Guida Michelin, svelate le stelle dell’edizione 2019: ecco chi sale e chi scende

Un nuovo chef meritevole delle tre stelle, tanti nuovi ingressi e anche qualche penalizzazione: il tradizionale appuntamento con le anticipazioni contenute nella nuova Guida Michelin 2019, giunta alla edizione numero 64, consente di fare un punto sullo stato di salute della gastronomia e della cucina italiana. E il risultato sembra essere davvero positivo.

Uliassi a Senigallia nuovo ristorante Tre Stelle Michelin

La prima notizia che arriva dalla presentazione della Guida Michelin 2019 è di grande rilievo: l’Italia infatti conquista il decimo ristorante “Tre Stelle” grazie a Mauro Uliassi, chef dell’omonimo locale di Senigallia, che ha conquistato l’ambito riconoscimento, che lo pone nel ristretto gotha dell’altissima ristorazione tricolore e lo pone nella scia dell’altoatesino Norbert Niederkofler, che l’anno scorso aveva conquistato parimenti le nuove stelle Michelin. Grazie a questo risultato, l’Italia resta la seconda nazione più stellata del mondo dopo la Francia, ma soprattutto vanta l’8 per cento di tutte le Tre stelle Michelin dell’intero mondo: sono infatti 30 le guide Rosse, dall’Europa agli Usa e agli Stati orientali.

I 10 ristoranti a Tre Stelle Michelin in Italia

Il trionfo di Uliassi è stato accolto con un boato dalla sala, a riprova della stima e della simpatia di cui gode tra colleghi e addetti ai lavori lo chef, che ha aperto i battenti del suo ristorante nel 1990 insieme alla moglie Catia. La cerchia dei ristoranti italiani con tre stelle Michelin è dunque così composta, allo stato attuale: Heinz Beck, La Pergola, a Roma; Massimiliano Alajmo, Le Calandre a Rubano (Padova); Enrico Crippa, piazza Duomo a Alba (Cuneo); Nadia e Giovanni Santini, Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio (Mantova); Niko Romito, Reale a Castel di Sangro (L’Aquila, che resta il tre stelle più a Sud d’Italia); Massimo Bottura, Osteria Francescana a Modena; Annie Feolde e Riccardo Monco, Enoteca Pinchiorri a Firenze; Chicco Cerea a Brusaporto (Bergamo) e Norbert Niederkofler, St.Hubertus a San Cassiano (Bolzano), cui si aggiunge appunto Uliassi a Senigallia.

Due nuove stelle per Cannavacciuolo, Cracco resta a secco

Ma il panorama gastronomico del Belpaese ha anche altre ragioni di gratificazione: ci riferiamo in particolare alle giovani leve che guidano la pattuglia delle nuove stelle “singole”, che quest’anno sono ben 29, compensando il fatto che non ci sono state promozioni a Due Stelle (decisione che ha comunque creato del malcontento, perché molti locali erano accreditati per il “raddoppio”). Tra i professionisti della cucina probabilmente più delusi c’è Carlo Cracco, che non ha ottenuto la nuova stella Michelin per il ristorante inaugurato nei mesi passati presso la Galleria di Milano e si deve dunque “accontentare” della storica stella che già possedeva. Va molto meglio al suo ex collega a Masterchef, Antonino Cannavacciuolo, che invece ottiene una stella per il suo Bistrot di Torino e una per quello di Novara, che dunque si sommano alle due stelle Michelin detenute dal suo ristorante principale, Villa Crespi in provincia di Novara.

Chi sono gli chef più stellati d’Italia

Lo chef più stellato d’Italia però resta ancora Enrico Bartolini, che si porta a sei stelle suddivise in cinque ristoranti, grazie al riconoscimento ottenuto dal nuovo locale La Locanda del Sant’Uffizio a Cioccaro, gestita dallo chef Gabriele Boffa. La giuria della Rossa ha anche apprezzato il nuovo progetto di Heinz Beck, storico chef tristellato de La Pergola di Roma, che firma la supervisione del ristorante Saint George affidato a Giovanni Solofra, che porta a casa la prima stella.

I nuovi ristoranti con una stella Michelin

Andando a guardare da vicino le 29 stelle Michelin introdotte dalla Guida 2019 ci sono alcuni elementi da notare; innanzitutto, 7 ristoranti di rilievo sono localizzati al Sud Italia, che quindi conquista consensi nel panorama gastronomico nazionale. Oltre al citato St. George by Heinz Beck di Taormina, la Sicilia conta anche su Sapio di Alessandro Ingiulla a Catania; in Calabria il riconoscimento è andato al Qafiz di Antonino Nino Rossi a Santa Cristina Aspromonte, mentre lo chef Vitantonio Lombardo con il ristorante omonimo attira l’attenzione su Matera. In Campania si aggiungono all’elenco degli stellati il Caracol di Angelo Carannante a Bacoli e la Locanda Severino di Giuseppe Misuriello a Caggiano, in provincia di Salerno (un ritorno gradito per il ristorante, dopo alcuni anni di “penalizzazione”); la Puglia risponde con i Due Camini di Domingo Schingaro a Savelletri e il Bros di Floriano Pellegrino a Lecce, e infine in Sardegna il Confusion di Italo Bassi ad Arzachena entra nel novero ristretto dei “big”. Al Centro Italia compaiono solo (si fa per dire) sette nuove stelle, divise tra Lazio (Casa Iozzia a Vitorchiano; Danilo Ciavattini a Viterbo; il Moma con Andrea Pasqualucci a Roma) e Toscana (La Tenda Rossa con Maria Probst e Cristian Santandrea a Cerbaia; Al 43 dello chef Maurizio Bardotti di Lucignano; Il Giglio, progetto di Stefano Terigi, Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini, a Lucca) a cui si aggiunge l’Abocar Due Cucine di Mariano Guardianelli a Rimini. Più nutrita la schiera delle stelle singole assegnate al Nord Italia, ben 13: si va dall’Harry’s Piccolo di Alessandro Buffa a Trieste ai 12 Apostoli di Mauro Buffo a Cerona fino al Degusto Cuisine dello chef Matteo Grandi a San Bonifacio. A livello provinciale è ottima la performance di Torino, che trova tre nuovi locali stellati: oltre al Cannavacciuolo Bistrot, conquistano spazio anche Spazio 7 di Alessandro Mecca e Carignano di Marco Miglioli.

I 12 ristoranti che hanno perso la stella Michelin

L’edizione 2019 della Guida Michelin riserva però anche delle note amare e dei bocconi indigesti, riservati ai dodici ristoranti che hanno perso la stella Michelin; tra i bocciati di quest’anno fa notizia soprattutto l’Armani di Milano, all’interno dell’omonimo hotel di proprietà dello stilista Giorgio Armani, a cui fanno compagnia i ridimensionati romani (Stazione di Posta, in zona Testaccio; Antonello Colonna, in zona Quirinale, e Magnolia Grand hotel via Veneto) e gli altri localizzati al Nord Italia. Per la precisione, subiscono il declassamento anche due locali in provincia di Imola (San Giorgio di Cervo e La Conchiglia di Arma di Taggia), L’Antica osteria dei Cameli di Ambivere (in provincia di Bergamo), La Clusaz di Gignod (Aosta), il Dopolavoro dell’Isola delle Rose di Venezia, l’Emilio a Fermo e infine l’Ilario Vinciguerra di Gallarate (Varese).