Le potreste antirazzismo si allargano: anche i Moretti scompaiono dagli scaffali, e non solo

Nelle ultime settimane il mondo è stato sconvolto in maniera profonda: dopo la pandemia del Coronavirus, è stata la morte di George Floyd a riaccendere l’attenzione su un malessere diffuso negli Stati Uniti e in tutto il mondo e che riguarda il razzismo. Il fenomeno ha assunto una portata globale e non ha “risparmiato” neppure il settore food, colpendo in particolare i dolcetti moretti prodotti in Svizzera.

La morte di George Floyd e il razzismo

Quanto è accaduto lo scorso 25 maggio a Minneapolis, negli Stati Uniti, ha provocato un’onda enorme di conseguenze, sia nello stesso Paese che nel resto del mondo, scatenando il movimento Black Lives Matters e reazioni di protesta contro tutto ciò che viene considerato razzismo oggi: dopo le prime manifestazioni (che hanno visto anche scene di grande violenza), il dibattito si è poi esteso anche a temi culturali e gastronomici, dove sono sotto accusa altre tracce di un passato con cui ora si chiede di fare i conti.

Cancellazione di statue e film razzisti

La protesta ha superato i confini statunitensi e, in qualche modo, anche il contesto contemporaneo ed è sfociata in atti simbolici, come la simbolica distruzione di statue e immagini pubbliche che “immortalano” personaggi tacciati di razzismo (da Winston Churcill a Cristoforo Colombo, per limitarci ai nomi più noti) e la cancellazione di prodotti dove il tema è trattato in maniera quanto meno superficiale: è il caso di Via col Vento – forse il film più famoso della storia del cinema – ritirato dal catalogo streaming della piattaforma HBO Max perché “presenta alcuni pregiudizi etnici e razziali che sfortunatamente sono stati comuni nella società americana”.

Le polemiche su Via col Vento

In realtà, è da anni che la pellicola di Victor Fleming del 1939 – che racconta, per chi non lo sapesse, la romanzata e tormentata storia d’amore di Rossella O’Hara e Rhett Butler, ambientata nello Stato sudista della Georgia negli anni della Guerra di Secessione – è tacciata di razzismo ed è al centro di polemiche, e quindi la decisione del network americano non è stata del tutto estemporanea.

In Svizzera si accende il dibattito sui dolci “moretti”

La stessa situazione – polemiche annose che poi arrivano al culmine in questa fase di turbolenza – è capitata a un dolce tipico svizzero e noto anche in Italia col nome “moretto”: i social e i quotidiani (anche qui da noi) sono impazziti dopo che Migros – colosso elvetico della grande distribuzione – ha deciso di rimuovere dagli scaffali dei suoi supermercati il prodotto della compagnia Dubler, unico a mantenere invariato il nome classico Mohrenköpfe (traducibile come testa di moro), giudicato inopportuno.

I Mohrenköpfe Dubler rimossi dai supermercati Migros

Migros ha comunicato la sua decisione con una nota pubblica, in cui annuncia la rimozione del prodotto dalla gamma alla luce dell’attuale dibattito che “ci ha spinto a rivalutare la situazione”, nella consapevolezza “che questa scelta porterà anche a discussioni”, come effettivamente è avvenuto.

Chiariamo subito alcuni punti, prima di proseguire: i dolcetti tipici svizzeri non sono stati banditi né sono vietati, ma restano in commercio tutte le varianti a cui gli altri produttori nel corso del tempo hanno cambiato il nome, preferendo il più innocuo “kiss”. Inoltre, la scelta vale solo per i supermercati Migros, e quindi non per tutta la Svizzera benché meno per l’Italia.

Che cosa sono i moretti o kiss

Probabilmente tutti conosciamo questo dolce al cioccolato che nasconde un morbido ripieno alla meringa italiana (con aggiunta di gelatina per rendere più compatta la farcitura), in Italia commercializzato anche con il termine “chicchirichi” o “pinguino”.

