al Mudec che nascono le idee e i progetti che poi trasferiamo negli altri ristoranti. Milano è un fermento, Milano è creatività, grazie anche ai molti bravissimi colleghi che stanno facendo un lavoro egregio nella proposta gastronomica”, conclude.