Vino Igp: cosa cambia da luglio 2022? Vediamo insieme tutto

È partito il conto alla rovescia per l’applicazione delle nuove norme europee che riguardano il vino IGP, anche se il Ministero italiano delle politiche agricole e forestali ha concesso un po’ di tempo in più ai produttori, spostando al 14 luglio il termine per adeguarsi a quanto previsto da Bruxelles. Cerchiamo però di capire qualcosa in più su questo provvedimento, su ciò che comporta e sugli impatti che può generare sul comparto del vino IGP, una rilevante componente della filiera vitivinicola italiana.

Vino IGP, le disposizione comunitarie

Il giro di vite (piccolo gioco di parole) è determinato dal Regolamento Ue n.2021/2117 del Parlamento europeo, approvato dal Consiglio il 2 dicembre 2021 ed entrato ufficialmente in vigore lo scorso 7 dicembre, che sancisce una rilevante novità per la produzione dei vini riconosciuti a marchio IGP.

Per la precisione, le nuove regole impongono che avvenga all’interno della zona di produzione delimitata di una IGP anche la produzione o vinificazione di un limite massimo del 15% delle uve derivanti da vigneti ubicati al di fuori di tale zona.

Come sappiamo, il marchio IGP identifica i prodotti agricoli o alimentari a cui l’Unione Europea riconosce una particolare qualità, reputazione o un’altra caratteristica che dipendono dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un territorio specifico. La presenza del contrassegno IGP su un prodotto consente immediatamente al consumatore di sapere che l’alimento ha un legame speciale con il territorio di appartenenza.

vino rosso igp

Cosa cambia con le nuove regole

La modifica introdotta dal nuovo Regolamento europeo rischia di avere un impatto problematico per i produttori di vino IGP, che in precedenza avevano facoltà di vinificare una quota massima del 15% delle uve fuori dalla zona di appartenenza del marchio.

Le ultime norme, invece, impongono che anche la produzione o vinificazione delle uve derivanti da vigneti ubicati al di fuori della zona delimitata di una IGP, compresa quindi la percentuale massima del 15%, debba avvenire all’interno dell’ara riconosciuta, e ciò ha fatto alzare la preoccupazione della filiera vitivinicola rispetto ai possibili (e considerevoli) danni economici.

Quando entra in vigore il provvedimento

Proprio per rispondere alle ansie dei produttori vitivinicoli, costretti a cambiare le tradizionali procedure e a fare i conti con le nuove imposizioni comunitarie, il Mipaaf italiano ha acconsentito a prolungare il periodo di adeguamento, accordando una fase di transizione che scadrà il 14 luglio 2022, data di fine dell’attuale campagna vendemmiale.

Come ha spiegato alla stampa Gian Marco Centinaio, sottosegretario del ministero, con il provvedimento “abbiamo cercato di dare una risposta alle preoccupazioni della filiera, che aveva chiesto di poter disporre di un periodo congruo che consentisse il graduale adeguamento alle nuove norme”, aggiungendo che questo accordo è solo “un primo passo per sanare le criticità che ci sono state segnalate da tutto il mondo vitivinicolo”.

Quanto pesa il vino IGP nel panorama italiano

Per comprendere la portata di questo provvedimento – e le preoccupazioni dei protagonisti della filiera vitivinicola – possiamo analizzare il peso del segmento IGP all’interno del panorama italiano del vino.

Stando ai dati di “Cantina Italia”, un report periodo realizzato dal Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (Icqrf), il segmento IGP rappresenta attualmente circa il 28% del totale del vino italiano presente in cantina, mentre il 50,3% è rappresentato da vino DOP, con i vini varietali che costituiscono l’1,3% del totale e il rimanente 20,4% rappresentato da altri vini.

Si tratta in larga maggioranza di vino detenuto nelle regioni del Nord – 55% del totale, con prevalenza del Veneto – e le giacenze di vini a Indicazione Geografica sono molto concentrate, con appena 20 denominazioni sulle 526 totali che contribuiscono al 57,5% del totale delle giacenze.

Tra gli stock di vini IGP con le maggiori quantità ci sono Puglia Igp (6,2% di tutte le scorte enoiche nazionali e 2,9 milioni di ettolitri), Terre Siciliane Igp (3,9% e 1,8 milioni di ettolitri), Salento Igp (3,4% e 1,6 milioni di ettolitri), Toscana Igp (3,1% e 1,5 milioni di ettolitri) e Veneto Igp (3% e 1,4 milioni di ettolitri).