Cambiamenti climatici e cibo: cosa sta accadendo

Il surriscaldamento globale così come i cambiamenti climatici sono destinati ad influenzare in maniera significativa anche il cibo e di conseguenza gli approvvigionamenti, ovviamente in maniera del tutto negativa. Si stima infatti che entro il 2050, la popolazione mondiale raggiunga i 9,8 miliari di abitanti. Questo inevitabilmente significa che con oltre 3 miliardi di persone in più da sfamare, la domanda di cibo potrà subire un incremento del 70%, dato espresso anche dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Una vera e propria rivoluzione, decisamente impattante prevista anche dagli scienziati che, complice un clima eccessivamente caldo, potrebbe determinare rischi significativi per le colture e un conseguente aumento spropositato dei prezzi, rischi che ovviamente si estendono anche alla concreta possibilità di vedere private anche le nostre tavole di moltissimi alimenti ad oggi già ampiamente compromessi.

Cambiamenti climatici cause e conseguenze

Tra le cause cambiamenti climatici, quella maggiormente preoccupante è senza ombra di dubbio il surriscaldamento globale che si traduce in un incremento significativo della temperatura media sulla Terra, causato dall’eccessiva concentrazione di CO2 e di altri gas presenti nell’atmosfera, causato dalle emissioni non solo di origine naturale ma soprattutto provocate dall’uomo.

A promuovere un aumento delle emissioni di anidride carbonica e di gas a effetto serra a livello globale di oltre il 75%, sono soprattutto i combustibili fossili, che vengono combusti per mano dell’uomo per produrre energia volta al consumo di elettricità e riscaldamento. Tuttavia influisce negativamente anche il settore dei trasporti complici gli aerei e le automobili così come il settore agricolo responsabile dell’incremento di ossido di azoto e metano per circa il 16%.

Tuttavia anche il fenomeno della deforestazione, contribuisce in maniera significativa all’incremento del diossido di carbonio a carico dell’atmosfera: in particolare le foreste tropicali rappresentano veri e propri filtri in grado di assorbire e trattenere alte concentrazioni di CO2 e la loro progressiva distruzione implica non solo un notevole impedimento nell’assorbimento di tali gas, ma anche un mancato stoccaggio della stessa, proprio perchè ogni albero genera a sua volta anidride carbonica.

Ad oggi, secondo i numerosi studi condotti dall’Organizzazione meteorologica mondiale, il surriscaldamento globale avrebbe già determinato un’aumento della temperatura media superiore di un grado, rispetto all’epoca pre-industriale. Secondo le previsioni, piuttosto allarmanti, se anche la concentrazione di tutti i gas a effetto serra fosse  mantenuta ai livelli dell’anno 2000, risulterebbe comunque inevitabile un ulteriore incremento di circa 0,1 gradi nei prossimi 10 anni. In questo modo entro il 2050 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera raggiungerebbe livelli addirittura doppi rispetto a quelli preindustriali (circa 550 ppm). Tuttavia la realtà attuale lascia ben poco spazio all’ottimismo poiché dati i presupposti, si prevede il raggiungimento di circa 550 ppm già entro il 2035.

Quali sono dunque le conseguenze? A poco a poco i cambiamenti climatici porteranno progressivamente alla desertificazione e allo scioglimento dei ghiacciai che comprometteranno seriamente i territori riducendo in maniera significativa anche le aree produttive a livello agricolo. L’innalzamento dei mari e l’acidificazione degli oceani determineranno influenze negative anche sulla biodiversità, favorendo dunque l’estinzione di moltissime specie marine e non. Ecco dunque che di riflesso, anche i cambiamenti climatici in Italia influiranno inevitabilmente anche sulle produzioni alimentari, pregiudicando in maniera molto seria anche l’approvvigionamento di moltissimi cibi oggi comuni.

Cibo e cambiamenti climatici: quali sono i rischi

Tra gli alimenti più a rischio, complici i cambiamenti climatici compare il caffè, proprio perché la siccità, così come le condizioni meteorologiche estreme, influiranno negativamente, già dai prossimi decenni sull’agricoltura, riducendo sensibilmente il rendimento delle colture con conseguente aumento della volatilità dei prezzi. Si stima quindi che la produzione di caffè entro il 2050 ne esca dimezzata con conseguenze catastrofiche dato che  attualmente risulta il prodotto più scambiato nel mondo, secondo solo al petrolio.

Esattamente come il caffè, anche il cioccolato sarebbe a rischio: il cacao predilige un clima umido e zone ombreggiate e fresche, tuttavia secondo un recente studio condotto dal Centro internazionale per l’agricoltura tropicale, un incremento della temperatura potrebbe compromettere le aree di produzione di cacao presenti in Africa occidentale rendendole eccessivamente calde per continuare a coltivarne le fave entro il 2050. Anche in questo caso qualora non si corresse ai ripari attraverso adeguate misure preventive, i prezzi subirebbero un aumento esponenziale.

Il cambiamento climatico potrebbe inoltre influire anche sulle coltivazioni di orzo, rendendo alimenti quali la birra quasi inaccessibili. A rischio anche le produzioni di tè, seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua, questo poiché le regioni di coltivazione potrebbero diminuire in alcune parti del mondo fino al 40-55% nei prossimi decenni, impenendone la produzione specie per quanto riguarda i prodotti di fascia alta.

Come correre ai ripari arginando tale problema? Dall’Inghilterra semprerebbe arrivare la risposta attraverso una proposta di legge ancora in fase di approvazione che vedrebbe la tassazione della carne, complice l’insostenibile peso dell’allevamento intensivo specie dei bovini per quel che concerne l’emissione di gas a effetto serra. In questo modo sarebbe possibile ridurne più facilmente i cosumi e conseguentemente le emissioni di CO2 date dalla produzione e dall’allevamento cosiì ampiamente diffuso nella regione.

Un piccolo passo, ma solo intervendo in maniera diretta sulle cause è possibile tentare di arginare un serio problema che rischia di pregiudicare in maniera significativa anche la nostra alimentazione.