Luxury food: la lista dei cibi più esclusivi in circolazione

Che cosa significa cibo di lusso, o luxury food? Spesso questa espressione torna in articoli e discussioni online, ma il termine lusso può essere ambiguo e, soprattutto, è legato anche al tempo storico: fa infatti riferimento a prodotti alimentari esclusivi, d’élite e costosi, che dipendono anche dalla disponibilità del momento. E quindi, se una volta i luxury food potevano essere la carne, i pomodori o lo zucchero, oggi dobbiamo andare alla ricerca di prodotti di nicchia, realizzati con tecniche particolari: scopriamo insieme una lista degli alimenti più esclusivi e cari al mondo.

Il significato di luxury food

A caratterizzare i luxury food sono quindi fattori quali il prezzo, la disponibilità limitata ed eventuali particolarità del processo di lavorazione, che si aggiungono all’unicità del gusto: questi comun denominatori creano pertanto i cibi di lusso, prodotti d’élite che possono essere consumati raramente e in genere solo da chi “non bada a spese”.

Spesso questi alimenti sono considerati semplicemente stravaganze da ricchi e uno spreco di soldi, e nei nostri articoli passati ne abbiamo già incontrati svariati: la bistecca da 650 euro di Salt Bae; il californiano gelato d’oro a 24k o il pugliese Lo scettro del Re, cono gelato da 70 euro; il prosciutto spagnolo più caro del mondo e così via.

Tutte queste storie rappresentano esempi di luxury food contemporanei: alimenti di lusso, che per costo, sapore, disponibilità, modalità di produzione e manodopera necessaria al trattamento superano la classica funzione necessaria del cibo – il bisogno del nutrimento – per entrare nella sfera dell’esclusività e del desiderio, solitamente da soddisfare a caro prezzo.

Quali sono i luxury food contemporanei

È la curiosità – e non certo l’intento di celebrare questo sfarzo – a muoverci nella ricerca di queste pietanze “per pochi” e decisamente poco democratiche, soprattutto alla luce di studi che certificano le difficoltà di larga parte del mondo sul piano dell’alimentazione e dell’accesso al cibo.

Molti di questi prodotti li conosciamo (e, a volte, utilizziamo in cucina): per zafferano, vaniglia, tartufo, caviale e ostriche sono proprio i quantitativi a contare sul prezzo e a determinare il lusso; in altri casi, come il manzo Kobe o il caffè Kopi Luwak, è la particolare tecnica di produzione che invece influisce sull’effetto luxury e, stando ai fortunati che hanno assaggiato questi cibi, genera un sapore unico e irripetibile.

Le spezie più care del mondo

Zafferano e vaniglia sono due delle spezie più care al mondo, eppure non sempre le associamo al significato negativo di lusso.

Lo zafferano rosso dell’Iran, in particolare, può costare anche più di 40 euro al grammo, meritandosi l’appellativo di “oro rosso”: i motivi di questa esclusività sono la limitata disponibilità della pianta (che fiorisce solo per una o due settimane all’anno in autunno), la difficoltà di raccolta e lavorazione (a mano) e l’estrema laboriosità del processo di produzione. Stando ad alcune stime, per produrre 1 chilo di zafferano sono necessari più di 160.000 fiori, pari a circa 68 Kg, perché ogni fiorellino ha solo tre stigmi – la parte da cui si ricava la spezia.

Il tartufo bianco e le altre prelibatezze d’élite

Per antonomasia, nella nostra cultura gastronomica il luxury food è il tartufo, soprattutto nella varietà bianca, che può arrivare a costare anche 600 dollari l’etto: anche in questo caso, a determinare il costo sono un insieme di fattori, a cominciare dalla prelibatezza gastronomica e dall’intensità di sapore e aroma, per arrivare alla difficoltà di raccogliere questi “funghi sotterranei”, che non possono essere coltivati ma solo cercati e scoperti allo stato selvatico.

È invece diversa la storia di alcuni alimenti del mare, come le ostriche o astici e aragoste: quelli che oggi sono luxury food a pieno diritto, infatti, nei secoli passati erano un alimento comune, se non di cucina povera.

