La differenza tra astice e aragosta? Impariamo a riconoscerle

Astice o aragosta? Non sembrano esserci particolari motivi per confondere questi due crostacei, che appartengono a due famiglie diverse e hanno (almeno) quattro evidenti peculiarità distintive: eppure, sono ancora in tanti a non conoscere la differenza tra astice e aragosta, motivo per cui ci lanciamo in questo approfondimento alla scoperta dei tratti principali che non ci faranno cadere in errore. E no, l’astice non è il maschio dell’aragosta, come pure sostiene una sorta di leggenda metropolitana (in realtà, una vera e propria cantonata alimentare).

Che cosa sono astice e aragosta

Iniziamo quindi con il definire bene l’argomento di questo articolo, e quindi a spiegare cosa sono astice e aragosta.

Questi due crostacei decapodi, apprezzatissimi come specialità gastronomiche, appartengono come detto a due famiglie differenti di “abitanti del mare”: l’astice fa parte del genere Homarus, mentre invece l’aragosta fa parte della famiglia dei Palinuridi. Tassonomicamente, spiegano gli esperti, la distanza che c’è tra queste due specie è la stessa che c’è tra un cane e un gatto.

Astice e Aragosta … come cane e gatto

Altro che marito e moglie, quindi! Astice e aragosta sono fortemente diversi, e basta scoprirne le specifiche caratteristiche per rendercene conto.

L’aragosta è un crostaceo che abita i fondali marini di oceano Atlantico e mar Mediterraneo, da anni ormai inserito come specie protetta nell’Appendice III della Convenzione di Berna (che regola la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi di Europa) a causa del concreto rischio di estinzione, provocato soprattutto dalla pesca indiscriminata del passato per gli utilizzi alimentari e culinari.

La specie più famosa si chiama “aragosta mediterranea”: può raggiungere una lunghezza di mezzo metro e pesare fino a otto chili, ma soprattutto sopravvivere fino a raggiungere gli 80 anni, cambiando il carapace anche 100 volte nella fase di crescita progressiva.

L’astice invece è un crostaceo che vive sulle rocce sottomarine, in genere tra profondità comprese tra 50 e 150 metri; la specie più comune nelle nostre zone è Homarus gammarus o astice europeo (ritenuto più saporito e pregiato dell’astice americano), che si trova nelle zone orientali dell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Mar Baltico.

L’astice ha dimensioni medie ridotte: gli esemplari comuni misurano dai 30 ai 40 centimetri, ma in alcuni casi può raggiungere il mezzo metro di lunghezza.

I tratti in comune tra astice e aragosta

Prima di andare a scoprire in dettaglio le tante differenze tra questi crostacei, cerchiamo di capire perché si crea la confusione, e quindi quali possono essere gli elementi in comune che fanno nascere la difficoltà nel riconoscere e distinguere correttamente le due specie.

Innanzitutto, una possibile fonte di ambiguità arriva dalla lingua inglese, spesso mutuata nelle attività di ristorazione anche da noi, dove il termine lobster si riferisce indistintamente ad astici e aragoste; in realtà, questa è solo una traduzione approssimativa, in quanto l’aragosta – più precisamente – si indica con l’espressione spiny lobster.

Qualche possibile elemento di confusione arriva anche da un esame molto rapido e superficiale dei due crostacei: a prima vista, infatti, la forma generale, la struttura dura dei carapaci e la presenza di esoscheletro può far pensare almeno a una familiarità. Aggiungiamo, poi, che entrambe le specie hanno lunghe antenne, cinque paia di zampe e un’appariscente coda a ventaglio.

Ma forse il fattore principale della mancata distinzione è l’aspetto gastronomico: astici e aragoste hanno carni molto gustose e ricercate, e quando sono cotti i carapaci appaiono in entrambi i casi di colore rosso.

Gli elementi di differenza tra astice e aragosta

Accanto a questi pochi tratti in comune, però, ci sono differenze molto più numerose e rilevanti.

In particolare, il corpo dell’aragosta è lungo e affusolato, che ricorda quello di un gambero di grandi dimensioni, e non presenta chele; lungo il corpo si trovano svariate spine di forma conica, che servono come difesa dai predatori, e dalla parte anteriore (la testa, per così dire) fuoriescono due antenne giallastre striate di rosso, più lunghe del corpo. Importante è anche notare che il colore dell’aragosta viva può variare dal rosso brunastro al viola brunastro, diventando rosso solo dopo la cottura.

Al contrario, l’astice presenta un corpo molto robusto, di colore piuttosto scuro: nella specie americana (venduta comunemente anche in Europa, soprattutto come prodotto surgelato) ha tonalità marroncine, con striature giallastre, mentre l’astice europeo presenta delle sfumature bluastre (più rari e pregiati sono gli astici blu interamente). Anche in questo caso, dopo la cottura diventa del caratteristico colore rosso.

La maggiore peculiarità è la presenza di due chele, di dimensioni diverse: la prima, più grande, serve al crostaceo per attaccare le prede e romperne il guscio, mentre la seconda, piccola dentellata, permette di estrarre il nutrimento. Inoltre, ha due paia di antenne, anche queste di dimensioni differenti.

Astice e aragosta, le differenze in cucina

Anche se il procedimento di cottura è simile – e, secondo recenti approfondimenti scientifici, non è vero che immergendo i crostacei vivi in acqua bollente non sentano dolore – anche il gusto finale di queste due specialità è molto diverso.

Il sapore dell’aragosta è dolce e delicato, con una polpa di consistenza soda ma soffice, che si presta bene alla preparazione di piatti raffinati. Invece, l’astice ha un gusto più deciso, con carni compatte ed elastiche che danno “spessore” ai piatti, come nel caso delle celeberrime linguine con astice.

L’analisi nutrizionale ci rivela che le carni di aragosta sono ricche di proteine, vitamine, calcio, potassio e fosforo, e soprattutto hanno un basso apporto calorico e di colesterolo e un elevato contenuto di acidi grassi Omega 3, e sono quindi indicate per ogni tipo di dieta.

La carne dell’astice è invece ricca di proteine dall’alto valore biologico, sali minerali preziosi, come il potassio e il fosforo, e vitamine; inoltre, non ha carboidrati e contiene pochi lipidi, anche se presenta un alto quantitativo di colesterolo.

Infine, l’ultima differenza tra astice e aragosta sta nel prezzo: l’astice è più economico e solitamente ha un costo di 30-40 euro al kg; l’aragosta, al contrario, costa mediamente intorno ai 50 euro al chilo e oltre, anche perché, come detto, è una specie protetta e la sua pesca segue una regolamentazione molto stringente (che, quindi, ne limita la disponibilità).