Birra messinese: l’avete già assaggiata?

Ha quasi 100 anni e un legame col territorio che si mantiene saldo, nonostante varie vicissitudini aziendali, che hanno portato anche al trasferimento della produzione a Taranto: la Birra Messina si sta imponendo nelle scelte di acquisto degli italiani, che apprezzano la ricetta e il gusto della birra messinese originale, e in particolare della variante premium Cristalli di Sale, una birra non filtrata arricchita da cristalli di sale marino di Trapani, che conferisce alla bevanda un gusto morbido e rotondo. Scopriamo quindi le caratteristiche di questo prodotto e facciamo un tuffo nella storia di questa birra messinese.

Birra Messina, un secolo di storia travagliata

La storia dell’odierna Birra Messina affonda le radici nell’antica tradizione brassicola della città siciliana: nel 1923, poi, la famiglia di imprenditori locali Lo Presti – Faranda inaugura uno stabilimento di produzione di birra, chiamata Birra Trinacria (antico nome e simbolo dell’Isola), poi ribattezzata dopo poco in Messina, birra di Sicilia. Il progetto riscuote discreto successo e si radica rapidamente sul territorio come prodotto simbolo dell’isola, riuscendo anche a raggiungere il mercato meridionale della Calabria, pur senza “sfondare” lungo lo Stivale.

Questo periodo di espansione e consolidamento produttivo si incrinò negli anni Settanta, in concomitanza della comparsa sul mercato di molti marchi concorrenti di birra, nazionali ed esteri. Alla fine del decennio successivo, l’azienda Lo Presti – Faranda versa in difficoltà economiche e, nel 1988, cede definitivamente lo stabilimento, il marchio e la rete di mercato della birra messinese alla Dreher, uno degli storici marchi incorporati dal gruppo Heineken.

Il passaggio al gruppo Heineken e la rinascita della birra messinese

La multinazionale olandese scommette e investe sul marchio della Birra Messina, ma lo stabilimento di via Bonino a Messina non riesce a soddisfare le esigenze della nuova proprietà, a causa di una collocazione logistica non fortunata e delle dimensioni inadeguate; vista anche l’impossibilità di ottenere concessioni su siti alternativi in zona, nel 1999 Heineken decide quindi di trasferire la produzione della birra messinese presso il mega-stabilimento di Massafra, in provincia di Taranto, lasciando a Messina solo il centro di imbottigliamento per la birra destinata al mercato siciliano.

Nel 2007 arriva un nuovo colpo al territorio, perché l’azienda annuncia la chiusura definitiva dell’impianto messinese, che viene ceduto l’anno successivo agli storici proprietari, la famiglia Faranda, che ha in mente un’operazione di rilancio della birra messinese. Non potendo utilizzare il brand “Birra Messina”, rimasto di proprietà di Heineken, la nuova società Triscele (sinonimo di trinacria) mette in vendita sul mercato regionale due nuove etichette che strizzano l’occhio alla storica fondazione del 1923, chiamate Patruni e sutta e Birra del sole.

In questa fase, dunque, ci sono due diversi tipi di birra messinese: da un lato, la vecchia formulazione, logo e packaging della Birra Messina (che fa ancora capo ad Heineken, prodotta e imbottigliata a Massafra), e dall’altro le nuove varianti prodotte dalla società Triscele, che sono effettivamente legate al territorio.

Anche questa seconda operazione commerciale non riesce negli intenti e non recupera il mercato precedente: in pochi anni, la Triscele fallisce e il birrificio di via Bonino chiude nuovamente nel 2011, con il licenziamento di 42 operai.

L’intervento degli operai

Un gruppo di 15 ex-lavoratori della Triscele non si dà per vinto e, guidato dal mastro birraio Mimmo Sorrenti, costituisce nel 2013 la cooperativa “Birrificio Messina” (usando i fondi dei loro TFR), che riesce a rilanciare (nuovamente) una birra messinese: la Cooperativa Birrificio Messina inaugura uno stabilimento nella zona Asi di Larderia e dal 2016 mette sul mercato la Birra dello Stretto, disponibile nelle varianti, Birra dello Stretto Premium, “Non Filtrata” e DOC 15, cui si aggiungerà dopo poco la DOC 15 Cruda.

Le nuove birre messinesi piacciono (10 milioni di bottigliette vendute nei primi due anni di attività), e di questo gradimento si accorge anche la Heineken, che nel 2019 decide di affidare proprio alla Cooperativa Birrificio Messina la produzione della variante Birra Messina – Cristalli di Sale, una non filtrata che unisce la Sicilia grazie a cristalli di sale marino di Trapani, che conferiscono gusto e aroma particolari e ricchi.

Cos’è oggi la birra messinese

È il lieto fine per questa storia così lunga e complicata, che ci ha portato fino ai giorni nostri. Oggi, infatti, ci sono due diversi brand di birra messinese: la produzione davvero locale della cooperativa chiamata Birra dello Stretto, e quella della Heineken, che continua a utilizzare il marchio Birra Messina.

Rispetto al passato, la “novità” è che parte della produzione è tornata nella città siciliana, grazie sempre all’accordo con il Birrificio Messina, e acquistando una bottiglia di Cristalli di Sale possiamo sapere dove è stata realizzata: se l’etichetta riporta il codice M, l’impianto è quello di Massafra, mentre la lettera E identifica lo stabilimento di Messina.

Birra Messina Cristalli di Sale

La versione con un tocco di cristalli di sale marino provenienti dal mare di Trapani è sicuramente quella più interessante, anche perché intercetta il trend delle birre crafty: ovvero, una birra che, pur essendo a tutti gli effetti un prodotto industriale, possiede alcune caratteristiche di immagine e processo creativo della birra artigianale.

Un altro esempio del genere è la birra Ichnusa sarda – non a caso sempre di proprietà di Heineken – che sta sfruttando da tempo questo legame col territorio per imporsi sul mercato nazionale.

Tornando invece alla Sicilia, oggi Heineken propone in commercio due ricette diverse per tutti i palati: la Birra Messina classica è una lager con volume alcolico del 4,7%, colore dorato brillante, aroma luppolato e un gusto rinfrescante dal finale secco, con un amaro bilanciato.

Se il giallo del sole caratterizza questa etichetta, la variante Cristalli di Sale presenta nel packaging fregi e decori ispirati ai motivi del barocco siciliano, e colpisce l’attenzione con i colori bianco e azzurro, tipici delle maioliche isolane ed evidente rimando al cielo e al mare della città siciliana. Al centro dell’etichetta, poi, si conferma l’elegante veliero, simbolo di una terra di movimenti, scambi e incroci di popoli e culture.

La birra Messina – Cristalli di Sale è una lager non filtrata, con 5% volume, colore dorato, naturalmente opalescente, un gusto morbido, fine ed equilibrato e un aroma floreale e fruttato.