Starbucks a Milano funziona e annuncia nuove aperture in Italia: ecco le novità

A meno di cento giorni dall’inaugurazione del primo Starbucks a Milano e in Italia, la Roastery Starbucks di piazza Cordusio di cui abbiamo raccontato anche dal nostro magazine, l’esperimento di portare la catena di caffè nel “Paese dell’espresso” sta funzionando. La conferma arriva da una serie di notizie comunicate dallo stesso brand americano, che in questo arco di tempo ha inaugurato un secondo punto vendita e previsto ulteriori aperture in Italia (ad esclusione, al momento, del Sud).

Starbucks a Milano già raddoppia e triplica

Partiamo proprio dal secondo negozio Starbucks a Milano, nella zona di corso Garibaldi: il primo cliente è stato servito martedì 20 novembre, e il locale è in funzione dalle 7.30 alle 21 di ogni giorno. Se la Roastery resterà il regno degli amanti dell’eleganza e dei sapori particolari (ricordiamo che si tratta di una sorta di grande torrefazione en plein air, torrefazione arredata in modo lussuoso e con un menù di 115 tipi diversi di miscele di caffè), il nuovo Starbucks è invece più classico e tradizionale.

I nuovi locali Starbucks al centro e a Malpensa

Tradotto in parole semplici, all’interno del negozio da 200 metri quadrati i clienti troveranno la tipica filosofia degli Starbucks cittadini di tutto il mondo, ma soprattutto un menu che comprende i classici Frappuccini, Cold brew, White chocolate mocha o semplici caffè espresso serviti nei bicchieroni di carta con il logo della Sirena, il simbolo stesso dell’impero creato a Seattle da Howard Schultz. A questi prodotti si aggiungono alcune esclusive (o anteprime) pensate per intercettare i gusti dei milanesi, come il frappuccino Starbucks al gusto Tiramisù e le innovative tecniche di estrazione e preparazione dei caffè più pregiati Nitro e Clover Brewed Coffee. Anche i prezzi sono diversi dalla Roastery e un po’ più economici: nel secondo Starbucks di Milano il caffè espresso costa 1,30 euro, mentre per un cappuccino servono 1,80 euro, e come di consuetudine non c’è differenza tra consumo in piedi o seduti ai divanetti o alle sedie che arredano il locale.

La corsa non si ferma: nuovi Starbucks in Italia

Come si suol dire, non finisce qui: le indiscrezioni dei mesi passati prospettavano già una serie di ulteriori aperture di Starbucks, ma forse nessuno si aspettava quella che la stampa italiana ha definito una “invasione”. Milano sarà la capitale di questo nuovo impero del caffè, e già sabato 17 novembre è in calendario l’inaugurazione di un altro locale meneghino, questa volta in piazza San Babila, mentre giovedì 29 novembre sarà tagliato il nastro allo spazio all’interno dell’aeroporto di Malpensa, al terminal 1; il 2019 invece porterà uno Starbucks nelle vicinanze della Stazione Centrale di Milano, che quindi da qui ai prossimi mesi avrà ben 5 punti della Sirena sparsi sul territorio metropolitano o limitrofo. Superata la fase sperimentale, poi, gli americani sono pronti a sbarcare anche in altre città italiane, a cominciare da quelle con maggiore attrattività turistica come Venezia, Firenze, Roma (si parla della zona del Vaticano), e poi ancora Bologna, Verona, Padova e Torino: le indiscrezioni attuali parlano di un piano che prevede nei prossimi anni 15 punti vendita aperti all’anno nelle maggiori città italiane, con locali in cui Starbucks cercherà di unire i suoi tratti distintivi con elementi locali, soprattutto nella gastronomia, sempre nel rispetto dell’immagine tipica della catena americana che vanta oltre 330mila dipendenti e quasi 29mila punti vendita in tutto il mondo.

La strategia dei re del caffè in Italia

A raccontare (parte) di questi progetti sono stati due importanti rappresentanti di Starbucks, ovvero il presidente della sezione Europe, Middle East e Africa, Martin Brok, e Roberto Masi, nuovo managing director di Starbucks Coffe Italy. Brok ha dichiarato che è stato importante per il gruppo “arrivare a Milano rendendo omaggio alla ricca tradizione dei bar e caffè italiani, e allo stesso tempo celebrando tutto ciò che abbiamo appreso sull’arte e la scienza della tostatura del caffè durante questi 47 anni dell’azienda”. Molto più ampio l’intervento del 54enne manager italiano, che ha innanzitutto spiegato che la compagnia americana ha adottato per il nostro Paese “un programma a medio termine, su cinque anni”, restando “prudenti e umili”, perché “l’Italia è una grande sfida per Starbucks: se saremo bravi e veloci nel trovare il giusto mix commerciale, capace di unire un grande brand internazionale con un’offerta adeguata alle abitudini e i gusti degli italiani, allora il programma potrebbe anche accelerare”.

Attenzione al cliente e iniziative solidali

Il gruppo di Seattle ha dedicato molta attenzione anche alla cura dei dettagli: il primo elemento a cui non si rinuncia è la qualità dell’offerta, che è assicurata anche dalla scelta di servire miscele solo Arabica importata da 30 Paesi e da piantagioni sostenibili in Costa Rica anche nelle nuove declinazioni di locali. Non meno importante è l’attenzione al cliente, e per questo i dipendenti sono stati formati per quattro mesi e sottoposti anche a stress test per valutarne l’efficienza in condizioni complicate, mentre per quanto riguarda l’accoglienza si è puntato anche su un arredo (dai pavimenti ai banconi) che richiama i bar tradizionali, con materiali come marmo e ottoni, sotto la supervisione di Liz Muller, responsabile del design del marchio e responsabile della Starbucks Reserve Roastery di Milano. Infine, non manca un’iniziativa di tipo solidale: Starbucks ha stretto un accordo con il Banco alimentare per rifornire gli indigenti della città con i prodotti freschi in scadenza presso i punti vendita del gruppo.