Riapertura bar e ristoranti: ecco cosa aspettarci dal futuro

Siamo entrati nella cosiddetta Fase 2 del piano di contrasto alla diffusione del Coronavirus in Italia: molti settori produttivi hanno ripreso l’attività, ma ci sono alcune categorie che sono ancora bloccate, senza neppure chiare previsioni sul ritorno alla normalità. Parliamo in modo particolare di tutti i ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie ed esercizi collegati alla “somministrazione di alimenti e bevande”, come si legge nelle misure adottate dal Governo.

Riapertura ristoranti: via libera dal 1 giugno?

Partiamo dalle notizie sicure: a partire dallo scorso 4 maggio – e in alcune regioni d’Italia anche dalla settimana precedente – alcuni negozi collegati alla somministrazione di alimenti e bevande hanno già riaperto i battenti, anche se solo per modalità di vendita “a distanza”, come le consegne a domicilio o l’asporto.

Per tornare ad avere ristoranti, pizzerie e bar aperti come al solito (o, almeno, come succedeva prima del Coronavirus) bisognerà attendere con ogni probabilità almeno il 1 giugno, data attualmente fissata dal Governo.

Come ripartiranno ristoranti e pizzerie

Ma la riapertura di ristoranti, pizzerie e affini non sarà immediata né del tutto semplice, perché sarà inevitabile (e obbligatorio) adottare nuove misure di gestione della clientela e del servizio ai tavoli, che dovranno rispettare le norme di condotta sanitaria per prevenire il contagio.

Al momento non ci sono ancora regole scritte e quindi possiamo basare queste considerazioni solo su anticipazioni di stampa o sul documento della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), che ci permettono comunque di avere un primo quadro di ciò che ci aspetta in questi locali (sia al chiuso che all’aperto, i cosiddetti dehors).

Il servizio ai tavoli dopo il Coronavirus

Appare certa la necessità di riorganizzare gli spazi interni a tutti questi locali, che dovranno assicurare una distanza di almeno di due metri tra un tavolo e l’altro; prevedibile inoltre l’obbligo dell’uso della mascherina almeno per i camerieri e lavoratori che devono inevitabilmente muoversi nella sala e avvicinarsi ai tavoli (ma niente guanti monouso, a quanto si percepisce), mentre risulta ostico capire come salvaguardare la salute dei clienti con misure di protezione personale.

È poi possibile che ci sia una limitazione alle tavolate, evitando la composizione di gruppi superiore alle 4 persone. Tutti gli oggetti utilizzati per un servizio che restano sul tavolo (ad esempio cestino del pane, accessori per il condimento, zuccheriera e così via) dovranno essere igienizzati prima di essere messi a disposizione di nuovi clienti.

Evitare assembramenti e garantire la sicurezza

Sempre nell’ottica di evitare assembramenti interni alla sala o negli spazi esterni all’esercizio, il titolare dovrà adottare alcune soluzioni mirate: la prima potrebbe essere separare gli accessi in entrata e in uscita, laddove possibile, così come sarà vietato l’uso del guardaroba. Sempre all’ingresso, poi, le persone troveranno dispenser con gel igienizzanti per i clienti, mentre all’uscita ci saranno i contenitori per gettare i dispositivi di protezione individuale e altri rifiuti biologici (ovvero i fazzoletti).

Inoltre, dovrà favorire la prenotazione telefonica o via Internet e il pagamento tramite sistemi digitali; si invita anche a valutare l’adozione di menu digitali da inviare sugli smartphone degli utenti al posto dei consueti menu cartacei (che, in alternativa, andranno igienizzati dopo ogni uso)

Molto specifica anche la gestione delle toilette del locale: i bagni riservati ai clienti dovranno fornire prodotti igienizzanti per il lavaggio delle mani e ovviamente si dovrà garantire un accesso frazionato per evitare assembramenti.

Come si prenderà il caffè al banco del bar

Cambierà con ogni probabilità anche il modo in cui eravamo abituati a gustare il caffè al banco del bar, perché dovremmo mantenere un distanziamento interpersonale di un metro (nei confronti degli altri clienti, ma anche del banconista) e limitare i nostri spostamenti all’interno dell’esercizio.

Il caffè sarà servito quasi sicuramente solo in prodotti monouso e probabilmente dovremo abituarci alle barriere in plexiglass o altre barriere fisiche nelle vicinanze delle casse o comunque nelle zone di maggior interazione col pubblico.

Cosa si può fare nella fase 2

Se questo è (almeno in parte) quello che ci aspetta nel prossimo futuro, cosa sta succedendo ora a ristoranti e pizzerie nella fase 2? Ci sono ancora molte differenze su base regionale, ma al momento possiamo dire che sono sospese le attività di somministrazione di alimenti e bevande che prevedono il consumo sul posto, mentre è possibile effettuare (e richiedere) la consegna a domicilio o il servizio da asporto, da “ svolgersi nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto, evitando che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro”, come spiegano dal Governo.

È consentito eseguire la vendita da asporto dei prodotti alimentari (si segnalano espressamente “coni gelato, cappuccini e tranci di pizza”), ma sempre senza possibilità di consumarli all’interno dell’esercizio né in prossimità dello stesso, ed è possibile anche attivare modalità di servizio di asporto drive through, con le stesse norme di distanza di sicurezza interpersonale e i divieti di consumare i prodotti sul posto di vendita e di sostare nelle immediate vicinanze.

Le regole regionali

Come detto, queste sono le norme nazionali in vigore dal 4 maggio, ma molte Regioni avevano già anticipato i tempi per la riattivazione del delivery e altre si stanno muovendo per consentire addirittura la riapertura dei ristoranti, come nel caso (famoso e polemico) della Calabria, che ha dato il via libera al servizio ai tavoli all’aperto per bar, pasticcerie, agriturismi, ristoranti, pizzerie e mercati, a patto di rispettare alcune misure “anti-contagio”.

Più caute le altre regioni: in linea di massima, valgono le norme nazionali e quindi la possibilità di ordinare (preferibilmente online o via telefono) alimenti da ricevere a casa o ritirare al punto vendita, nel rispetto delle misure precauzionali (ad esempio, indossando la mascherina).

Le sfide per la riapertura dei ristoranti

Può apparire cinico o fuori luogo parlare di attività ricreative, come cenare fuori o consumare caffè al bar, quando gli effetti drammatici del Coronavirus non sono ancora passati, ma è pur vero che il settore Horeca sta vivendo una fase delicata e complessa, anche dal punto di vista economico.

Un recente articolo della rivista del Gambero Rosso elenca le sette criticità che pesano sul comparto, come il ricorso alla cassa integrazione (in pratica, l’unico strumento di supporto ai lavoratori in questa fase di inattività, che potrebbe però diminuire o sparire) o gli altri eventuali aiuti nazionali, il problema del pagamento di affitti e utenze dei locali, il rapporto con i fornitori e le inevitabili spese per adeguare i locali alle nuove misure di sicurezza.

E non si può trascurare neppure l’impatto psicologico del virus sui clienti: le paure sanitarie potrebbero convincere in tanti a rimandare le uscite, e ancor di più potrebbero fare le conseguenze economiche del lockdown, che ha messo alle strette tante famiglie.