Ad esempio, fino all’inizio del XIX secolo le ostriche erano economiche e rappresentavano una importante fonte di cibo per le classi lavoratrici delle comunità costiere; tuttavia, la pesca eccessiva e l’inquinamento hanno avuto un effetto catastrofico sulla disponibilità di questo mollusco, e la scarsità ne ha fatto aumentare il valore.

Simile l’evoluzione del gradimento (e del prezzo) di astici e aragoste: un tempo, questi crostacei abbondavano sulle coste americane, ma i padri pellegrini giunti dall’Europa guardavano con sospetto a quelli che chiamavano “scarafaggi di mare” e non erano particolarmente propensi a inserirli nella loro dieta. L’affermazione arrivò dalla seconda metà del XIX secolo, quando questi crostacei iniziarono a essere venduti anche sotto forma di cibo in scatola, diffondendosi nell’entroterra e conquistando i palati: di pari passo è aumentata la pesca degli esemplari, che ha provocato una riduzione delle disponibilità naturali e un incremento del prezzo di astici e aragoste, divenute rare e preziose (oltre che pregiate).

Secondo alcune fonti, poi, anche un altro luxury food o vero e proprio cibo da ricchi come il caviale ha un passato “comune”: addirittura, uno studio del New Yorker ha rivelato che in epoca ottocentesca queste uova di storione (o altri pesci) rappresentano una voce regolare dei menù dei galeotti americani, che però non ne apprezzano la (scarsa) qualità e si lamentavano apertamente con la dirigenza, provocando vere e proprie ribellione. Oggi, invece, il caviale è a tutti gli effetti un alimento di lusso, e ad esempio l’Almas, varietà ricavata dagli storioni albini centenari del Mar Caspio, ha un prezzo che può superare i 25 mila dollari al chilo.

Le eccellenze della cucina giapponese

Molti dei luxury food odierni arrivano dal Giappone, una cultura gastronomica ricca di squisitezze fuori dal comune e di costo decisamente non alla portata di tutti.

Il manzo Wagyu ha un prezzo elevato legato al processo di allevamento: per qualificarsi per il marchio Wagyu, le mucche devono essere allevate e alimentate secondo rigide linee guida, con i vitelli che ricevono un’alimentazione speciale per garantire la tipica marezzatura grassa. La carne di Kobe, una delle più pregiate, arriva a costare fino a 500 sterline al chilo in patria.

Anche la pianta di Wasabi ha varietà di lusso (con radice fresca che costa anche 200 euro al chilo), e in tema vegetali vanno ricordate anche altre due specialità: i funghi Matsutake crescono spontaneamente sotto le foreste di pini del Giappone e sono molto rari (fattore che, come detto anche in precedenza, determina spesso un costo elevato), mentre l’anguria Densuke si trova invece soltanto nell’isola di Hokkaido, ha dimensioni ridotte e un gusto molto dolce.

Formaggio e caffè, il lusso si trova anche qui

La nostra panoramica si chiude con un riferimento alle portate conclusive di questo menu di lusso, e quindi formaggi e caffè.

Ci sono molti prodotti caseari di lusso, che costano molto per il delicato processo di produzione (pensiamo anche alle forme nostrane di Parmigiano Reggiano invecchiato oltre i 48 mesi), ma vanno citati due formaggi luxury che utilizzano come partenza un tipo di latte davvero esclusivo.

Parliamo del Pule, la ricotta d’asina della Serbia, che costa circa 1200 euro al chilo per la rarità della materia prima, il latte d’asina (che produce mediamente solo venticinque litri di latte l’anno), e che viene preparata con metodi artigianali e solo su ordinazione; e del formaggio di latte d’alce, prodotto unicamente dalla fattoria svedese Älgens Hus di Christer & Ulla Johansson, situata a Bjurholme, che costa circa 700 euro al chilo.

Arriva invece dalla Thailandia e sfrutta il processo digestivo di un insetto il caffè Kopi Luwak, una bevanda extra lusso che costa circa 3000 euro al chilo.