Vegano: uno stile di vita alimentare in crescita, ecco tutto ciò che c’è da sapere

Il modo più semplice per spiegare chi è un vegano è  utilizzare la frase di un poeta che dice: “Il vegano è colui che mangia tutto senza mangiare nessuno”!

I vegani infatti sono coloro che eliminano dalla propria alimentazione tutti i cibi di origine animale, principalmente per un motivo etico. Questa scelta però non si limita soltanto alla tavola ma anche a tutto ciò che gira intorno alla vita di una persona, acquistando quindi abbigliamento che non sia di seta, pelle, lana, prodotti testati su animali ed evitare di avere un impatto ambientale massiccio.

Cosa mangia e non mangia un vegano

Nella cucina di un vegano sono sicuramente molti gli ingredienti di uso comune che mancano.

Qui non troverete mai della carne e del pesce, ovviamente, così come il latte e tutti i suoi derivati. L’elenco però è appena iniziato perché, purtroppo, sono davvero tantissimi i cibi di origine animale. Oltre al miele ad esempio, di cui conosciamo bene la derivazione, ci sono poi tutte quelle sigle che nei cibi confezionati corrispondono al colorante, alla cera ed alla gelatina che si ottiene grazie agli animali.

A questo punto, sbagliando, starete pensando che la cucina vegana sia priva di varietà!

Pasta, cereali, derivati della soia, verdure, frutta secca e semi oleosi sono infatti solo una parte di ciò che non manca mai nell’alimentazione vegana.

I cibi vegani poco etici

Un errore che capita molto spesso però è quello di credere, a prescindere, che il cibo vegano sia etico.  Certo non uccidere animali lo è senz’altro, ci sono però altri aspetti importantissimi da non perdere mai di vista.

Soia

La soia ed i suoi derivati sono uno dei cibi più utilizzati dai vegani. Non tutti però sanno che in Argentina, per coltivarla, si distruggono circa otto milioni di ettari della foresta pluviale ed in Brasile, in appena 40 anni, sono spariti l’equivalente di Italia e Germania messi insieme. Il fattore più drammatico però è la mancata produzione di ossigeno che la foresta pluviale genera, ovvero il 30% a livello mondiale.

Avocado

Di sicuro avrete già sentito qualche polemica legata alla coltivazione dell’avocado, amato ed esportato in tutto il mondo. Quello che c’è dietro la produzione di questo frutto è davvero sconvolgente! Sapevate che per 1 kg di avocado servono ben 540 lt di acqua? In California, anche per questo motivo, ci sono periodi di siccità ed in Messico invece le piantagioni richiedono una deforestazione di 700 ettari circa ogni anno. Senza tralasciare che le falde acquifere sono ormai inquinate per il grande quantitativo di fertilizzanti e pesticidi impiegati per la produzione.

Quinoa

Coltivata in linea generale in tutto il Sud America ma principalmente in Perù e Bolivia, la quinoa un tempo era alla base dell’alimentazione di questi popoli mentre oggi è considerata praticamente un bene di lusso. In Perù infatti ha superato il costo del pollo, hamburger precotti, merendine ed è persino quattro volte più cara del riso, il suo prezzo è  infatti di 10 soles (ovvero 2,70 euro). Non è assolutamente un caso se l’Unicef ha dichiarato che i bambini peruviani sono i più colpiti dalla malnutrizione infantile. Non va meglio in Bolivia, come accennavamo, dove la quinoa ha raggiunto il prezzo di 3,000 euro alla tonnellata.

Latte di Mandorle

Ad essere buono è buono, peccato però che per produrre una sola mandorla servono almeno 4 litri di acqua. A subire maggiormente i danni di questa coltivazione è la California, dove si produce l’82% delle mandorle di tutto il mondo (ovvero 950.000 tonnellate all’anno) e dove quindi vanno a crearsi danni seri alla flora ed alla fauna dovuti alla grande siccità. Ora avrete sicuramente capito perché il prezzo di questo latte negli ultimi anni non è raddoppiato ma addirittura triplicato!

Anacardi

Il 60% degli anacardi che trovate in commercio arrivano dall’India meridionale, dove la conta dei danni viene fatta sulle persone più che sull’ambiente. Costrette a lavorare 10 ore al giorno, le donne indiane rompono i gusci iteri degli anacardi restando sedute sempre nella stessa posizione e, peggio ancora, bruciandosi letteralmente la pelle con l’acido anacardico che ne fuoriesce. Non è migliore la situazione in Vietnam, dove a coltivare il restante 40 % degli anacardi mondiali sono soprattutto i tossicodipendenti in fase di recupero. Questa persone devono assolutamente mantenere il ritmo di 6 secondi per l’estrazione di ogni anacardo, altrimenti vengono sottoposti a torture con elettroshock, isolamento, privazione di acqua e cibo oppure percossi con bastoni chiodati. Due storie drammatiche!

Quello che non tutti sanno del cibo non-vegano

Così come siamo riusciti a sconvolgervi spiegandovi alcune cose del cibo vegano, siamo certi che lo faremo ancora parlandovi di quello non-vegano.

Diciamo la verità, oggi i vegani sono particolarmente attaccati un po’ da tutti per i problemi ecologici e lo sfruttamento di persone legato alla coltivazione dei cibi più utilizzati nella loro alimentazione. A tantissimi però sfugge un “piccolissimo” particolare, ovvero che è facile parlare di soia, avocado, quinoa, latte di mandorle ed anacardi, ma perché nessuno parla dei pomodori? Dietro la produzione di uno degli alimenti più utilizzati (il pomodoro appunto) c’è un enorme giro di sfruttamento eppure sono ben pochi a parlarne. Oppure la soia, di cui il 75% della produzione è utilizzata come mangime negli allevamenti e della produzione di carne che ha un massiccio impatto sull’ambiente. Quello che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare è che i problemi etici non sorgono soltanto con il cibo vegano ma anche a quello non-vegano, legati tutti da un sistema economico colpevole di tutto questo.

La migliore scelta alimentare

La migliore scelta alimentare alla fine, che via vegana o non, è quella consapevole. Acquistare minor numero di carne o non acquistarla affatto, così come prediligere cibi non trattati con pesticidi o che non necessitano di abbondante acqua nella loro produzione è il primo passo verso una dieta più etica. Sono davvero tantissime le aziende che mettono in commercio prodotti ecologicamente e socialmente idonei a chi vuole intraprendere questa strada, basta semplicemente informarsi accuratamente.