Funghi, grazie al maltempo è una stagione da record

Il maltempo delle ultime settimane ha provocato danni e fastidi, soprattutto ai vacanzieri, ma ha lasciato anche un effetto positivo per l’agricoltura: come ha rivelato la Coldiretti, infatti, il meteo di questa “estate pazza, calda e piovosa” è stato un alleato per realizzare condizioni favorevoli alla crescita dei funghi, al punto di poter parlare di stagione da record per volumi e qualità della raccolta.

Il maltempo fa bene ai funghi

Il trend è assolutamente positivo, tanto che non mancano esempi di cercatori di funghi che già in questi giorni sono tornati a casa con ottimi risultati; per la precisione, l’associazione degli agricoltori che in molte zone d’Italia si preannuncia un’annata 2018 da ricordare, dopo un 2017 che al contrario è stato ben più negativo. Merito, paradossalmente, delle tante perturbazioni che, da un lato, hanno provocato gravi danni alle coltivazioni agricole e spinto il controesodo degli italiani dalle vacanze, mentre dall’altro hanno creato condizioni favorevoli per la nascita dei funghi.

Condizioni ideali per una raccolta record

Come noto, infatti, questi “organismi eucarioti” (come da definizione scientifica) necessitano di alcune condizioni particolari per essere rigogliosi e prolificare, e nella fattispecie hanno bisogno di terreni umidi ma senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Si tratta, per l’appunto, della situazione che si è verificata nel nostro Paese tra la fine di agosto e i primissimi giorni di settembre, che contrasta di molto con lo scenario del 2017, che invece è stato caratterizzato da una forte siccità che ha lasciato a mani vuote molti appassionati ricercatori.

Grande attesa per porcini, chiodini, finferli e trombette

In termini quantitativi, gli esperti di Coldiretti hanno stimato che in questo 2018 il raccolto complessivo di funghi in Italia dovrebbe risultare di molto superiore a quello delle annate normali negli oltre 10 milioni di ettari di bosco coprono un terzo dell’Italia, con performance incoraggianti per le varie categorie come porcini, finferli, trombette e chiodini, alcune delle tipologie più amate e utilizzate anche in cucina.

Le regole per i cercatori di funghi

Come ogni anno, però, sia da parte dei coltivatori che dalle istituzioni arrivano inviti e suggerimenti per la ricerca e la raccolta dei funghi, soprattutto per hobby: innanzitutto, in Italia questa attività è regolata dalla legge numero 352 del 23 agosto 1993, poi modificata dal DPR 376 del 14 luglio 1995, che vieta in particolare di effettuarla in riserve naturali integrali, nei parchi e nelle riserve regionali e nazionali. In varie regioni sono state emanate normative particolari per autorizzare le operazioni, in genere attraverso il versamento di una quota che può dar diritto a un permesso con validità giornaliera, settimanale o triennale.

Norme da rispettare per chi raccoglie funghi

Previste anche delle informazioni di tipo pratico e delle prescrizioni da rispettare: ad esempio, è fissato un limite massimo quantitativo ai funghi raccolti, che varia in base alla Regione, non è possibile utilizzare rastrelli o altri strumenti che rischiano di danneggiare seriamente l’apparato produttivo fungino, ed è anche vietato riporre i funghi raccolti in contenitori di plastica, perché così facendo si accelera la decomposizione delle spore, che rappresenta un pericolo per la salute.

Attenzione ai funghi velenosi o sospetti

L’elenco delle regole da seguire per la raccolta dei funghi prosegue con indicazioni di tipo molto pratico: i cercatori devono evitare di raccogliere esemplari troppo giovani o in cattivo stato di conservazione, limitarsi a prendere solo funghi della cui origine e natura si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei luoghi comuni o di pareri di persone non esperte. In caso di incertezza, l’invito è di rivolgersi sempre per un riscontro sicuro ai Comuni o alle Unioni micologiche. A proposito di funghi velenosi (o ritenuti tali), gli esperti evidenziano anche un fattore importante: mai distruggere questi esemplari, perché sono utili alla vita del bosco e all’intero ecosistema, ma rimetterli semplicemente al proprio posto una volta raccolti (o lasciarli dove sono!).

I consigli per chi acquista funghi

Questi sono anche i mesi in cui i buongustai possono trovare buone occasioni sugli scaffali di supermercati e affini, ma ci sono consigli da rispettare anche per trovare funghi “confezionati”: il primo check da eseguire riguarda l’indicazione del luogo di raccolta o coltivazione e dell’origine in etichetta o su appositi cartellini, una novità diventata obbligatoria da quest’anno dopo la decisione ufficiale della Commissione Europea (che ha esteso questo obbligo anche a tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, pur se esentati dal rispetto della norma di commercializzazione generale, come nel caso di tartufi e funghi spontanei). Queste informazioni servono a sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti in Italia o se arrivano da Paesi lontani, e quindi sono mediamente meno freschi e sottoposti a garanzie di qualità e sicurezza alimentare probabilmente inferiori.

Dal Ministero la guida per consumare funghi in sicurezza

Esiste poi un vero e proprio decalogo per il consumo di funghi, redatto dal ministero della Salute: le regole prevedono innanzitutto che i prodotti siano stati garantiti da un micologo professionista, che siano mangiati solo se appaiono se in perfetto stato di conservazione e dopo una “buona cottura”. È possibile congelare i funghi raccolti freschi, ma in questo caso bisogna sbollentarli prima e consumarli comunque entro sei mesi, mentre anche i funghi sott’olio possono riservare “brutte sorprese”, perché potrebbero sviluppare la tossina botulinica. Infine, non è un comportamento ideale raccogliere e mangiare funghi raccolti lungo le strade e vicino a industrie oppure ricevuti in regalo, senza aver sottoposto questi prodotti a un rigoroso controllo da parte di un esperto micologo.