In Italia, il cibo è molto più di una necessità: è cultura, identità, racconto quotidiano. Ed è proprio in un Paese così legato alla propria tradizione gastronomica che iniziano a farsi spazio abitudini alimentari nuove, più consapevoli e orientate al benessere. Il vegetarianesimo – fino a qualche anno fa considerato una scelta di nicchia – oggi si afferma come tendenza in costante crescita. Ma qual è, tra tutte, la regione italiana con il maggior numero di vegetariani? La risposta non è quella che ci si aspetta, e nasconde una storia interessante fatta di cambiamenti culturali, informazione e nuove sensibilità.
Una tendenza in crescita: i numeri del vegetarianesimo in Italia
Secondo i dati più recenti raccolti dall’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2025, il 6,2% degli italiani si dichiara vegetariano, mentre l’1,3% è vegano. Rispetto all’anno precedente, si registra un leggero calo, ma la tendenza generale degli ultimi dieci anni mostra una curva ascendente, soprattutto tra le donne under 35, i residenti in città e chi ha un livello di istruzione medio-alto.
Le motivazioni sono molteplici: c’è chi sceglie una dieta plant-based per motivi etici, chi per ridurre l’impatto ambientale, chi per ragioni di salute. A ciò si aggiunge la crescente disponibilità di informazioni e alternative alimentari, che rendono più facile – e gustosa – la transizione verso uno stile di vita vegetariano.
Trentino-Alto Adige: la regione più vegetariana d’Italia
A guidare questa rivoluzione alimentare non è una metropoli o una regione costiera dalla cucina leggera, bensì un territorio insospettabile: il Trentino-Alto Adige. È proprio qui, tra pascoli, speck e canederli, che si concentra la più alta percentuale di vegetariani in Italia.
Il dato, riportato da Torrinomedica e confermato da varie analisi di settore, sorprende se pensiamo alla forte tradizione gastronomica locale, storicamente legata a piatti a base di carne e latticini. Eppure, è proprio in questo contesto che si è sviluppata una nuova consapevolezza alimentare: merito di una popolazione mediamente ben informata, di una rete capillare di negozi biologici e a km 0, ma anche di un tessuto urbano e sociale particolarmente attento alle tematiche ambientali.
Le altre regioni in testa: Lombardia e Lazio
Subito dopo il Trentino troviamo due grandi regioni ad alta densità urbana: Lombardia e Lazio. A Milano, ad esempio, il boom di ristoranti plant-based, bistrot vegetariani e mercati bio ha reso più facile e accessibile l’adozione di uno stile alimentare alternativo. Lo stesso vale per Roma, dove la cultura veg si mescola a quella mediterranea in modo sempre più creativo.
Nelle grandi città, la presenza di eventi gastronomici, festival, workshop e community online contribuisce a normalizzare e promuovere la cultura vegetale. Anche l’offerta della ristorazione si è adeguata: secondo una ricerca di TheFork, nel 2024 sono aumentati del 35% i ristoranti che offrono almeno un menù vegetariano completo.
Perché il vegetarianesimo cresce in contesti “insospettabili”?
L’aspetto più interessante di questa tendenza è che cresce non solo dove ci si aspetta, ma anche dove la tradizione sembrava dominare incontrastata. È il caso di regioni come il Trentino, ma anche di alcune aree rurali del Centro Italia, dove l’agricoltura biologica e la valorizzazione del territorio hanno dato nuova linfa a una cultura gastronomica più sostenibile.
Molto ha influito anche il dibattito climatico e l’interesse crescente verso stili di vita meno impattanti: secondo i dati FAO, infatti, la produzione di carne è tra i settori più impattanti in termini di emissioni di gas serra e consumo di risorse idriche. Non a caso, il 47% degli italiani dichiara di aver ridotto il consumo di carne rossa negli ultimi tre anni, pur non essendo del tutto vegetariani.
Uno stile di vita (e di cucina) che conquista
Il vegetarianesimo in Italia non è più solo una questione di scelta personale, ma un fenomeno culturale sempre più diffuso. Crescono i corsi di cucina vegetariana, gli chef che propongono menù “veg friendly” e i blog di ricette (come il nostro!) che valorizzano i prodotti di stagione, locali, naturali. La cucina italiana, in fondo, ha sempre fatto largo uso di verdure, legumi, cereali: basti pensare alla ribollita toscana, alle orecchiette con le cime di rapa, al risotto alla zucca.
E allora, se è vero che il cibo racconta chi siamo, forse questa transizione racconta un’Italia che cambia, che si informa e che – anche a tavola – vuole fare scelte più consapevoli.





