Posate a base di grano, cioccolato ed alghe per ridurre l’uso della plastica: vi raccontiamo tutto

La geniale idea arriva da un giovane chimico indiano, Narayana Peesapaty.

Dopo aver raccolto quasi 300 mila dollari (in appena due mesi) con una campagna di crowdfunding su Kickstarter, Peesapaty ha creato la “Bakeys”, ovvero una start-up che produce cucchiai commestibili.

Gli ingredienti di queste speciali posate sono la farina di grano, riso e sorgo, con la versione dolce in cui c’è lo zucchero e quella salata in cui c’è l’aggiunta di pepe e spezie varie. Adatte anche ai vegetariani ed ai vegani (con certificazione Halal), sono in via di sperimentazione ora quelle prive di glutine per chi ha problemi di celiachia.

In India ne sono state vendute già oltre un milione e mezzo!

Si perché a beneficiarne non sono soltanto le nostre papille gustative ma anche l’ambiente. Basta pensare che per produrre 100 cucchiai biodegradabili è necessaria la stessa energia utilizzata per produrne uno soltanto in plastica, riducendo anche il consumo di acqua. Qualora non dovesse piacere il loro sapore, resta comunque vantaggioso anche lo smaltimento. Le posate biodegradabili sono infatti un ottimo compost organico per concimare e possono essere gettate tranquillamente nella sezione umida, dove saranno smaltite in appena 10 giorni.

In Italia

Forse non tutti lo sanno ma in Italia non siamo rimasti a guardare!

Gustosi cucchiaini a base di cacao vengono prodotti e venduti in vari negozi. C’è poi chi preferisce farli da sé, aromatizzando i propri cucchiaini secondo il proprio palato ed utilizzandoli poi per mescolare il tè o il caffè. Niente di complicato, basta soltanto acquistare gli stampi in un negozio per prodotti di pasticceria oppure facendo un comodissimo ordine on-line.

Non solo posate biodegradabili

Oltre alle posate commestibili ci sono però anche i piatti e bicchieri.

Si chiama “Pappami” il progetto tutto italiano di leggerissimi piatti biodegradabili (parliamo di circa 50 grammi) che non andranno lavati o smaltiti ma soltanto mangiati. Possono essere utilizzati sia nel microonde che nel freezer e costano circa 30 centesimi al pezzo.

Do Eat” è il nome invece dei piattini commestibili a base di acqua, fecola di patate ed acqua, mentre “Jelloware” è quello dei bicchieri a base di alghe. Anche la pellicola per alimenti è ormai commestibile, grazie al progetto “Wikipearl”.

Perché ridurre l’uso della plastica

La plastica è uno dei materiali più inquinanti che esistano.

Molti di noi neppure se ne rendono conto che c’è un vero e proprio abuso di plastica nella vita quotidiana, soprattutto in cucina. Posate, bicchieri, piatti ma anche sacchetti e capsule del caffè, il loro recupero non è mai possibile al 100% e l’Italia è tra i Paesi che maggiormente utilizza plastica nella ristorazione.

Ma dove finisce?

Si stima che ogni anno siano tra l’1,15 e i 2,41 milioni le tonnellate di plastica che finiscono in mare, trasformate in micro parti che penetrano nel plancton e che entrano (inevitabilmente) nella nostra catena alimentare.

E’ soprattutto per questo motivo che l’Unione Europea ha chiesto concreti provvedimenti a tutti gli Stati membri, da lì l’introduzione nei supermercati italiani, dal 1 gennaio 2018,  dei sacchetti biodegradabili a pagamento.

 

Volendo possiamo ridurre l’uso della plastica notevolmente senza alcun sacrificio, anzi!