Arancino o Arancina: ma è maschio o è femmina?

Uno dei maggiori dilemmi che attanaglia tutti gli italiani è: “Si dice arancino o arancina?

Con il nome “arancini di riso”, l’arancino (anche detto arancina) fa parte della lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (PAT) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MiPAAF).

Per chi non lo conoscesse (è praticamente impossibile!) si tratta di un prodotto di rosticceria a base di riso farcito, impanato e poi fritto. Solitamente lo si prepara con il ragù, i piselli ed il caciocavallo ma ci sono tantissime varianti come quella al prosciutto cotto e mozzarella, pesto, salsiccia, gorgonzola, funghi, pollo, pesce spada, salmone, nero di seppia, frutti di mare, gamberetti. La sua dimensione è sempre di circa 10 cm di diametro ma la sua forma può essere a sfera o a cono, questo cambia in base alla città siciliana in cui ci troviamo.

A Palermo, ad esempio, ha una forma rotonda e viene chiamato arancina, a Catania invece la sua forma è a punta e lo chiamano arancino.

 

Origine del piatto

Purtroppo le origini di questo piatto non sono ancora certe ed esistono, a riguardo, diverse ipotesi.

La più accreditata sostiene che si tratti di una preparazione araba, arrivata in Sicilia durante la dominazione dal IX e l’XI secolo. E’ infatti risaputo che gli arabi erano soliti formare con le mani delle palle di riso allo zafferano che poi condivano con della carne di agnello. Visto che gli arabi assimilano sempre la forma e le dimensioni delle ricette di polpette a quelle dei frutti, non è un caso che in Sicilia (terra nota per le sue arance) si scegliesse il paragone con il frutto dell’arancio, ovvero l’arancia.

Come si dice quindi?

Visto il paragone con l’arancia è quindi corretto chiamare la palla di riso arancina, anche se in dialetto si dice “aranciu” (arancio) per indicare sempre il frutto.

Ciò nonostante si è arrivati ad una conclusione.

Per una questione di anzianità, sembrerebbe che il nome più corretto sia quello di arancino e non arancina. Le radici del termine maschile, a quanto pare, risalirebbero al dizionario siciliano-italiano del 1857.

L’Accademia della Crusca considera comunque tutte e due le forme valide, quindi si può tranquillamente continuare a chiamarli sia arancino che arancina.

Noi siamo più che convinti che, anche senza l’approvazione dell’Accademia, si sarebbe continuati a chiamarli nel modo in cui lo si è sempre fatto.