Sei foodie o cuisinomane? Le 10 nuove parole della cucina

Avrete anche voi quell’amico appassionato di cucina che vi invita ogni sabato sera per farvi fare da cavia… ehm per assaggiare le sue prodezze gastronomiche, condite non solo con sale e olio ma con nuovissimi termini culinari di cui lui fa sfoggio con aria saputa. Se vi state chiedendo da dove tiri fuori certe parole, forse dovreste aggiornarvi. Il linguaggio gastronomico conosce sempre nuovi termini: molti di essi sono già entrati a far parte di dizionari ed enciclopedie.

Potreste stupire tutti con la vostra approfondita (?) conoscenza dei neologismi gastronomici: per cui il vostro amico futuro concorrente di Masterchef è un foodie, ovvero un buongustaio, e al prossimo invito gli direte “Cos’hai preparato? Sono hangry!”, ovvero siete tanto affamati da diventare aggressivi (fusione di hungry, affamato, e angry, arrabbiato). Se proprio volete fare i raffinati, direte che è un cuisinomane (è la stessa cosa di foodie ma siccome è una parola francese, fa molto chic). Se conoscete qualche vegano, in un momento di noia potreste intrattenerlo narrandogli della disputa legale tra l’azienda produttrice della maionese e la start-up che produce la versione vegana, la cosiddetta Mayo: la maionese senza uova ha spopolato e questo alla multinazionale non è piaciuto nemmeno un po’.

Il giorno in cui deciderete di vivere solo di alimenti che non influiscono sui cambiamenti climatici, sarete diventati climatariani: cibo km zero, niente manzo e nessun prodotto industriale. Praticamente vivrete di verdura del vostro orticello e acqua (scherzo).
Niente paura, ci sono anche termini che conoscete sicuramente: confermate le parole butter cookies per i biscottini al burro olandesi diffusissimi negli USA, e i piecaken, ovvero un complicatissimo dessert stratificato composto da 3 diversi dolci (potreste mettere alla prova quel vostro amico così bravo a spadellare…). Se siete maniaci di Instagram, sarete felici di sapere che esiste una parola persino per la moda di fotografare il cibo: si chiama Foodspo (leggermente più elegante di food porn) e deriva dal termine inspo che nello slang del web significa ispirazione.

Ora dell’aperitivo? Nei paesi anglosassoni l’ora perfetta per farsi una birra o un bicchiere di vino è detta beer o’clock o wine o’clock, un altro termine interessante che conferma quanto gli inglesi siano più avanti di noi in fatto di alcol (solo in quello dato che non hanno il bidet). Quando vi servono una tazza di una bevanda bollente al bar chiedete uno zarf: è una specie di collare di cartone che avvolge la tazza per non scottarsi le dita. Chiaramente nessuno saprà minimamente di cosa stiate parlando e voi vi sentirete piacevolmente acculturati, per una volta.
Nella vostra vita, non potete non visitare un cat cafè, se siete amanti del gatti. Si tratta di bar dove i gatti girano liberamente, come risposta ai divieti nelle grandi città di tenere animali in appartamento. Stupendi se amate i gatti, un po’ meno se siete allergici; per ora ce ne sono a Tokio, dove è nato il trend, a Manhattan e a Torino. Se nel vostro paesello non esistono, potreste aprirne uno…