Dal lievito a caffè e farina, gli alimenti scaduti da buttare subito e perché

Ci risiamo, purtroppo: questa parte finale del 2020 somiglia da vicino ai mesi primaverili in gran parte d’Italia, con varie forme – più o meno attenuate – di lockdown e misure restrittiveper cercare di arginare la seconda ondata di contagi da Covid-19. Inevitabili gli effetti anche sulle nostre dispense, per così dire protagoniste della “fase 1” in cui abbiamo imparato a fare la spesa per due settimaneo a rifornirci solo di alimenti e ingredienti che durano di più: ma cosa fare se ci accorgiamo che alcuni cibi hanno superato la data indicata per il consumo e quali sono le possibili conseguenze alla salute? Scopriamo insieme come gestire gli alimenti scadutiche troviamo in dispensa.

Alimenti scaduti in dispensa, ecco cosa fare

C’è una prima rassicurazione da fare: i cibi che citeremo non sono “pericolosi”per la salute anche se consumati dopo che il termine per la scadenzaè ormai superato, e questo focus non si concentra sulla loro salubrità. Il problema sta nelle possibili conseguenze negative che l’uso del contenuto di quelle confezioni scadute può avere sull’aspetto, sul gusto e sull’efficaciadelle nostre preparazioni, che vale anche per le ricette più semplici e collaudate. Dal caffè al lievito di birra, ci sono almeno otto prodotti che abbiamo comunemente in dispensa e che rischiamo di “dimenticare”, ma che, per il bene dei nostri menu,sarebbe meglio gettareuna volta scaduti.

Cosa fare con la farina

Ricordiamo tutti le difficoltà nel trovare la farina sugli scaffali dei supermercatia marzo e il timore di rivivere quelle situazioni ha portato in tanti a fare “incetta” di confezioni sin da ora, per evitare di restarne privi. Tuttavia, la farinaè un prodotto molto delicato, che dura pochi mesi mesi se di tipo integrale e qualche mese in più se di tipo bianco (farina 0 e 00): superato questo periodo, il sapore inizia a diventare stantioo addirittura rancidoe, se non conservata adeguatamente, la confezione rischia di diventare popolata di farfalline e filamenti.

Per questo, gli esperti suggeriscono di conservare la farina in frigodopo l’apertura (rinchiusa in un contenitore di vetro a chiusura ermetica) o addirittura di sigillare la farina in buste sottovuoto, da riporre nel freezer o semplicemente a temperatura ambiente, al riparo da luce e fonti di calore. Questo “trattamento” vale anche per la più delicata farina di tipo integrale, che contiene più nutrienti (soprattutto acidi grassi) ed è quindi più facilmente deperibile.

Come gestire il lievito di birra

Del lievito di birraabbiamo parlato davvero tanto, nei mesi passati! In generale, sappiamo che, fresco o in polvere, il lievitoè un alimento vivoe che sono se è ancora attivo può dare effetti e risultati soddisfacenti alle nostre preparazioni: quando è troppo vecchio, scaduto ormai da molto o magari non conservato bene, sarà praticamente impossibile riuscire a ottenere del pane ben lievitato o una pizza a regola d’arte.

I pacchetti chiusi di lievito confezionato si possono mantenersi anche per un anno a temperatura ambiente, ma una volta aperti andrebbero consumati entro al massimo un paio di masi, per gli effetti negativi dell’esposizione all’aria. Prima di gettar via il lievito che abbiamo conservato, però, c’è un piccolo truccoche possiamo usare per controllare se l’agente lievitante funziona ancorae quindi l’alimento è vivo, ovvero aggiungere un pizzico di lievito in acqua dolce calda, non bollente, e mescolare un po’: se si produce schiuma in superficie, il nostro lievito è ancora attivo.

Capire se il bicarbonato è ancora attivo

Simile è il comportamento del bicarbonato, che rischia di perdere potenza se conservato troppo a lungo: ciò non significa che diventi nocivo per la salute, ma che non avrà lo stesso effettoiniziale. Questo può essere un problema soprattutto se intendiamo utilizzarlo come agente lievitanteper torte e dolci, che resteranno bassi e ben poco soffici. Meglio allora gettarlo via, soprattutto se sono passati oltre sei mesi dall’acquisto.

Lenticchie e spezie non durano in eterno

Pur essendo alimenti a “lunga conservazione”, anche le lenticchie secchenon durano in eterno e, soprattutto se non le conserviamo in modo e luogo adeguati (posto fresco, rigorosamente non umido), rischiamo di ritrovarci con un prodotto dal marcato sapore acidulo, dovuto proprio all’effetto dell’umidità. Il suggerimento è di consumare le lenticchie secche entro un anno dal loro acquisto.

Ancora più breve dovrebbe essere la vita in dispensa delle spezie, che già a distanza di 3 mesi dall’acquisto iniziano a perdere in modo progressivo l’intensità di sapore che le contraddistingue, soprattutto se macinate e in polvere. Il primo indicatore per sapere se le nostre spezie sono ancora “in forma” è controllare il colore: se abbiamo curry o curcuma che non sono più brillanti come in origine, anche il loro aroma sarà inevitabilmente perso e degradato.

Riso, un alimento a lunga conservazione

In genere, le confezioni di risosono ben protette – spesso sottovuoto – e il prodotto dura a lungo, senza rischi anche se superiamo la data di scadenza. Differente è il caso del riso in confezioni aperte, che andrebbe consumato il più velocemente possibile: la superficie del riso infatti cambiae richiede sempre più tempo per cuocere e assorbire acqua. I rischi sono sempre e solo relativi all’effetto sulle ricette e soprattutto i risotti sono messi a “repentaglio” dall’uso di riso aperto da tempo, che perde molta della sua classica cremosità.

Come far durare più a lungo l’aceto

Anche l’acetoè un ingrediente vivo e ricco di microrganismi, e per le sue caratteristiche non può andare a male; è però vero che può fermentare e sviluppare la “madre”, vale a dire un accumulo di lieviti di consistenza viscida che però è completamente innocua, o ancora scoloriree, in particolari casi, cambiare profilo aromatico e sviluppare sedimenti. Una possibile soluzione è quella di conservare gli aceti in frigorifero sin dopo l’acquisto, perché il freddo ne rallenta la fermentazione senza intaccare le loro proprietà.

Il caffè, un alimento delicato

Come tutte le polveri, anche il caffèè un alimento molto delicato e facilmente deteriorabile: già dopo la macinazione infatti inizia a perdere nutrienti e intensità di sapore, e l’invecchiamento ha effetti negativi sulla sua resa.

Bisogna quindi assumere alcune accortezze per conservarlo al meglio dopo aver aperto la confezione sottovuoto, lasciandolo preferibilmente nel sacchetto originale (che blocca anche la luce) o travasandolo in contenitoriappositi, da riporre anche in frigo, al fresco e al buio.