Si tratta di un dolcetto a forma di cupola composto da uno strato sottile di cioccolato fondente che ricopre appunto un interno candido, fatto di meringa o marshmallow, e retto da una base sottile di cialda croccante tipo wafer.

I nomi storici sono già cambiati da anni!

Come detto, già da tempo in Svizzera molti produttori hanno cambiato nome a questa golosità, scegliendo il meno problematico “kiss” al posto del tradizionale Mohrenköpfe, e anche in Italia una delle aziende leader in questa produzione – la Bulgari – ha saggiamente ribattezzato in “dolcetto spumoso ricoperto di cioccolato” quello che prima commercializzava come “negretto” (ancor più pesante rispetto al nome svizzero!), senza annunci in pompa magna né proteste da parte dei clienti…

Le proteste in Svizzera

Cercando di dimostrarsi al passo con i tempi – per opportunismo commerciale o, volendo essere in buona fede, come presa di posizione netta sul tema razzismo – la Migros ha in realtà scatenato un putiferio e si è attirata le critiche di molti commentatori che lamentano l’assurdità di un cosiddetto “politically correct” a ogni costo (c’è addirittura chi parla di “nuova, dilagante e subdola dittatura del politicamente corretto”…).

Eppure, lo accennavamo prima, è già da qualche anno che la Dubler, azienda del Cantone dell’Argovia nel nord del Paese che produce dal 1946 le sue “teste di moro” senza intenzione di ribattezzarle, è finita nel mirino degli antirazzisti. Già nel 2017 era partita una petizione per chiedere un nuovo nome più neutro e meno razzista, e Franziska Schutz (ricercatrice dell’Università di Basilea) citò in una sua pubblicazione proprio i Mohrenköpfe come esempio negativo di terminologia, chiedendo di “decolonizzare la lingua svizzera per evitare un futuro di nuovi drammi legati alla migrazione”.

Ma Dubler è sempre rimasto fedele alla denominazione storica, forse anche in modo ostinato: chissà se la decisione di Migros – e soprattutto il nuovo corso storico e l’attenzione al tema del razzismo, anche nel linguaggio e in ogni campo sociale – lo porteranno a “più miti consigli”.

Le polemiche sui prodotti Kellogs

Negli ultimi giorni c’è stato un altro caso di razzismo collegato al mondo food, anche se più “sottile”: la levata di scudi è partita da Fiona Onasaya, ex deputata laburista britannica, che ha messo sotto accusa la Kellogs per la sua differente scelta nelle mascotte tra i Coco Pops e i Rice Krispies. Se, infatti, per promuovere il riso soffiato al naturale la multinazionale utilizza un’immagine di “tre ragazzi bianchi”, la confezione della versione al cioccolato riporta invece una scimmia, rappresentazione ritenuta appunto razzista e negativamente stereotipata.

Sulla vicenda è intervenuta la stessa Kellogs, che ha negato ogni tipo di accusa spiegando che, in generale, “sosteniamo la comunità nera e non tolleriamo la discriminazione e siamo convinti che le persone di ogni razza, genere, background, orientamento sessuale, religione, capacità e credo debbano essere trattate con la massima dignità e rispetto”. Per quanto riguarda il caso specifico, “abbiamo una vasta gamma di personaggi che mostriamo sulle nostre scatole di cereali, tra cui tigri, giraffe, coccodrilli, folletti, eccetera: è il nostro modo di portare la giocosità a colazione”.

In realtà, fino al 1990 anche i Coco Pops avevano come mascotte il trio Snap, Crackle e Pop – che sono propriamente dei folletti, come si nota dalle orecchie a punta – poi sostituiti definitivamente dalla scimmia Coco, divenuto uno dei personaggi icona delle produzioni Kellogs, protagonista anche di cartoni animati promozionali noti anche in Italia. La stessa Coco, poi, ha sottratto il posto all’orso sulla confezione dei Chocos (oggi Coco Pops barchette), altro tipo di cereali da colazione della Kellogs, sempre al cacao.