Stile di vita vegano in crescita. Ecco tutto ciò che c’è da sapere

Stile di vita vegano: cosa significa davvero oggi

Negli ultimi anni il veganismo è passato dall’essere una scelta percepita come estrema a una realtà sempre più diffusa e discussa. Complice una maggiore sensibilità verso il benessere animale, l’ambiente e la salute, sempre più persone si avvicinano a uno stile di vita vegano, anche solo per periodi limitati. Ma cosa significa davvero essere vegani oggi? E quali sono gli aspetti meno conosciuti di questa scelta?

Essere vegani non vuol dire soltanto eliminare carne e derivati animali dalla dieta, ma adottare una visione più ampia e consapevole del proprio modo di consumare, mangiare e vivere.

Cosa mangia e cosa non mangia un vegano

Dal punto di vista alimentare, una dieta vegana esclude tutti i prodotti di origine animale: carne, pesce, latte e derivati, uova e miele. A questi si aggiungono ingredienti “nascosti” spesso presenti nei cibi industriali, come gelatina animale, alcuni coloranti, addensanti e cere derivati da insetti o ossa animali.

Contrariamente a quanto si pensa, però, l’alimentazione vegana non è affatto povera o monotona. Al contrario, si basa su una grande varietà di alimenti:

  • cereali e pseudocereali (pasta, riso, farro, quinoa, grano saraceno)
  • legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli)
  • verdura e frutta di stagione
  • frutta secca e semi oleosi
  • derivati vegetali come tofu, tempeh e bevande vegetali

Secondo i dati Eurispes più recenti, oltre il 60% dei vegani italiani dichiara di cucinare più spesso in casa, proprio perché questo stile alimentare spinge a una maggiore attenzione agli ingredienti e alla stagionalità.

I cibi vegani poco etici: quando “plant-based” non basta

Un errore frequente è pensare che tutto ciò che è vegano sia automaticamente etico o sostenibile. In realtà, anche molti alimenti vegetali possono nascondere criticità ambientali e sociali.

Soia

È uno degli ingredienti simbolo della cucina vegana, ma gran parte della soia coltivata nel mondo è legata a fenomeni di deforestazione, soprattutto in Sud America. Va però ricordato che oltre il 70% della soia globale è destinata ai mangimi animali, non al consumo umano diretto.

Avocado

Richiestissimo e di tendenza, l’avocado ha un consumo idrico molto elevato: per produrre 1 kg di avocado servono in media oltre 500 litri d’acqua. In alcune aree del Messico e della California la sua coltivazione è associata a stress idrico e uso intensivo di pesticidi.

Quinoa

Un tempo alimento base delle popolazioni andine, oggi la quinoa è diventata un prodotto di esportazione costoso. In alcune zone di Perù e Bolivia, l’aumento della domanda internazionale ha reso questo alimento meno accessibile alle comunità locali.

Latte di mandorle

Apprezzato per gusto e leggerezza, richiede però enormi quantità d’acqua: circa 4 litri per una sola mandorla. Non a caso la produzione è concentrata in California, un’area frequentemente colpita da siccità.

Anacardi

Dietro questi frutti apparentemente innocui si celano spesso condizioni di lavoro difficili, soprattutto in India e Vietnam, dove la lavorazione manuale dei gusci può causare gravi danni alla salute dei lavoratori.

Quello che non tutti sanno del cibo non vegano

Se è giusto interrogarsi sull’etica del cibo vegano, è altrettanto importante non ignorare le criticità del sistema alimentare non vegano. La produzione di carne e derivati animali è tra le attività con maggiore impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra, consumo di acqua e utilizzo del suolo.

Secondo la FAO, il settore zootecnico è responsabile di circa il 14,5% delle emissioni globali di gas serra. Inoltre, colture come la soia e il mais vengono largamente utilizzate per l’alimentazione degli animali, contribuendo indirettamente alla deforestazione.

Anche prodotti insospettabili, come il pomodoro o alcuni ortaggi coltivati intensivamente, possono essere legati a sfruttamento della manodopera e pratiche agricole poco sostenibili. Questo dimostra che l’etica alimentare non riguarda solo il tipo di dieta, ma l’intero sistema produttivo.

La migliore scelta alimentare: consapevolezza, prima di tutto

Alla luce di tutto questo, la scelta migliore non è necessariamente essere vegani o onnivori, ma diventare consumatori più consapevoli. Ridurre il consumo di carne, scegliere prodotti locali e stagionali, informarsi sulle filiere, privilegiare aziende trasparenti e certificate sono azioni concrete che possono fare la differenza.

Lo stile di vita vegano, oggi, rappresenta una delle risposte possibili a un sistema alimentare complesso e spesso contraddittorio. Non è una scelta perfetta né priva di sfide, ma può essere un punto di partenza per riflettere su come mangiamo, acquistiamo e viviamo.

Perché, alla fine, il vero cambiamento non passa solo da ciò che togliamo dal piatto, ma da quanto siamo disposti a conoscere quello che ci mettiamo dentro.

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