Menù cortesia: galanteria o maschilismo?

Nei ristoranti si chiamano menu cortesia o blind menu e si differenziano da quelli regolari per un particolare specifico: non riportano l’indicazione del prezzo. Ma – e qui sta il problema – sono noti anche come ladies menu e storicamente sono riservati per galanteria alle signore che si siedono al tavolo insieme a un partner di sesso maschile.

Cosa sono i menu cortesia

Proporre ai commensali seduti allo stesso tavolo due versioni diverse di menu – una regolarmente con i prezzi accanto alle varie voci, l’altra privata della parte relativa alla spesa – è una prerogativa dell’alta ristorazione ed è praticamente impossibile trovare un blind menu in una pizzeria o in una trattoria.

La loro funzione è pratica: consentono a una persona di poter offrire il pasto al commensale (o ai commensali) senza che ci sia una precisa quantificazione dell’omaggio. Un gesto di cortesia – da cui il nome – sia nei confronti di chi prenota (e paga), sia di chi si siede al tavolo, che non così non dovrebbe provare imbarazzo al momento di ordinare le pietanze.

Perché nascono le polemiche

Il tema del menu senza prezzi non è nuovo e si ripresenta ciclicamente, soprattutto a seguito di qualche segnalazione sui social: il caso e le polemiche nascono quando nei ristoranti si applica l’equazione “menu di cortesia = menu per donne” a prescindere da chi esegue la prenotazione e dalla tipologia di rapporto tra i clienti.

In pratica, nel 99 per cento dei casi il menu di cortesia viene automaticamente consegnato nelle mani delle donne, considerate inevitabilmente le ospiti del pranzo o della cena.

I fautori di questa pratica si difendono spiegando che si tratta di una forma di gentilezza, di galanteria e di premura nei confronti del “gentil sesso” da parte dell’ospite uomo, che provvede a saldare il conto per entrambi.

E dunque, prosegue il ragionamento, così come si toglie il cartellino del prezzo da un oggetto regalato, allo stesso modo è un atto di cortesia, appunto, nascondere il costo delle portate in occasione di una cena speciale.

Il nodo del problema: la considerazione della donna

I punti critici di questa pratica sono vari: il principale è che il ladies menu dà per scontato che l’ospite pagante sia l’uomo e che la donna sia la destinataria dell’omaggio, un retaggio di tradizione vagamente patriarcale e maschilista.

Ma questa non è l’unica problematica “di genere” che si incontra nella sala del ristorante: è all’uomo seduto al tavolo che quasi tutti i camerieri consegnano la carta dei vini, chiedono primariamente indicazioni sul vino da servire o fanno assaggiare il vino appena stappato. I casi di par condicio sono molto rari e la donna è vista appunto come figura di accompagnamento, come una “invitata” che deve essere in qualche modo “preservata”.

Le donne ancora viste come sesso debole

Come dicevamo prima, il tema non è nuovo – ne parla anche Repubblica in un articolo di qualche anno fa – ma torna alla ribalta in questi tempi per la nuova forza che sta assumendo la figura femminile e per le battaglie per emancipazione e parità di diritti delle donne.

A tante donne risulta sgradita questa attenzione non richiesta, il dare per scontato che ” la donna non paga” e che è l’uomo a offrire, che esistano – volendo estremizzare – dei ruoli predefiniti da cui non si può uscire. Non è il gesto in sé il problema – perché davvero può essere un’attenzione di cortesia – ma appunto la connotazione di genere che si dà al blind menu.

Le posizioni degli chef stellati italiani

Ma cosa ne pensano i responsabili dei ristoranti? Sul tema sono intervenute parecchie voci di rilievo della gastronomia italiana, con posizioni anche molto lontane.

Ad esempio, i fratelli Alajmo a Le Calandre di Rubano risolvono così la questione: il menu tradizionale con i prezzi è consegnato “a chi ha prenotato e quindi presumibilmente pagherà il conto”, mentre la versione bianca è porta all’altro cliente. “È un menu per l’ospite e non un menu per donne”, chiariscono, “e non c’entra la differenza di genere, perché è un segno di ospitalità“.

Sulla stessa linea anche i fratelli Cerea del ristorante Da Vittorio, che considerano “il blind menu uno strumento di cortesia” e se ne utilizzano per mettere i clienti a loro agio.

Gli chef contrari al menu di cortesia

Di parere completamente opposto lo chef Cristiano Tomei (noto sia per la stella Michelin che per la partecipazione al cooking show “Cuochi d’Italia”), che polemizza apertamente con la pratica dicendo che il menu di cortesia è “un oggetto obsoleto, vezzo del secolo scorso, che piace più al ristoratore che ai clienti”. Tomei aggiunge che al suo ristorante “vengono coppie a festeggiare l’anniversario di matrimonio, anche due donne, vivaddio! A chi dovrei dare il menu senza prezzi?”.

Motivazioni ideologiche e pratiche contro il ladies menu sono esposte anche da Alessandro Pipero del Pipero di Roma, che afferma di combattere da una vita contro questo strumento, che “rientra in quelle che si chiamano carinerie per donne, ma è una forma di mancanza di rispetto, non è una galanteria se non fa sentire alla pari”. Oltre a essere superato, per Pipero il menu di cortesia espone anche a rischi: “Adesso al ristorante possono andare un fratello e una sorella, un amico e un’amica, tra un uomo e una donna non deve esserci necessariamente un affaire. E comunque non è più detto che sia lui a pagare”.

E c’è pure un’altra contraddizione paradossale: per legge, i ristoratori sono obbligati a esporre i prezzi delle portate all’esterno del locale. Quindi, in pratica, “la signora fuori può leggere i prezzi e dentro al locale no?”, si chiede ancora Piper