Mangiare da soli provoca davvero l’infelicità? E’ proprio così triste?

Voi riuscite a mangiare da soli? Ci sono alcune persone che proprio non ci riescono e preferiscono saltare il pranzo pur di non sedersi a tavola in solitudine e c’è chi il pranzo non lo salterebbe per nessuna ragione al mondo e quindi sì, anche da soli si va al ristorante. Per ragioni di lavoro, perché si è spesso fuori, per rapidità, alcune persone mangiano da sole di frequente. Ecco, loro, sì proprio loro, sono più soggette all’infelicità. Lo dice la scienza.

Un pranzo che non soddisfa

Ci facciamo poco caso ma le persone che abitualmente mangiano da sole, secondo alcuni ricercatori inglesi, sono anche le più tristi. Perché? Proviamo a saperne di più lo studio è stato portato avanti, proprio poco tempo fa, dalla Oxford Economics. A essere preso in considerazione è stato un campione composto da ben 8.250 adulti britannici. Cosa è emerso? Che in termini di felicità il punteggio registrato dalle persone che abitualmente mangiano da sole è di ben 7,9 punti più basso della media nazionale. Un punteggio non da poco! Ma quali sono le ragioni di questo forte calo? Si tratta nella maggior parte dei casi di un mancato appagamento, un pranzo che alla fine non dà alcuna soddisfazione. Viene facile immaginare quanto sia importante l’aspetto della condivisione in un’azione sociale come il pranzo.

Un fattore di rischio

Per gli studiosi è un aspetto da non sottovalutare, anzi. Mangiare da soli è tra i principali fattori di rischio di infelicità. È tra gli aspetti più pericolosi della quotidianità. La compagnia in tavola, invece, è un elemento che alimenta la felicità e la soddisfazione nei confronti della propria vita e del proprio stile di vita.

Perché siamo più felici quando mangiamo in compagnia?

I ricercatori ammettono che non è semplice dare una risposta al perché un pranzo in compagnia porti felicità. Ma arrivano a conclusioni facili da immaginare. Il pranzo è un rituale sociale che implica condivisione. Nel caos della quotidianità rappresenta un porto sicuro, una pausa dalla confusione che non vuole solitudine ma condivisione. Vuole un sorriso, una chiacchierata, uno scambio di battute. La tavola avvicina le persone e offre la solidità di un rapporto di condivisione concreto, lontano dagli schermi e dalle connessione tecnologiche. Nell’epoca della condivisione social, la tavola si impone come baluardo della socialità. E inconsciamente l’uomo risponde a questi stimoli, reagendo in modo felice o meno a seconda della condizione del suo pasto. Poco importa, poi, che si tratti di colleghi, amici o famiglia. L’importante è “aggiungere un posto a tavola”.

Parola all’esperto

Robin Dunbar è un professore di psicologia che ha collaborato allo studio. Come riporta un interessante articolo dell’Huffington Post, ha affermato: “A livello psicologico, avere degli amici ci rende più felici. Sedere ad un tavolo con altre persone stimola le endorfine. Le endorfine sono oppiacei, chimicamente possono essere messe in relazione alla morfina: sono prodotte dal cervello e ci danno quella sensazione di benessere. Ecco cosa otteniamo quando ci lasciamo andare all’essere sociali, quando accarezziamo o coccoliamo qualcuno. Anche per i primati, per lo stesso motivo, stringere rapporti con altri componenti del gruppo è importante”. Nello stesso articolo viene riportata la posizione di Paul Gilbert, altro professore parte del team di ricercatori inglese: “Siamo gli animali più sociali. I nostri cervelli e i nostri corpi sono costruiti in modo da essere regolati dalle interazioni con gli altri fin dal giorno della nostra nascita”.

Pane e compagnia

Sedersi a tavola con degli amici o con la propria famiglia, quindi, non rappresenta solo un momento in cui alimentarsi. Ma un attimo di vero e proprio nutrimento sociale, in cui gustare una chiacchierata con un buon primo piatto. Si tratta di un aspetto fondamentale che rafforza i legami  ei rapporti umani e che rafforza anche la capacità dell’uomo di stare in società, di essere parte di un gruppo, di una società. Da non sottovalutare il ruolo fondamentale che il mangiare in compagnia riveste per due fasce di popolazione altamente a rischio infelicità, pronta a sfociare in depressione e disturbi alimentari. Si tratta degli anziani e degli adolescenti. L’invecchiamento della popolazione porta tutti a fare i conti con nuove abitudini alimentari. Le persone anziane, soprattutto quando restano sole, si trascurano anche nell’alimentazione. Mangiano male, non prestano attenzione a una dieta equilibrata e a poco a poco si lasciano andare fino a sfociare in importanti stati depressivi. Gli adolescenti, invece, in particolare le ragazze, possono iniziare a manifestare rapporti difficili con il cibo e iniziano a evitare di mangiare in pubblico. Un segnale da non sottovalutare perché può nascondere elementi di complessità davvero ampi che spaziano dalla bulimia all’anoressia e che sfociano nell’ampio spettro dei disturbi alimentari. Mangiare insieme, quindi, è un ottimo farmaco anche contro la tristezza, la depressione e le patologie legate ai disturbi alimentari.