Frutta esotica, il boom continua e piace davvero a tutti

Mango, avocado e papaya, ma anche litchi, lime e bacche di Goji: negli ultimi anni, sulle tavole degli italiani questi frutti stanno diventando sempre più frequenti e comuni, aggiungendosi a grandi classici del territorio quali mele, pere e arance e ai già noti ananas e banane. Insomma, è boom per la frutta esotica e tropicale, che però non proviene più soltanto da località lontane ma viene coltivata anche nel Sud Italia, e in particolare in Puglia, Calabria e Sicilia.

Frutta esotica, qual è e quali sono le caratteristiche

Stando ad alcune rilevazioni, il consumo domestico di frutta tropicale in Italia si avvicina al 15% su tutta la frutta consumata; se banane e ananas sono ormai entrati a far parte del “paniere” classico degli acquisti dei nostri connazionali (al punto che spesso dimentichiamo la loro origine lontana), per altri frutti la diffusione è cresciuta soprattutto negli ultimi dieci anni, anche per la crescente consapevolezza sui benefici del loro consumo.

È il caso ad esempio dell’avocado, un superfood che è di enorme tendenza per le proprietà positive per l’organismo (ricco di fibre, proteine vegetali, acidi grassi e vitamine) e per la versatilità gastronomica (ingrediente di fresche insalate o panini gourmet, ad esempio, ma anche della celeberrima salsa guacamole); del mango (utile per la digestione e in grado di ridurre il livello di colesterolo); della papaya (che vanta proprietà antinfiammatorie); del maracuja o passion fruit (che aiuta la salute della prostata).

Ci sono poi decine di altri frutti meno noti su larga scala, ma verso cui si sta sviluppando un forte interesse per il consumo domestico: le bacche di Goji sono conosciute come il frutto della longevità, la guanabana ha effetti antitumorali, il cocco è saporito e ricco di grassi e carboidrati, l’alchechengi contiene il doppio di vitamine C rispetto a un limone e il litchi ha proprietà vasodilatatorie.

La frutta esotica in Italia

È dagli anni Sessanta che il mercato italiano ha iniziato ad aprirsi ai frutti tropicali: allora furono le banane a sorprendere i nostri connazionali, oggi invece il web permette di reperire anche prodotti di coltivazione molto più limitata e geograficamente agli antipodi.

In termini numerici, si stima che già nel decennio che va dal 2007 al 2016 il consumo di frutta esotica in Italia è cresciuto del 17%, toccando le 840mila tonnellate, e con la diffusione degli acquisti virtuali e del fenomeno e-grocery il livello si è alzato ancora di più.

Eppure, per ora la banana resta ancora il frutto esotico preferito in Italia, rappresentando quasi il 77% del totale consumato di questi prodotti di origine “straniera”, seguita dall’ananas che si ferma al 17%.

Come dicevamo, però, qualcosa sta cambiando e, ad esempio, è più che raddoppiata l’importazione di avocado negli ultimi cinque anni (con crescita costante anno su anno), così come si nota un’impennata nell’import di mango.

Le ragioni del boom

La crescente disponibilità di acquisto e la maggiore consapevolezza sulle produzioni (resa possibile anche dalla facilità di trovare informazioni online) sono solo alcuni dei motivi di questa maggiore attenzione verso l’acquisto e il consumo di frutta esotica in Italia: oggi, infatti, il consumatore è messo anche di fronte a un numero più grande di referenze di qualità, con un costante ingresso di nuovi frutti e di varietà inedite, e soprattutto può trovare in vendita soluzioni adatte a ogni tipo di esigenza.

I principali player del settore curano l’aspetto quantitativo del packaging – con formati a dimensione famiglia o monoporzione, ad esempio – ma sempre più anche quello qualitativo, con un approccio alla sostenibilità che privilegia l’utilizzo di materiali eco-sostenibili (vassoi biodegradabili, etichette e film trasparenti completamente plastic free) per il confezionamento, che i consumatori più attenti riconoscono come un valore aggiunto.

E non va neppure trascurato il ruolo della comunicazione: oggi i brand del comparto esotico/tropicale sono accorti a presidiare i media tradizionali (televisione e carta stampata) ma non sottovalutano l’impatto dei canali digitali, soprattutto i social media – che diventano il luogo per stimolare la curiosità dei potenziali clienti, coinvolti in varie modalità – né la possibilità di sfruttare degustazioni e dimostrazioni in-store, che combinano l’occasione di trasmettere informazioni importanti (su produzione, filiera e proprietà dei frutti esotici) in un contesto che crea un’esperienza piacevole per il cliente, che può più facilmente diventare propenso all’acquisto.

Le coltivazioni di frutta esotica in Italia

Come dicevamo, però, c’è un altro trend in forte crescita che riguarda gran parte di questi frutti, che stanno per così dire perdendo la loro aura di esoticità: negli ultimi anni, infatti, si stanno moltiplicando coltivazioni di mango, avocado, frutto della passione e altro ancora nel Sud Italia, zona che si è rivelata adatta a soddisfare le esigenze di queste piante.

Ad esempio, l’avocado si è ben adattato al clima di Puglia e Sicilia, che si è quindi rivelato simile a quello delle montagne centrali e occidentali del Messico o delle coste del Pacifico dell’America Centrale, da dove ha origine.

Guardando più in dettaglio alle tre regioni che guidano questo trend, in Puglia si contano oltre 30 mila piante di avocado a Castellaneta, quasi 10 mila piante di mango e lime in Salento e coltivazioni più sporadiche di banane 100% locali e bacche di Goji.

In Sicilia, invece, la coltivazione di frutti tropicali e subtropicali ha superato le 500 ettari e sta togliendo letteralmente spazio alle colture di agrumi di bassa qualità: tra le piante esotiche siciliane ci sono il litchi, il frutto della passione, ma anche varietà maggiormente di nicchia come lo zapote nero (frutto di origine messicana simile al cachi) o la sapodilla (una bacca dello Yucatàn, il cui lattice serve per produrre chewing gum).

Sul territorio calabrese, infine, si trovano coltivazioni di mango, avocado e frutto della passione, ma anche zone vocate a piantagioni particolari quali la macadamia, l’annona, la canna da zucchero e la melanzana thay.